Il prezzo del gasolio supera quota 2,20 euro al litro proprio nel weekend del grande controesodo
Il caro carburanti non dà tregua agli automobilisti e il governo prova a guadagnare altro tempo. Lo sconto sulle accise del diesel, introdotto per contenere l’impatto dei rincari alla pompa, viene infatti prorogato fino al 26 agosto. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto che consente di estendere la misura per un altro giorno, utilizzando circa 20,8 milioni di euro di maggior gettito Iva.
Una proroga limitata, arrivata proprio mentre milioni di italiani sono alle prese con il controesodo estivo. Secondo le stime dell’Osservatorio mobilità stradale dell’Anas, nel fine settimana sono previsti oltre 24 milioni di spostamenti sulle strade italiane.
Il provvedimento consente di mantenere ancora per qualche ora il taglio delle accise sul diesel, pari a circa 17 centesimi al litro, ma dal 27 agosto, in assenza di un nuovo intervento, lo sconto dovrebbe terminare.
Diesel oltre i 2,20 euro, benzina sopra i 2 euro
Il problema è soprattutto quello dei prezzi alla pompa. Gli ultimi dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano per il diesel una media di 2,203 euro al litro, mentre la benzina si attesta intorno ai 2,087 euro.
Numeri che rendono ancora più pesante il conto per chi in questi giorni si mette in viaggio per tornare a casa dopo le vacanze.
Ed è proprio sulla durata degli interventi che si concentra lo scontro politico. Per il governo la proroga rappresenta una risposta immediata all’emergenza, ma per l’opposizione si tratta soltanto di un intervento temporaneo destinato a non risolvere il problema alla radice.
La segretaria del Pd Elly Schlein ha chiesto misure più incisive, sollecitando l’esecutivo a intervenire sugli extraprofitti delle società energetiche.
Schlein: “Le misure tampone non bastano più”
«Le misure tampone non bastano più», è la posizione della leader dem, che chiede al governo di «tassare subito gli extra-profitti delle società energetiche».
Schlein ha inoltre sollecitato l’esecutivo a trasformare in provvedimenti concreti l’intesa europea raggiunta insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia, con l’obiettivo di intervenire sui maxi-profitti delle grandi compagnie energetiche.
Il tema divide però anche la maggioranza, dove rimangono differenti sensibilità sulla portata di un eventuale intervento fiscale.
Dal Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte aveva già sollecitato nei giorni scorsi un Consiglio dei ministri urgente sul caro energia. Sulla stessa linea anche Alleanza Verdi e Sinistra, con Angelo Bonelli che ha rivendicato una battaglia portata avanti da tempo dai rossoverdi e chiesto una maggiore spinta sulle energie rinnovabili.
Il governo guarda a Bruxelles
Parallelamente alla pressione interna, l’esecutivo italiano sta cercando di portare il dossier anche sul tavolo europeo.
Roma, insieme agli altri cinque Paesi, punta a rilanciare una possibile tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, partendo dal precedente intervento del 2022 ma introducendo regole più stringenti.
Tra le richieste avanzate alla Commissione europea c’è anche quella di rendere disponibili rapidamente i risultati dell’indagine sulle raffinerie, per verificare che le compagnie non stiano sfruttando la situazione di crisi per aumentare ulteriormente i propri margini.
L’obiettivo è arrivare con dati più completi all’Ecofin informale del 18 e 19 settembre. Resta però un ostacolo importante: per una misura fiscale di questo tipo è necessaria l’unanimità degli Stati membri.
Il vero nodo è cosa succederà dal 27 agosto
La domanda più immediata resta quindi quella che riguarda gli automobilisti: quanto costerà il diesel dopo il 26 agosto?
Il governo sta valutando nuovi interventi, mentre al Tesoro si cercano risorse per finanziare eventuali misure aggiuntive. Si ragiona anche sulla possibilità di utilizzare una maggiore flessibilità europea nell’ambito del Patto di stabilità per affrontare il caro energia.
Ma le coperture finanziarie rappresentano il principale limite.
Il prossimo Consiglio dei ministri è previsto per il 3 settembre e, senza nuove risorse disponibili, dal 27 agosto il meccanismo dello sconto sulle accise rischia di esaurirsi.
Il tema del caro carburanti si intreccia così con quello più ampio della prossima legge di bilancio. E proprio mentre il governo cerca una risposta al costo dell’energia, i partiti della maggioranza stanno già mettendo sul tavolo le proprie priorità.
Pensioni, Irpef e tredicesime: parte il cantiere della manovra
La Lega torna a spingere sulla flessibilità in uscita, con l’ipotesi di consentire ai lavoratori di accedere alla pensione a 64 anni.
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha definito «inaccettabile» l’idea di lavorare fino a 67 anni mentre le imprese affrontano la trasformazione legata all’intelligenza artificiale.
Forza Italia guarda invece alla possibilità di una detassazione delle tredicesime, mentre Fratelli d’Italia valuta un intervento inizialmente sperimentale per ridurre la pressione fiscale sulla mensilità aggiuntiva.
Sul tavolo resta inoltre l’ipotesi di estendere il taglio dell’Irpef ai redditi fino a 60mila euro. Attualmente l’aliquota ridotta al 33% interessa i redditi fino a 50mila euro. L’ampliamento della platea avrebbe un costo stimato intorno ai 3 miliardi di euro.
La prossima manovra dovrà inoltre fare i conti con le richieste di maggiori risorse per la sanità, mentre il governo continua a cercare un equilibrio tra sostegni immediati, vincoli di bilancio e interventi strutturali.
Per gli automobilisti, però, la scadenza è molto più vicina: il 26 agosto è l’ultimo giorno, salvo nuove decisioni, dello sconto sul diesel. Dal giorno successivo il conto del pieno potrebbe tornare a pesare ancora di più sulle famiglie.

