Il commosso intervento del papà di Giovanni TamburiIl commosso intervento del papà di Giovanni Tamburi

L’ultimo saluto alla Cattedrale di San Pietro

Cosa resta quando una vita si spegne troppo presto? Resta una città intera che si stringe, restano parole che diventano memoria collettiva. Ai funerali di Giovanni Tamburi, il giovane bolognese morto nel rogo di Capodanno a Crans-Montana, la Cattedrale di San Pietro si è trasformata in un luogo di silenzio, lacrime e amore. A squarciare il dolore, la voce del padre: “Giovanni, sei stato il figlio migliore che un papà possa avere”.


Le parole del padre: “Il figlio migliore che un papà possa avere”

È un discorso che inchioda la chiesa, quello pronunciato dal padre di Giovanni. Non retorica, ma verità nuda. Racconta un figlio maturo oltre i suoi 16 anni, punto di riferimento per fratelli, sorelle e nonne, capace di dare consigli, di farsi carico degli altri con naturalezza.

Andavi bene a scuola perché per te era un dovere”, ricorda. Giovanni amava lo sport – golf, calcio, sci – e aveva appena vinto una coppa. Amava il cinema, le ragazze, ma soprattutto la musica: Battisti, De Gregori, il rock di ieri. Sognava di fare il dj e stava costruendo, con un amico, uno spazio dove ritrovarsi e ascoltare musica con i suoi “bro”.

Poi il passaggio più straziante: “Dal primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te”. I progetti interrotti diventano simboli di ciò che non sarà: il biglietto del treno già comprato per una ragazza, la moto ordinata insieme, una strada che sembrava “spianata” verso il futuro.

Giovanni Tamburi disperso nella strage di Capodanno a Crans Montana
Giovanni Tamburi morto nella strage di Capodanno a Crans Montana

Il messaggio del cardinale Zuppi: “Giovanni è una stella nel cielo”

Assente fisicamente, ma presente nel dolore, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha affidato a un messaggio il suo saluto. “Giovanni oggi è come una stella del cielo, illuminata dalla luce di Dio”, scrive.

Zuppi allarga lo sguardo: ai giovani amici coinvolti nel rogo, a chi porterà a lungo le ferite, al dolore che attraversa la città. La sua riflessione si ancora al Natale, non come sentimento facile, ma come scelta radicale di amore e solidarietà. “L’amore è la risposta al male”, afferma, richiamando un’idea di comunità che si fa famiglia nel momento della perdita.


Una marea di giovani davanti alla Cattedrale

Fuori dalla Cattedrale di San Pietro, Bologna mostra il suo volto più autentico. Centinaia di giovani, molti del liceo scientifico Righi, la scuola di Giovanni, si dispongono in fila davanti al feretro. Si tengono per mano, si sorreggono nel pianto. “Questo è il momento per piangerlo”, dicono alcuni compagni. Non servono altre parole.

Le corone del Righi sono appese alla facciata della chiesa. Il sindaco Matteo Lepore parla di “un segnale di luce”, leggendo nella partecipazione dei ragazzi un messaggio che va oltre il lutto.

L’ultimo gesto è della madre: un bacio al figlio, prima che l’auto funebre si allontani. È un addio che resta sospeso nell’aria di Bologna.

Di Giuseppe D'Alto

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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