Il 36enne parla a “Ore 14” dell’omicidio di Pierina Paganelli: «Riprendersi la vita non è facile»
«In un primo momento non avevo neanche capito cosa fosse successo, anche perché avevo paura. Poi ho realizzato e mi sono sentito libero». Sono le parole con cui Louis Dassilva ha raccontato per la prima volta davanti alle telecamere le emozioni vissute nel momento in cui la Corte d’Assise di Rimini ha pronunciato la sua assoluzione dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli.
Il 36enne di origine senegalese è intervenuto oggi in diretta a “Ore 14” su Rai 2, intervistato dal conduttore Salvo Sottile, tornando su quelle ore che per lui hanno segnato il passaggio dal carcere alla libertà.
Dassilva ha raccontato di avere pregato molto prima di arrivare in Tribunale. «La sera in cui sono uscito dal carcere per andare in Tribunale ricordo di aver pensato: “Mi confido al Signore”».
Poi è arrivata la lettura della sentenza, dopo la quale l’uomo ha pianto abbracciato ai suoi avvocati.
«Riprendersi la vita ora non è facile»
L’assoluzione in primo grado non ha cancellato però gli effetti di una vicenda giudiziaria durata a lungo e seguita da tutta Italia.
«Riprendersi la vita ora non è facile», ha ammesso Dassilva, consapevole che il processo ha lasciato un’ombra difficile da cancellare.
Alla domanda su cosa pensi del fatto che una parte dell’opinione pubblica possa ancora considerarlo colpevole, il 36enne ha risposto: «Se la gente mi crede colpevole? L’ultima parola ce l’ha la giustizia».
Il riferimento è naturalmente al fatto che la sentenza di primo grado non è ancora definitiva. La Procura ha infatti annunciato il ricorso in Appello e l’udienza potrà essere fissata dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.
«Non so perché sia stato l’unico imputato»
Nel corso dell’intervista Dassilva a Ore 14 è tornato anche sul punto che continua, a suo dire, a non riuscire a spiegarsi: perché proprio lui sia diventato l’unico imputato per l’omicidio di Pierina.
«Ancora oggi non so spiegarmi perché sia stato l’unico imputato», ha detto.
Un interrogativo che collega direttamente la sua vicenda alle accuse mosse nei suoi confronti da Manuela Bianchi, nuora della vittima e donna con cui Dassilva aveva avuto una relazione.
Secondo il 36enne, resta difficile comprendere anche perché ad accusarlo sia stata proprio la donna che, a suo dire, diceva di amarlo.
«Forse l’ha fatto per vendetta, per proteggere qualcuno o se stessa», ha ipotizzato Dassilva.
Una tesi sostenuta anche dai suoi difensori, Riario Fabbri e Andrea Guidi, che durante il processo hanno contestato la ricostruzione accusatoria.
«La persona che amo è mia moglie»
Un altro passaggio dell’intervista riguarda il rapporto con Manuela Bianchi.
Dassilva ha ribadito una posizione già sostenuta durante il processo: quella relazione non sarebbe stata una grande storia d’amore destinata a cambiare la sua vita.
«La persona che amo è mia moglie, Valeria Bartolucci, e siamo ancora insieme», ha dichiarato.
E sul rapporto con Manuela ha aggiunto: «Era un rapporto fisico come altri».
Una precisazione che si scontra con la ricostruzione della Procura, secondo la quale proprio il legame sentimentale con Manuela avrebbe rappresentato il possibile movente dell’omicidio.
Ora sarà l’Appello, sulla base anche delle motivazioni della sentenza di primo grado, a misurarsi con le diverse ricostruzioni emerse nel processo.
Il delitto di Pierina e le 29 coltellate
Pierina Paganelli, 78 anni, era stata uccisa la sera del 3 ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino, a Rimini, mentre rientrava da un’adunanza dei Testimoni di Geova.
Il suo corpo era stato trovato la mattina successiva proprio da Manuela Bianchi.
L’autopsia aveva accertato 29 coltellate.
Per il sostituto procuratore Daniele Paci, a commettere il delitto sarebbe stato Dassilva, vicino di casa della vittima e legato alla nuora di Pierina. Una ricostruzione che l’imputato ha sempre respinto, dichiarandosi innocente.
Il processo si è concluso dopo una camera di consiglio durata 16 ore, con la lettura della sentenza alle 3 del mattino.
Ancora 90 giorni per le motivazioni
Proprio oggi sarebbe scaduto il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza del 10 giugno, giorno in cui Dassilva è stato assolto e immediatamente scarcerato.
Per le motivazioni è stata presentata una richiesta di proroga di ulteriori 90 giorni.
Sarà un passaggio decisivo anche in vista dell’Appello annunciato dalla Procura, perché soltanto dopo la pubblicazione delle motivazioni sarà possibile fissare la nuova udienza.
«A Pierina ho dedicato tante preghiere»
Nell’intervista a “Ore 14” Dassilva ha quindi parlato anche della vittima.
«A Pierina ho dedicato tante preghiere», ha raccontato.
Diverso, invece, il sentimento nei confronti di Manuela: «Non ho niente da dire a Manuela».
Nel frattempo il 36enne ha ripreso a lavorare e ha dichiarato di voler continuare a vivere in Italia.
La sua battaglia giudiziaria, però, non è conclusa. L’assoluzione in primo grado ha segnato per Dassilva il ritorno alla libertà, ma il procedimento proseguirà in Appello.
E mentre le motivazioni della sentenza dovranno spiegare perché la Corte d’Assise di Rimini ha deciso di assolverlo, resta aperta una vicenda che, a quasi tre anni dal delitto di Pierina Paganelli, continua a interrogare la giustizia e l’opinione pubblica.

