Chi era Elena Abdullah Hussein, la bambina uccisa da un drone in Kuwait?
Aveva appena 11 anni e una vita ancora tutta da immaginare. Elena Abdullah Hussein viveva con la sua famiglia in Kuwait, parte di quella grande comunità iraniana che negli anni ha trovato casa nel Paese del Golfo.
Martedì notte la sua storia si è fermata per sempre.
La bambina è morta nel sonno dopo l’esplosione di un drone iraniano che ha colpito l’edificio dove viveva con i genitori e i fratelli. L’attacco rientra nell’ondata di bombardamenti e rappresaglie iniziata dopo l’operazione militare lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Da sabato la famiglia Hussein viveva nascosta nella cantina del palazzo per sfuggire agli attacchi. Ma martedì, vedendo che i bombardamenti sembravano diminuire, avevano deciso di tornare nel loro appartamento.
Una scelta che si è rivelata tragicamente fatale.
Elena si è infilata sotto le coperte della sua stanza. Poco dopo un drone ha centrato l’abitazione.
Cosa è successo la notte dell’attacco che ha ucciso Elena?
Il racconto più doloroso arriva dal padre.
L’uomo quella sera non era a casa: stava lavorando. Ma poco prima aveva sentito la figlia al telefono.
“Mi ha chiamato circa due ore prima”, ha raccontato all’Afp.
Le ultime parole sono quelle che ogni genitore teme di ricordare per sempre.
“Ho cenato, ora vado a letto. Ti voglio bene”.
Un saluto semplice, quotidiano, che oggi suona come un addio.
Quando il drone ha colpito l’appartamento, Elena è morta sul colpo nella sua stanza. Gli altri due figli della coppia sono rimasti feriti in modo lieve, mentre la madre è uscita miracolosamente illesa dall’esplosione.
Il palazzo è stato gravemente danneggiato.
E un’altra famiglia è stata travolta dalla guerra.
Perché i bambini stanno pagando il prezzo più alto della guerra?
La tragedia di Elena non è un caso isolato.
Secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite e dall’Unicef, l’escalation militare in Medio Oriente ha già provocato quasi 200 bambini morti.
Il portavoce dell’Onu Stephane Dujarric ha parlato di una situazione “profondamente preoccupante”.
“Finora sono stati uccisi circa 180 bambini e molti altri sono rimasti feriti”, ha spiegato durante un briefing al Palazzo di Vetro.
Il numero continua a crescere.
La guerra non colpisce solo obiettivi militari. Le vittime civili aumentano ogni giorno e tra loro i più vulnerabili restano proprio i bambini.
Non partecipano ai conflitti, ma ne pagano il prezzo più alto.
L’attacco alla scuola in Iran e i numeri della tragedia
Tra gli episodi più drammatici citati dalle Nazioni Unite c’è l’attacco avvenuto sabato alla scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud dell’Iran.
Un bombardamento che ha causato oltre 160 vittime, tra studenti e civili.
Secondo l’Unicef almeno venti scuole sono state danneggiate negli ultimi giorni.
Un dato che preoccupa fortemente la comunità internazionale.
“Le scuole sono protette dal diritto internazionale umanitario e devono essere luoghi sicuri”, ha ricordato Dujarric.
Ma nella realtà dei bombardamenti, queste regole sembrano sempre più fragili.
L’appello dell’Unicef: “Non sono i bambini a scatenare le guerre”
Nel suo ultimo comunicato l’Unicef ha lanciato un monito durissimo.
“Non sono i bambini a scatenare le guerre, ma pagano un prezzo inaccettabilmente alto”.
L’organizzazione parla di un impatto devastante su un’intera generazione.
Secondo le stime attuali, dall’inizio dell’escalation militare:
- 181 persone sono morte in Iran
- 7 in Libano
- 3 in Israele
- 1 in Kuwait, la piccola Elena
Dietro questi numeri ci sono famiglie distrutte, vite spezzate e storie che il mondo conoscerà solo per pochi giorni.
Poi la cronaca continuerà.
Ma per il padre di Elena il tempo si è fermato a quella telefonata.
“Papà ti voglio bene”.

