Chiara JaconisChiara Jaconis

Il Gip di Napoli dispone il rinvio a giudizio per omicidio colposo in concorso nei confronti dei genitori del ragazzo ritenuto responsabile del lancio della statuetta

La morte di Chiara Jaconis, la turista veneta di 30 anni colpita alla testa da una pesante statuetta mentre passeggiava nei Quartieri Spagnoli di Napoli, torna al centro dell’aula di giustizia. A quasi un anno dalla tragedia, è arrivata una delle decisioni più attese dell’inchiesta.

Il Gip del Tribunale di Napoli ha disposto il rinvio a giudizio dei genitori del ragazzo che, secondo gli accertamenti della Procura, avrebbe provocato la caduta dell’oggetto dall’abitazione. Il giovane, che all’epoca dei fatti aveva 13 anni, è stato ritenuto responsabile ma non imputabile in ragione della sua età.

Il processo nei confronti dei genitori prenderà il via il 23 ottobre davanti al giudice monocratico.

L’accusa: omessa vigilanza sul figlio

I due imputati, professionisti molto conosciuti in città, dovranno rispondere di omicidio colposo in concorso per omessa vigilanza.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il frammento di una pesante statuetta raffigurante una divinità egizia precipitò dall’alto, si infranse contro un balcone e uno dei pezzi colpì violentemente Chiara alla testa mentre passeggiava con il fidanzato.

La giovane venne ricoverata in gravissime condizioni e morì due giorni dopo, il 17 settembre 2024, in ospedale.

La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata dalla Procura di Napoli lo scorso aprile.

La difesa continua a respingere ogni accusa

I genitori del ragazzo hanno sempre sostenuto la totale estraneità ai fatti.

Attraverso i loro difensori hanno ribadito più volte che la statuetta non sarebbe di loro proprietà e hanno contestato anche la decisione assunta dal Tribunale per i minorenni nei confronti del figlio.

L’obiettivo della difesa resta quello di ottenere una pronuncia che escluda qualsiasi responsabilità del ragazzo nel merito e non soltanto per la sua non imputabilità legata all’età. A sostegno della loro tesi sono state depositate anche cinque consulenze tecniche di parte.

Sarà ora il dibattimento a esaminare tutti gli elementi raccolti durante l’inchiesta.

Una tragedia che ha segnato Napoli

La morte di Chiara Jaconis ha profondamente colpito non solo la sua famiglia, ma anche l’intera città di Napoli.

Nei mesi successivi alla tragedia, migliaia di cittadini hanno partecipato alle iniziative organizzate per ricordare la giovane turista. Gli ultras del Napoli dedicarono uno striscione con la scritta “Chiara figlia di Napoli”, mentre il Comune le rese omaggio piantando una bouganville nel Parco Viviani, simbolo di resilienza e memoria.

Anche il murale realizzato dallo street artist Juan Pablo Gimenez nei Quartieri Spagnoli è diventato un luogo di raccoglimento per residenti e visitatori. Il volto sorridente di Chiara continua a ricordare una morte che ha lasciato increduli cittadini e turisti.

Il padre: “A Napoli un popolo straordinario, ma vogliamo la verità”

Durante una delle commemorazioni, il padre della giovane, Gianfranco Jaconis, aveva rivolto parole di affetto alla città.

“A Napoli c’è un popolo straordinario”, disse, aggiungendo però che il dolore per la perdita della figlia non potrà mai essere colmato.

“Una cosa le dobbiamo: arrivare alla verità sulla sua morte.”

Con il rinvio a giudizio dei genitori del ragazzo, la vicenda entra ora nella fase processuale. Sarà il tribunale a stabilire se vi siano responsabilità penali per la tragedia che il 15 settembre 2024 trasformò una vacanza a Napoli in un dramma destinato a lasciare un segno profondo nella memoria della città.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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