Sofra Prosperi e Riccardo MinghettiSofra Prosperi e Riccardo Minghetti

Crans-Montana, il bilancio definitivo delle vittime italiane

È stato completato il riconoscimento delle sei vittime italiane della strage di Capodanno al Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. A comunicarlo è stato l’ambasciatore d’Italia a Berna, Gian Lorenzo Cornado, confermando un bilancio che ora viene definito “definitivo” per quanto riguarda i connazionali deceduti nel rogo.

Gli ultimi due nomi accertati sono quelli di Sofia Prosperi, 15 anni, e Riccardo Minghetti, 16 anni. La conferma è arrivata da fonti qualificate ad Adnkronos, dopo le dichiarazioni ufficiali del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Una chiusura formale alle procedure di identificazione che, tuttavia, non chiude il dolore: lo amplifica, dando un volto e una storia all’angoscia che per giorni ha tenuto sospese famiglie, scuole e intere comunità. Erano già stati identificati il sedicenne bolognese Giovanni Tamburi, il sedicenne milanese Achille Barosi, il quasi diciassettenne golfista genovese Emanuele Galleppini, la sedicenne milanese Chiara Costanzo.


Sofia Prosperi, 15 anni: una vita tra Svizzera e Italia

Sofia Prosperi aveva 15 anni e frequentava la International School of Fino Mornasco, nel Comasco. Aveva doppia nazionalità italiana e svizzera, una famiglia di origine romana e viveva a Castel San Pietro, nel Mendrisiotto, un piccolo comune del Canton Ticino dove la notizia della sua morte si è diffusa come un fulmine.

Una comunità di poco più di duemila abitanti, oggi stretta attorno ai genitori, colpiti da un lutto che ha scosso profondamente il territorio. Il padre, Matteo Prosperi, è un manager di primo piano; la madre, riservata, ha chiesto silenzio e rispetto.

La notte di Capodanno Sofia era partita da casa con un gruppo di amici e compagni di scuola. La destinazione: Crans-Montana, dove uno di loro disponeva di una casa di famiglia. Un viaggio organizzato come tanti, per salutare l’anno nuovo tra neve, musica e amicizie.

I quattro ragazzi del Comasco, tutti quindicenni e studenti della International School of Como, sono rimasti intrappolati nel locale in fiamme. Per giorni Sofia è stata tra i dispersi. Poi la conferma: non ce l’ha fatta.

Sui social, soprattutto su TikTok, i messaggi degli amici raccontano uno strappo improvviso: “Tutto questo non ha senso, dovevamo continuare a crescere insieme”.


Riccardo Minghetti, 16 anni: la montagna come seconda casa

L’altra vittima identificata nelle ultime ore è Riccardo Minghetti, 16 anni, studente del liceo scientifico Stanislao Cannizzaro all’Eur, a Roma. Viveva con la famiglia nel quartiere Eur-Laurentino ed era profondamente legato a Crans-Montana, località che frequentava fin da bambino.

La madre è un’ingegnera civile con esperienze professionali anche all’estero; Riccardo, invece, aveva costruito una seconda vita sulle Alpi svizzere: scuola sci, sentieri, amicizie consolidate negli anni. Tra queste, quella con Manfredi Marcucci, cresciuto praticamente come un fratello.

L’ultima sciata risale al 26 dicembre, pochi giorni prima della tragedia. Riccardo era felice, in attesa dell’arrivo da Roma dell’amico per continuare la vacanza prima del rientro a scuola.

Sportivo, curioso, amava il nuoto e il tennis allo Sporting Club del quartiere. Un ragazzo descritto da chi lo conosceva come educato, solare, sempre pronto ad aiutare.


La scuola e l’attesa del miracolo

Per ore, anche dopo l’incendio, Riccardo è stato dato per disperso. La dirigente scolastica del Cannizzaro aveva scritto un messaggio carico di speranza, chiedendo raccoglimento e discrezione, confidando in un miracolo che purtroppo non è arrivato.

Ancora più straziante il racconto di chi era con lui quella notte: la sorella avrebbe scavato con le mani tra le macerie per aiutare i feriti, in uno scenario di caos e disperazione che resta impresso nelle testimonianze.


Una tragedia che unisce dolore e rabbia

Con l’identificazione di Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti, si chiude il capitolo più angosciante delle ricerche, ma si apre quello delle domande. La strage di Crans-Montana, che ha causato circa 40 morti e oltre 120 feriti, è ora al centro di un’inchiesta penale che dovrà chiarire responsabilità, carenze di sicurezza e dinamica dell’incendio.

Nel frattempo, Italia e Svizzera piangono ragazzi che avevano tutta la vita davanti. Giovani accomunati da un’unica, drammatica notte, che ha trasformato una festa in una delle più gravi tragedie europee degli ultimi anni.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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