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Il Dpcm 25 ottobre divide anche i virologi, Crisanti: ‘Misure troppo morbide’, Bassetti scettico: ‘Occasione persa’

dpcm novembre

Il Dpcm 25 ottobre per contenere la pandemia da coronavirus sembra non mettere d’accordo nessuno. Divisi anche i virologi con Andrea Crisanti che ritiene troppo morbide le misure predisposte dal Governo nel tentativo di arginare l’incremento dei contagi.

“Bisogna mettere in campo un piano di sorveglianza che, una volta che saremo riusciti ad abbassare i contagi attraverso misure più restrittive come tutti speriamo, riesca a mantenerli bassi e sotto controllo” – ha riferito il Professore ordinario di microbiologia dell’Università di Padova sottolineando che le misure intraprese “non sono risolutive”.

Crisanti
Andrea Crisanti

Crisanti: ‘Bisogna mettere un piano di sorveglianza’

Scettico anche l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino. “Speriamo che queste misure servano a ridurre i contagi. Rimango molto scettico. Credo serviranno a poco. Speriamo soprattutto che tra tre giorni non decideranno nuove misure senza avere visto i risultati di quelle già prese.

Bassetti: ‘Il Covid colpisce gli anziani e le persone fragili, a questi nessuno ha pensato nel nuovo dpcm’

Oggi i più colpiti dalle complicanze del Covid sono gli anziani e le persone più fragili (immunodepressi, soggetti con malattie respiratorie, metaboliche, obesi). Sono loro che affollano gli ospedali italiani. A questi nel nuovo dpcm nessuno ha pensato. Una occasione persa. Non abbiamo imparato a convivere con il virus” – ha riferito Bassetti su Instagram.

Diversa la posizione di Alberto Zangrillo, primario dell’ospedale San Raffaele, che ha riferito, ancora prima che il premier annunciasse il Dpcm, che non bisognava terrorizzare la gente. “Le persone sono sconcertate, terrorizzate e spaventate.

Matteo Bassetti Domenica In
Matteo Bassetti

Zangrillo: ‘Non bisogna terrorizzare la gente’

Hanno mal interpretato il concetto di tampone per cui c’è una corsa ad eseguire il tampone come se fosse una misura terapeutica. In realtà adesso il problema sono i pronto soccorso, abbiamo fiumane di persone che arrivano al pronto soccorso quando almeno il 40% di potrebbe restare a casa se assistite, informate e tranquillizzate”.

Zangrillo
Alberto Zangrelli

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