Travolti tre ciclisti a Vigevano, donna ammette le proprie responsabilitàTravolti tre ciclisti a Vigevano, donna ammette le proprie responsabilità

Chi è Maddalena Lisa Rubeo

Maddalena Lisa Rubeo, 48 anni, è accusata di tentato omicidio plurimo per aver investito volontariamente tre ciclisti nella serata di venerdì 27 febbraio 2026 a Vigevano, in provincia di Pavia.

Originaria di Ivrea e cresciuta nel Canavese (ultima residenza a Strambino), nel 2023 si era trasferita nella frazione Pizzarosto di Palestro, piccola enclave piemontese in territorio pavese, sulla sponda opposta del Sesia rispetto al centro abitato principale. Un luogo appartato dove, secondo i residenti, conduceva una vita estremamente riservata.

«La vedevamo al volante della sua auto, ma non dava confidenza. Sempre gentile, mai un litigio», raccontano alcuni abitanti. Negli uffici comunali, spiegano, era rimasta “solo un nome e una fotografia”.


La sequenza degli investimenti a Vigevano

La sera del 27 febbraio la donna era alla guida del proprio pick-up. In viale Petrarca, all’altezza del cimitero cittadino, ha travolto un barista italiano di 49 anni, residente a Vigevano. L’uomo è ricoverato in condizioni gravissime nel reparto di Rianimazione del Policlinico San Matteo, in prognosi riservata. Ha riportato lesioni importanti al torace e all’addome: le prossime ore saranno decisive.

Subito dopo, senza fermarsi, la 48enne ha urtato una 18enne in corso Milano, colpendola con lo specchietto dell’auto. La giovane è caduta ed è stata ricoverata nello stesso ospedale, fortunatamente non in pericolo di vita.

Pochi minuti più tardi ha investito un 51enne italiano, che è riuscito a evitare conseguenze gravi scansandosi. È stato lui a lanciare l’allarme prima di recarsi autonomamente in ospedale, dove è stato medicato e dimesso con una prognosi di cinque giorni.

Le forze dell’ordine hanno riscontrato anche danni a diverse auto parcheggiate, urtate durante la corsa del pick-up.


La fuga e la confessione in questura

Dopo gli investimenti la donna si è allontanata in direzione di Pavia. Circa due ore più tardi si è presentata spontaneamente alla questura del capoluogo, parcheggiando il suv bianco nell’area adiacente all’ingresso.

Una pattuglia della squadra volante, che nel frattempo aveva ricevuto l’informativa di ricerca del veicolo, l’ha intercettata mentre stava parcheggiando. Invitata a scendere, avrebbe dichiarato subito di essere lì per costituirsi.

Davanti agli agenti della squadra mobile ha confessato quanto accaduto, venendo arrestata con l’accusa di tentato omicidio plurimo.

«Li ho investiti perché sono stufa: chiedo aiuto da tempo, mi dicono solo che sono matta e ricevo centinaia di insulti ogni giorno», avrebbe raccontato inizialmente. In un secondo momento avrebbe ritrattato, parlando di un malore improvviso.


Il precedente e l’udienza di convalida

A carico della donna risulta un precedente per lesioni gravissime: nel gennaio 2004 avrebbe aggredito a martellate il fratello nel sonno a San Martino Canavese.

Attualmente è detenuta nel carcere di Carcere di San Vittore. Questa mattina comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pavia per l’udienza di convalida dell’arresto.

Assistita dall’avvocato Stefano Pedalà, la 48enne ha ribadito davanti al gip di sentirsi perseguitata da anni. Il legale ha annunciato la richiesta di una perizia psichiatrica per valutare le condizioni della propria assistita.


Un movente ancora da chiarire

Resta da comprendere cosa abbia spinto la donna a investire tre persone che, secondo quanto emerso finora, non conosceva. «La gente mi prendeva in giro e non ce la facevo più», avrebbe detto al commissario Andrea Lenoci al momento dell’arresto.

La comunità di Vigevano resta sotto shock, mentre la città attende aggiornamenti sulle condizioni del barista 49enne, ancora in condizioni critiche.

L’inchiesta della Procura dovrà ora chiarire dinamica, responsabilità e soprattutto le motivazioni di una sequenza di investimenti che, in poco più di dieci minuti, ha trasformato una serata qualunque in un caso giudiziario di estrema gravità.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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