Maria OggionniMaria Oggionni

Maria Oggionni racconta l’aggressione nel Lodigiano e ringrazia il personale sanitario che le ha salvato la vita

Pensava di morire. Oggi, dal letto dell’ospedale, dice che si fermerebbe ancora.

Dopo ore di paura e con il rischio iniziale per la vita ormai superato, Maria Oggionni, la biologa accoltellata lungo una strada del Lodigiano mentre si era fermata per prestare soccorso, ha scelto di raccontare quei minuti drammatici e di rivolgere il suo primo pensiero a chi le ha salvato la vita.

Intervistata dal Tg1 dagli Spedali Civili di Brescia, la donna ha voluto ringraziare pubblicamente medici e soccorritori.

«Tutto il personale del 118 e dell’elisoccorso ha una professionalità, una umanità, una empatia che non potrò mai dimenticare. Sono qui oggi a raccontare la mia storia perché il Servizio sanitario mi ha salvata».

La richiesta di aiuto, poi l’aggressione con il coltello

La vicenda risale alla sera del 19 maggio, lungo una strada provinciale nel Lodigiano.

Secondo il racconto della donna, tutto sarebbe iniziato con una scena che le era sembrata normale: un cane fermo sul ciglio della strada e una persona che sembrava trovarsi in difficoltà.

Maria Oggionni ha rallentato e abbassato il finestrino.

«Ho visto un cane sul ciglio della strada e una persona vicino. Ho chiesto se ci fossero problemi. Lui continuava a dire “il cane, il cane…”».

Pochi istanti dopo la situazione è precipitata.

L’uomo le avrebbe chiesto soldi e, davanti al rifiuto, avrebbe estratto un coltello.

«Mi è venuto contro e mi ha detto di dargli i soldi. Ho visto il coltello e ho alzato il braccio per difendermi».

La biologa è stata colpita più volte all’addome e a un braccio, riportando ferite gravissime.

“Ricordo chi si è fermato. Non dobbiamo smettere di aiutare”

Tra i ricordi rimasti impressi non ci sono soltanto l’aggressione e la paura.

Maria Oggionni ha raccontato di ricordare anche le auto che passavano e soprattutto le persone che si sono fermate.

«Ricordo una signora che mi ha aiutato a chiamare mio marito. Ero disperata, pensavo di morire».

Parole che rendono ancora più forte la risposta data quando le è stato chiesto se, dopo quello che è successo, si fermerebbe ancora ad aiutare qualcuno.

La risposta è stata immediata.

«Non dobbiamo smettere di avere questo istinto di aiutare gli altri, perché altrimenti che mondo sarebbe».

Le indagini proseguono: si cerca ancora l’aggressore

Nel frattempo la Procura di Lodi continua a indagare per rapina aggravata e lesioni, al momento contro ignoti.

L’uomo che avrebbe aggredito la donna è ancora ricercato dopo essere fuggito nei campi subito dopo l’assalto.

Gli investigatori hanno intanto recuperato il coltello, ritrovato in un canale e ora al centro degli accertamenti.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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