Il decreto Pnrr cambia le regole: meno carta, più controlli automatici
Una sforbiciata netta alla burocrazia che riguarda cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.
Come riferito da Italia Oggi bozza del decreto legge Pnrr, in arrivo al prossimo Consiglio dei ministri, interviene su una serie di adempimenti ritenuti ridondanti e inutilmente onerosi, eliminando obblighi di conservazione e comunicazione che negli anni hanno appesantito il rapporto con il fisco.
Il principio guida è chiaro: meno carta, più interoperabilità dei dati, senza rinunciare ai controlli.
Addio all’obbligo di conservare le ricevute Pos per 10 anni
La novità più immediata riguarda le ricevute dei pagamenti elettronici.
Cittadini e imprese non saranno più obbligati a conservare per dieci anni le ricevute cartacee emesse dai terminali Pos, quelle rilasciate dopo un pagamento con carta di credito, debito o prepagata.
Restano invece validi e obbligatori:
- scontrini fiscali
- ricevute fiscali
- fatture
La distinzione è netta: le ricevute Pos non hanno valore contabile, ma attestano solo l’avvenuto pagamento.
Perché le ricevute Pos non servono più al fisco
Come chiarisce la relazione tecnica al decreto, l’obbligo di conservazione previsto dall’articolo 2220 del Codice civile era diventato sproporzionato rispetto alla funzione reale del documento.
Le ricevute Pos:
- non servono per il bilancio
- non sono necessarie per la dichiarazione dei redditi
- non aggiungono elementi utili ai controlli fiscali
Le verifiche, sottolinea il testo, restano pienamente garantite attraverso i documenti con valore fiscale e i tracciati digitali già in possesso dell’amministrazione finanziaria.
Isee automatico: non lo presenta più il cittadino
Altro cambio di passo rilevante riguarda l’Isee.
Per accedere alle prestazioni sociali agevolate gestite da comuni, scuole, università e pubbliche amministrazioni, non sarà più il cittadino a dover presentare l’attestazione.
Saranno direttamente gli enti a prelevare l’Isee dall’Inps tramite la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND).
Una semplificazione che riduce code, errori e duplicazioni, ma che introduce anche controlli più stringenti.
Semplificazione sì, ma controlli più efficaci
La relazione al decreto lo chiarisce senza ambiguità:
l’acquisizione automatica dell’Isee non serve solo a facilitare i cittadini, ma rende più efficace l’attività di controllo, riducendo il rischio che vengano concessi benefici non dovuti.
In altre parole: meno adempimenti per chi è in regola, meno margini per chi tenta scorciatoie.
Via anche l’obbligo di indicare i contributi pubblici nei bilanci
Il decreto interviene anche sul fronte delle imprese, cancellando un obbligo introdotto dalla legge 124 del 2017.
Le aziende non dovranno più indicare:
- sul sito web
- o in nota integrativa al bilancio
le sovvenzioni e i contributi pubblici ricevuti oltre i 10mila euro annui.
Un obbligo che prevedeva sanzioni fino all’1% delle somme ricevute e, nei casi più gravi, la restituzione integrale.
Perché l’obbligo viene cancellato
La motivazione è tecnica ma decisiva: i dati sui contributi pubblici sono già comunicati dalle pubbliche amministrazioni.
Chiederne una seconda pubblicazione alle imprese è stato giudicato una duplicazione inutile, che non aggiunge trasparenza ma solo costi e rischi sanzionatori.
Una riforma silenziosa che cambia il rapporto con lo Stato
Nel complesso, il decreto Pnrr segna un passaggio significativo verso:
- dematerializzazione reale
- scambio automatico dei dati
- responsabilità condivisa tra amministrazioni
Meno carta da archiviare, meno errori formali, ma un sistema di controlli più centralizzato e digitale.
Una riforma poco rumorosa, ma destinata a incidere concretamente sulla vita quotidiana di cittadini e imprese.

