La frase pronunciata durante il dibattito sul caso Garlasco scatena polemiche immediate, Vespa annuncia le scuse
È esplosa una nuova polemica televisiva attorno al caso Garlasco dopo alcune frasi pronunciate durante l’ultima puntata di Porta a Porta. Al centro delle critiche ci sono le parole della giornalista Concita Borrelli, intervenuta nel corso di un confronto in studio dedicato alla vicenda.
Le dichiarazioni hanno provocato reazioni immediate, prese di distanza in diretta, richieste di chiarimenti politici e l’intervento della Rai.
Ma nelle stesse ore è arrivato anche un nuovo richiamo del Garante Privacy sulla gestione mediatica del delitto di Garlasco.
La frase che ha fatto esplodere le polemiche
Durante il dibattito in trasmissione, Concita Borrelli ha pronunciato una frase destinata a scatenare fortissime reazioni.
“Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi, c’è lo stupro”, ha detto la giornalista nel corso della discussione.
Parole che hanno provocato immediatamente l’intervento della scrittrice e giallista Elisabetta Cametti, collegata in trasmissione, che ha preso le distanze da quanto affermato.
Nel giro di poche ore il passaggio è diventato virale sui social, alimentando indignazione e richieste di scuse.
Le scuse di Concita Borrelli e l’intervento di Bruno Vespa
Dopo le polemiche, la stessa Concita Borrelli è intervenuta su X annunciando l’intenzione di scusarsi.
“Deponete armi e veleni, nemici vicini e lontani, mi scuserò con sincerità nelle sedi opportune”, ha scritto la giornalista.
Anche Bruno Vespa ha fatto sapere che tornerà sulla vicenda nella prossima puntata di Porta a Porta.
“Mi scuserò ovviamente anche io”, ha dichiarato il conduttore all’ANSA.
Nel frattempo la redazione del programma si è detta “rammaricata per quanto accaduto”.
La Rai avvia verifiche dopo il caso
La vicenda ha rapidamente assunto anche un peso politico e istituzionale.
Il Direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, ha infatti avviato verifiche interne per quanto di competenza.
Durissimo anche il commento dei componenti democratici della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che hanno definito le parole pronunciate a Porta a Porta “scandalose e gravissime”.
Secondo gli esponenti Pd, le dichiarazioni avrebbero banalizzato il tema della violenza sessuale risultando offensive nei confronti delle vittime di abusi.
A intervenire è stato anche il consigliere Rai Roberto Natale, che ha ricordato altre precedenti polemiche legate alla stessa opinionista.
“ ognuno di noi sogna lo STUPRO” !! ma vi rendete conto di cosa dobbiamo ascoltare per difendere Sempio ? Cose terribili che non si devono dire MAI !! La #Cametti inorridita prende le distanze e scuote testa👏🏻👏🏻. Questa è #portaaporta su @RaiUno servizio pubblico ? #garlasco pic.twitter.com/lYbFZxA49i
— allegra rei (@AllegraRei) May 15, 2026
Il nuovo richiamo del Garante Privacy sul caso Garlasco
Ma il caso non si ferma alle parole pronunciate in studio.
Nel pieno delle polemiche è arrivato infatti anche un nuovo richiamo del Garante Privacy ai media per il modo in cui viene trattata mediaticamente la vicenda di Garlasco.
L’Autorità è intervenuta dopo la diffusione, da parte della trasmissione Quarta Repubblica, di intercettazioni relative a una telefonata tra Alberto Stasi e il suo ex difensore Angelo Giarda.
Secondo il Garante, si starebbe assistendo a una “continua e morbosa spettacolarizzazione” del caso, con il rischio di oltrepassare il rispetto della dignità delle persone coinvolte.
L’Autorità ha preso atto della rimozione del servizio televisivo ma ha anche fatto sapere che continuerà a monitorare attentamente l’evoluzione della vicenda.
Perché il caso sta facendo discutere
Il delitto di Garlasco continua a essere uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana e ogni nuovo dettaglio mediatico finisce per generare un forte dibattito pubblico.
Ma quanto accaduto nelle ultime ore riapre anche un altro tema: il confine tra approfondimento televisivo, libertà di opinione e spettacolarizzazione della cronaca nera.
Ed è proprio questo il punto che ora rischia di diventare centrale nelle prossime polemiche attorno alla gestione televisiva del caso.

