Da sinistra Oppido, il chirurgo che ha operato il piccolo Domenico CaliendoDa sinistra Oppido, il chirurgo che ha operato il piccolo Domenico Caliendo

Il caso del trapianto fallito e l’appello dei genitori

Nel pieno della polemica per la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli, arriva una voce inattesa.

Quella di 186 genitori di bambini cardiopatici, che hanno deciso di intervenire pubblicamente per difendere il professor Guido Oppido, uno dei cardiochirurghi più noti del reparto.

In un appello diffuso nelle ultime ore, madri e padri chiedono con forza che si fermi quello che definiscono un processo mediatico spietato.

“Molti dei nostri bambini oggi respirano, sorridono e vivono grazie alla cardiochirurgia pediatrica”, scrivono.

E tra i medici che negli anni hanno combattuto quella battaglia quotidiana citano proprio Oppido.

“Per anni è stato tra quelli che hanno lottato contro il tempo e contro la morte per salvare i nostri figli”.


Perché 186 famiglie difendono il cardiochirurgo Guido Oppido?

Il messaggio dei genitori è chiaro: la tragedia del piccolo Domenico non deve trasformarsi in una condanna pubblica prima delle indagini.

Secondo i firmatari dell’appello, la narrazione mediatica rischia di travolgere non solo una persona ma un intero sistema di cura da cui dipendono centinaia di bambini fragili.

“Oggi assistiamo a un processo mediatico feroce che rischia di travolgere tutto”, scrivono.

Non solo il medico coinvolto, ma anche:

  • un reparto
  • una struttura ospedaliera
  • una rete di specialisti che ogni giorno affronta interventi ad altissimo rischio

I genitori ricordano che dietro ogni titolo di giornale esiste una realtà molto più complessa.

“Dietro questa storia non ci sono solo notizie. Ci sono bambini fragili, cuori minuscoli che lottano per continuare a battere”.


La tragedia del piccolo Domenico Caliendo

Il caso nasce dalla morte di Domenico Caliendo, un bambino che il 23 dicembre scorso era stato sottoposto a un delicato trapianto di cuore al Monaldi.

L’intervento non è andato a buon fine e la vicenda ha subito generato una forte ondata di polemiche.

Secondo i primi accertamenti, il cuore destinato al trapianto sarebbe stato conservato in modo errato con ghiaccio secco, compromettendo l’esito dell’operazione.

La tragedia ha aperto un’indagine complessa che coinvolge più strutture sanitarie e diversi passaggi della catena operativa che porta un organo dal donatore al paziente.

Nel frattempo la vicenda è diventata uno dei casi sanitari più discussi degli ultimi mesi.


Cosa emerge dalle prime indagini del Ministero della Salute?

Secondo quanto riportato da una relazione degli ispettori del Ministero della Salute e del Centro nazionale trapianti, emergono nuovi elementi che potrebbero aver influito sull’esito dell’intervento.

Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un possibile dosaggio errato di farmaci anestetici somministrati nell’ospedale di Bolzano, dove si trovava il donatore.

Secondo gli ispettori, questo errore potrebbe aver danneggiato il cuore prima ancora dell’espianto.

Un dettaglio che, se confermato, cambierebbe parzialmente la ricostruzione delle responsabilità.

L’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, ha spiegato che sarà l’autopsia sui tessuti dell’organo a chiarire definitivamente questo punto.

“Tuttavia questo non muta il quadro delle responsabilità dell’équipe del Monaldi”, ha sottolineato il legale.


Le criticità emerse durante il trapianto

Dalle prime indagini emergerebbero anche altre anomalie.

Secondo il legale della famiglia, il team di Napoli sarebbe partito senza un perfusionista, figura fondamentale durante questo tipo di operazioni.

Inoltre l’anestesista del Monaldi avrebbe chiesto che l’infusione del liquido di conservazione fosse eseguita da un’altra persona.

Un passaggio tecnico che ora è al centro delle verifiche.

Durante l’intervento sarebbe stato un chirurgo di Innsbruck a segnalare un rigonfiamento anomalo del fegato e del cuore, interrompendo l’infusione.

Lo stesso chirurgo sarebbe poi intervenuto per stabilizzare la situazione.


Il dolore dei genitori e la richiesta di rispetto

Nel loro appello i genitori dei bambini cardiopatici ricordano cosa significa vivere accanto a una malattia così grave.

“Abbiamo trascorso notti intere nei corridoi degli ospedali”, scrivono.

“Con il cuore fermo davanti a una porta di sala operatoria”.

Per loro trasformare la tragedia di Domenico in uno spettacolo mediatico rappresenta una ferita profonda.

Per questo chiedono che la verità venga accertata nelle sedi giudiziarie e non nelle arene televisive o nei titoli sensazionalistici.

“Chiediamo rispetto, responsabilità e verità”, concludono.

Perché mentre la giustizia fa il suo corso, centinaia di famiglie continuano ad aspettare una cosa sola: una speranza per il cuore dei propri figli.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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