Luigia FortunatoLuigia Fortunato

La 33enne di Cerignola è stata accoltellata nella sua abitazione, Sami Khemaies si è costituito poco dopo ai carabinieri

L’ennesimo confronto, poi la violenza e infine un messaggio che rende ancora più drammatica una vicenda destinata a lasciare il segno. A Loreto, in provincia di Ancona, l’omicidio di Luigia Fortunato, 33 anni, continua a far emergere particolari inquietanti. Dopo averla uccisa a coltellate nella casa di via Bramante, il suo ex compagno, Sami Khemaies, cittadino tunisino di 39 anni, si sarebbe presentato dai carabinieri confessando il delitto. Ma tra gli elementi ora al centro dell’inchiesta ci sarebbe anche un messaggio che l’uomo avrebbe inviato alla madre della vittima: «Ho ucciso tua figlia».

Il delitto nell’appartamento dopo una violenta discussione

Secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri, il femminicidio si è consumato nella serata di ieri all’interno dell’abitazione di via Bramante 194, dove Luigia Fortunato viveva dopo la fine della relazione con l’ex compagno.

L’uomo avrebbe raggiunto la donna per affrontare un nuovo confronto. La discussione sarebbe rapidamente degenerata fino a trasformarsi in un’aggressione mortale.

Gli investigatori ritengono che il 39enne abbia afferrato un coltello dalla cucina, colpendo più volte la donna nel corridoio dell’appartamento. I fendenti avrebbero raggiunto soprattutto addome e gambe, provocandole ferite gravissime.

Quando i sanitari del 118 sono entrati nell’abitazione hanno trovato la 33enne ancora agonizzante, distesa sul pavimento in mezzo a una grande quantità di sangue. Nonostante i disperati tentativi di rianimarla, per lei non c’è stato nulla da fare.

Il figlio era con la nonna: la lite sarebbe nata anche per l’affidamento

Uno degli aspetti sui quali si stanno concentrando gli investigatori riguarda il possibile movente.

Secondo le prime informazioni, la coppia era separata da tempo e il rapporto era ormai profondamente compromesso.

Tra i motivi dell’ennesima lite ci sarebbe stata la gestione del figlio, un bambino di 7 anni, che al momento dell’omicidio non era in casa ma si trovava dalla nonna materna.

Gli inquirenti stanno verificando se il 39enne insistesse da tempo per tornare con l’ex compagna e se le tensioni legate all’affidamento del bambino abbiano rappresentato la scintilla che ha fatto precipitare la situazione.

La confessione ai carabinieri e il messaggio alla madre della vittima

Dopo l’aggressione, Sami Khemaies sarebbe uscito dall’appartamento con gli abiti ancora sporchi di sangue.

Alcuni residenti lo hanno visto aggirarsi in strada in stato confusionale mentre ripeteva di aver ucciso la sua ex compagna. Poco dopo l’uomo ha raggiunto la caserma dei carabinieri di Porto Recanati, dove si è costituito confessando il delitto.

Contestualmente, secondo quanto emerso nelle indagini, avrebbe inviato alla madre di Luigia un messaggio dal contenuto agghiacciante: «Ho ucciso tua figlia». Successivamente l’uomo ha incrociato la donna, disperata per la morte della figlia, prima di entrare in caserma. «Mi hai tolto tutto, anche mia figlia. Lei ti ha aiutato in tutto e per tutto».

Un particolare che gli investigatori stanno verificando nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Ancona.

Il fermo per omicidio volontario aggravato e le indagini

Nella notte i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Osimo e Porto Recanati hanno formalizzato il fermo per omicidio volontario aggravato, disposto dal pubblico ministero Rosario Lioniello.

Il 39enne è stato trasferito nel carcere di Montacuto, ad Ancona, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Nel frattempo gli specialisti della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Ancona hanno eseguito tutti i rilievi all’interno dell’abitazione, mentre la salma della vittima è stata trasferita all’ospedale regionale di Torrette, dove verranno effettuati gli accertamenti medico-legali.

Chi era Luigia Fortunato

Luigia Fortunato aveva 33 anni, era originaria di Cerignola, in provincia di Foggia, ma viveva da tempo a Loreto.

Lavorava come cameriera ed era madre di un bambino di sette anni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’ex compagno era già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati agli stupefacenti e, in passato, sarebbe stato anche allontanato dall’abitazione per comportamenti violenti.

Ora sarà l’inchiesta della Procura a ricostruire nei dettagli gli ultimi momenti prima dell’omicidio e a chiarire ogni aspetto di un femminicidio che ha profondamente colpito la comunità marchigiana.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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