Noah WoodsNoah Woods

Il corpo del piccolo è stato recuperato dai sommozzatori nel Decoy Pond, a circa 320 metri dal parco di Brantham dove era stato visto per l’ultima volta

Le ricerche di Noah Woods, il bambino di tre anni scomparso martedì pomeriggio a Brantham, nel Suffolk, si sono concluse nel modo più drammatico. Il corpo del piccolo è stato recuperato dai sommozzatori in un laghetto, il Decoy Pond, che si trova a circa 320 metri dal parco giochi dal quale era scomparso.

Per oltre 24 ore un’intera comunità aveva continuato a cercarlo. Più di 1.300 volontari, arrivati anche da altre zone dell’Inghilterra, avevano perlustrato il villaggio e le aree circostanti insieme a polizia, vigili del fuoco, unità cinofile ed elicotteri.

La polizia del Suffolk ha fatto sapere che l’identificazione formale del corpo non è ancora stata completata, ma ha precisato che la morte non viene considerata sospetta. L’ipotesi è quindi che Noah sia arrivato fino allo stagno e sia caduto in acqua, morendo probabilmente per annegamento.

Noah era scomparso dopo essersi separato da un parente

Noah era stato visto per l’ultima volta martedì intorno alle 15, quando si trovava in un parco giochi di Brantham insieme a un parente.

Il bambino si era allontanato e da quel momento se ne erano perse le tracce. Le ultime immagini delle telecamere a circuito chiuso del parco lo avevano immortalato mentre correva da una giostra all’altra, pochi minuti prima della scomparsa.

Successivamente sarebbe stato visto mentre imboccava un vicolo diretto verso una zona residenziale, nelle vicinanze del Decoy Pond.

La polizia aveva escluso fin dall’inizio l’ipotesi che Noah fosse stato rapito o fosse rimasto vittima di un’azione criminale.

Il piccolo era parzialmente sordo e non parlava a causa di una forma di autismo, un elemento che aveva reso ancora più complesse le ricerche. Ai volontari era stato infatti spiegato che Noah non avrebbe necessariamente risposto alle loro chiamate.

Il laghetto era a 320 metri dal parco giochi

Con il passare delle ore, le ricerche sono state ampliate anche oltre Brantham, raggiungendo East Bergholt e Manningtree, oltre il confine con l’Essex.

Mercoledì sono entrati in azione anche i sommozzatori della polizia metropolitana, chiamati a perlustrare il Decoy Pond, un lago utilizzato anche per la pesca.

È proprio nello specchio d’acqua che è stato infine individuato il corpo di un bambino.

Il ritrovamento ha fatto crollare la speranza che aveva accompagnato per oltre un giorno le operazioni di ricerca.

In 1.300 hanno cercato Noah

La mobilitazione era stata enorme. Almeno 1.300 persone si erano unite alle ricerche, con volontari arrivati anche da località lontane come Birmingham e l’Hampshire.

Il coordinamento era stato organizzato dal Brantham Leisure Centre e dalla sala civica del villaggio. L’afflusso era stato tale che i giubbotti ad alta visibilità disponibili erano terminati.

Tra le persone che hanno deciso di partecipare c’era anche Jessica Gammons, madre di due figli e residente a Kelvedon, nell’Essex. La donna era incinta in stato avanzato, ma ha scelto comunque di unirsi alle ricerche perché anche suo figlio ha tre anni.

«Se fosse mio figlio, vorrei che tutti quelli che possono lo aiutassero», ha raccontato.

«È una situazione davvero triste. Non riesco a smettere di pensare a lui».

«Sembrava felice e in ottima salute»

Tra le ultime persone ad aver visto Noah prima della scomparsa c’era Michael Crowley, che martedì lavorava di fronte al parco giochi.

Il suo ricordo del bambino era quello di un piccolo che appariva sereno: «Sembrava felice e in ottima salute», ha raccontato.

Poche ore dopo sarebbe iniziata una ricerca senza precedenti nella zona.

Le squadre hanno utilizzato elicotteri, unità cinofile e personale specializzato, mentre i volontari hanno battuto strade, sentieri e aree verdi attorno al villaggio.

Le operazioni hanno coinvolto, tra gli altri, Suffolk HART, SULSAR, Environment Agency, HM Coastguard, Fire and Rescue Service e servizio di ambulanza.

Il padre aveva lanciato un appello

Durante le ricerche, il padre di Noah, Rhys Woods, aveva utilizzato i social per chiedere di non smettere di cercare il figlio.

La speranza della famiglia era stata alimentata anche dall’enorme risposta della comunità, con persone arrivate da diverse parti dell’Inghilterra per dare una mano.

Il sovrintendente capo della Suffolk Police Tom Pearse, visibilmente emozionato, ha ringraziato i volontari che si erano radunati al Brantham Leisure Centre.

«I nostri pensieri vanno ora alla famiglia di Noah e a tutti coloro che lo conoscevano», ha detto.

Lo stesso Pearse ha sottolineato la straordinaria partecipazione della comunità, spiegando di comprendere, anche da genitore, perché così tante persone avessero sentito il bisogno di aiutare.

Ora, però, la polizia ha chiesto a tutti di rispettare il dolore e la privacy della famiglia, che deve affrontare la notizia più drammatica dopo oltre 24 ore trascorse nella speranza di ritrovare il bambino vivo.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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