Il tributo dei compagni di scuola per Aba, ucciso a scuola a La SpeziaIl tributo dei compagni di scuola per Aba, ucciso a scuola a La Spezia

L’ex fidanzata dell’aggressore: “Mi sento schiacciata dal senso di colpa”

«Mi sento molto pressata. A volte mi chiedo se avrei fatto meglio a non intervenire, ma il senso di colpa mi avrebbe distrutta». È una testimonianza lucida e devastante quella resa all’Adnkronos da S., la giovane spezzina ex fidanzata di Zouhair Atif, il diciannovenne accusato di aver ucciso a coltellate Youssef Abanoub, 18 anni, compagno di scuola all’istituto Einaudi-Chiodo della Spezia.

La ragazza ha deciso di parlare per fare chiarezza, ricostruendo i giorni che hanno preceduto il delitto e soprattutto l’attimo in cui ha capito che qualcosa si era irrimediabilmente spezzato.

Il rapporto con Zouhair: dall’innamoramento all’ossessione

S. racconta come Zouhair sia entrato nella sua vita in un momento di fragilità. «L’ho conosciuto durante un periodo difficile, dopo un litigio. Era silenzioso, misterioso, sempre serio». All’inizio, spiega, sembrava un ragazzo chiuso ma capace di cambiare: «Con me è diventato più umano, ha iniziato a vedere il bello nelle cose».

Col tempo, però, quell’apertura si sarebbe trasformata in gelosia e possesso. «Aveva paura che lo lasciassi. Non mi vietava nulla, ma ogni contatto con altri ragazzi lo metteva in allerta». Frasi pronunciate quasi per scherzo oggi assumono un peso inquietante: «Una volta mi disse: “Se non ti posso avere io, nessuno potrà”».

Le avvisaglie e le letture inquietanti

Col passare dei mesi, alcune persone avevano messo in guardia la ragazza. «C’era chi si era allontanato da lui parlando di un lato quasi malato». Tra gli elementi che oggi tornano alla luce ci sono anche le letture ossessive di casi di serial killer e una fascinazione per il crimine, accanto al desiderio dichiarato di diventare carabiniere.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, la gip sottolinea come la giovane fosse consapevole di alcuni tratti problematici del carattere di Atif, pur senza immaginare un’escalation omicida.

Il giorno del delitto: “Sembrava tutto risolto”

Nei giorni precedenti all’omicidio, S. aveva cercato di mediare tra Zouhair e Youssef dopo un litigio nato per alcune immagini circolate online, incluse foto create con l’intelligenza artificiale. «Li avevo spinti a chiarirsi, e sembrava che tutto fosse finito».

La mattina dell’aggressione, però, qualcosa non andava. «Alla fermata dell’autobus era strano, parlava a filo di voce». Poi, dopo ore apparentemente tranquille, l’irruzione in classe: il fiatone, lo sguardo freddo, il coltello insanguinato. «Un professore lo ha disarmato. Alla sua sinistra Youssef perdeva sempre più sangue».

“Processatelo, ma ha bisogno di aiuto”

La sua richiesta è netta: «Zouhair non l’ho riconosciuto. Processatelo, fate ciò che è giusto, ma è evidente che ha bisogno di un aiuto psichiatrico».

Un racconto che aggiunge un tassello umano e drammatico a una vicenda che continua a interrogare la città della Spezia e l’opinione pubblica.

“Non posso andare al funerale”: il dolore che divide

C’è un dettaglio che aggiunge un ulteriore livello di dramma umano alla vicenda. S. non parteciperà ai funerali di Youssef, nonostante il desiderio profondo di farlo. «Vorrei con tutto il cuore esserci. È stato il mio migliore amico d’infanzia», racconta. «Ma mi odiano tutti, compresi i familiari. Li lascio salutarlo in pace».

Una scelta sofferta, maturata nel silenzio, che restituisce il peso dell’isolamento e della colpa indiretta che la giovane sente di portare sulle spalle, pur non avendo alcuna responsabilità penale.

Giovedì il lutto cittadino: La Spezia si ferma per Youssef

Alla luce della morte di Youssef Abanoub Safwat Roushdi Zaki, il sindaco de La Spezia Pierluigi Peracchini ha proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali, in segno di partecipazione collettiva e vicinanza alla famiglia.

La cerimonia funebre si terrà giovedì: alle 14 l’avvio dall’obitorio della Spezia, in via Vittorio Veneto 197, da dove partirà il corteo funebre diretto verso la Cattedrale di Cristo Re. Qui, alle 15, sarà celebrata la messa, in lingua italiana e in lingua egiziana, a testimonianza delle radici e dell’identità del giovane studente.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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