La decisione della Corte d’Assise di Treviso: carcere a vita per gli esecutori materiali
Si chiude con due condanne all’ergastolo il processo di primo grado per l’omicidio di Margherita Ceschin, la 72enne trovata senza vita nella sua abitazione di Conegliano la notte del 23 giugno 2023. La Corte d’Assise di Treviso, al termine di undici mesi di udienze, ha inflitto il carcere a vita a Sergio Antonio Luciano Lorenzo (40 anni) e Mateo Garcia (31), entrambi di nazionalità dominicana, ritenuti gli esecutori materiali del delitto.
Per i due imputati sono state disposte anche le pene accessorie: sei mesi di isolamento diurno, interdizione perpetua dai pubblici uffici e il pagamento di un provvisionale complessivo di 150mila euro alle parti civili. Il risarcimento definitivo sarà quantificato in sede civile. I giudici hanno invece escluso le aggravanti della crudeltà, delle sevizie e dell’aver agito in più persone.
Il movente economico e il ruolo dell’ex marito
Secondo la ricostruzione della Procura, il delitto sarebbe maturato per ragioni economiche e su mandato dell’ex marito della vittima, Enzo Lorenzon, morto nell’estate del 2024 per cause naturali. L’81enne, ex imprenditore, avrebbe vissuto con crescente risentimento l’obbligo di versare alla ex moglie un assegno di mantenimento di 10mila euro al mese, garantito da un’ipoteca da 500mila euro.
Ma, più che l’aspetto economico in sé, secondo l’accusa sarebbe stata la libertà e l’indipendenza finanziaria di Margherita Ceschin a rappresentare un elemento insopportabile per l’ex coniuge. Da qui la decisione di rivolgersi a intermediari per “farle del male”, fino al coinvolgimento di Sergio Lorenzo, parente della convivente di allora.
Il “commando” e la notte del delitto
Il piano, sempre secondo la Procura, prevedeva sopralluoghi accurati e un vero e proprio commando composto da connazionali. Mateo Garcia sarebbe stato l’uomo incaricato di entrare in casa e uccidere la donna; Joel Lorenzo, fratello di Sergio, avrebbe fatto da palo; mentre Sergio stesso avrebbe coordinato l’operazione e atteso i complici a bordo di un furgone.
La sera del delitto Garcia sarebbe entrato dall’ampia porta finestra del salotto. Margherita Ceschin era sveglia: pochi minuti prima era uscita sul terrazzo per fumare una sigaretta. Secondo la ricostruzione, l’uomo l’avrebbe colpita alla testa per stordirla, poi soffocata tappandole la bocca, infine gettata a terra e uccisa con un violento colpo alla gabbia toracica. Una dinamica brutale, anche se priva – secondo i giudici – delle aggravanti contestate inizialmente.
Le assoluzioni e i procedimenti ancora aperti
Sono stati invece assolti per non aver commesso il fatto Kendy Maria Rodriguez (23 anni) e Juan Beltre Guzman (45). Per quest’ultimo la Corte ha disposto la riqualificazione del reato in favoreggiamento, con trasmissione degli atti alla Procura e revoca dell’obbligo di dimora. Sarà giudicato separatamente davanti al giudice monocratico.
Resta inoltre aperta la posizione di Joel Lorenzo, arrestato a Santo Domingo nel gennaio scorso ed estradato in Italia. Il giovane ha ammesso il proprio coinvolgimento, fornendo dichiarazioni che hanno contribuito al quadro probatorio, seppur con evidenti contraddizioni. Il suo processo si aprirà a gennaio.
Una sentenza che chiude il primo grado, ma non la vicenda
Con questa decisione, la giustizia ha individuato e condannato gli esecutori materiali, ma il caso di Margherita Ceschin resta segnato da una figura centrale ormai assente: il presunto mandante, morto prima di poter essere processato. Un’ombra che continuerà a pesare su una vicenda giudiziaria chiusa solo formalmente.

