La prima vittoria in Coppa del Mondo di Giovanni Franzoni
Il futuro resta da scrivere, ma il presente di Giovanni Franzoni improvvisamente brilla. Brilla di consapevolezza, maturità e di un successo che pesa più del semplice risultato. La vittoria nel SuperG di Wengen, la prima in Coppa del Mondo per il 24enne bresciano, rappresenta una svolta simbolica e tecnica per lo sci alpino azzurro maschile, a poco più di venti giorni dai Giochi di Milano-Cortina.
«A inizio stagione pensavo alla qualificazione olimpica, non certo al podio», ha ammesso Franzoni in conferenza stampa. «Arrivarci con due podi alle spalle cambia la prospettiva. A quel punto, un pensiero a Milano-Cortina lo fai».
Una vittoria che nasce dalla consapevolezza, non dall’illusione
Più che l’euforia del risultato, Franzoni sottolinea un altro aspetto: la fiducia nel proprio gesto tecnico. «Sono consapevole di come sto sciando. La forma fisica c’è. Poi in gara può succedere di tutto». Un approccio maturo, lontano dagli eccessi, che racconta la crescita di un atleta passato attraverso momenti difficili.
Wengen, infatti, non è una pista qualsiasi. Sul tracciato del Lauberhorn, tre anni fa, Franzoni aveva subito un grave infortunio con rotture e lacerazioni ai tendini. Tornare lì e vincere significa chiudere un cerchio.
Il Lauberhorn come riscatto: 13 anni dopo torna un azzurro sul gradino più alto
Sul leggendario tracciato svizzero, dove da 13 anni un italiano non vinceva, Franzoni ha costruito una gara di rara fluidità. Ha impressionato per la naturalezza con cui ha affrontato un SuperG filante e logorante, soprattutto nella temuta “Esse” finale, decisiva quando le gambe sono ormai svuotate.
In quel settore, solo Marco Odermatt è riuscito ad avvicinarsi ai suoi intermedi. Ma il tempo dell’azzurro, 1’45”19, è rimasto imprendibile fino all’ultimo.
Alle sue spalle l’austriaco Stefan Babinsky (+0”35) e lo svizzero Franjo Von Allmen (+0”37). Odermatt ha chiuso quarto a 0”53, seguito da Raphael Haaser. Ottava piazza per Mattia Casse, mentre la gara si è chiusa anzitempo per Dominik Paris e altri azzurri.
La Stelvio e l’Olimpiade: Franzoni non si nasconde più
Lo sguardo ora è già rivolto a Bormio e alla Stelvio, pista che ospiterà le gare di velocità olimpiche. «È una pista che mi piace — ha spiegato Franzoni — posso giocarmela. Vado lì, faccio quello che so fare e mi godo l’Olimpiade. Se poi arriva una medaglia in casa, tanto di cappello».
Parole che raccontano serenità mentale, un fattore che nello sci di velocità fa la differenza. «Quando inizi a crederci — aggiunge — le cose diventano quasi automatiche».
Il ricordo di Matteo Franzoso e la maturità di un campione
Dietro il sorriso resta anche il dolore. Franzoni non dimentica Matteo Franzoso, compagno di squadra scomparso a settembre durante un allenamento in Argentina. «Il suo ricordo sarà con me in ogni gara».
Sabato, sempre a Wengen, è in programma la discesa libera. Franzoni non si tira indietro: «Anche se sono stanco, si può puntare a qualcosa di grosso».
Il presente dello sci azzurro ha il suo volto. E, per la prima volta dopo anni, sogna senza timore.

