Speleologo incastrato in una grotta nel cuneeseSpeleologo incastrato in una grotta nel cuneese

Il ragazzo, un ventenne ligure, è rimasto schiacciato da un masso nella Grotta dei Cinghiali Volanti nel Cuneese

Sono ore di grande tensione nel Cuneese, dove un giovane speleologo è rimasto intrappolato a circa 120 metri di profondità all’interno della Grotta dei Cinghiali Volanti, nel territorio comunale di Garessio. Da ore decine di tecnici specializzati stanno lavorando senza sosta per raggiungerlo, liberarlo e riportarlo in superficie in sicurezza.

Il giovane, un ventenne ligure originario di Genova, è cosciente e in costante contatto con i soccorritori. Le sue condizioni vengono monitorate da personale sanitario specializzato che lo ha già raggiunto all’interno della cavità.

L’incidente si è verificato nel tardo pomeriggio durante un’escursione speleologica. Secondo le prime ricostruzioni, un grosso masso si sarebbe improvvisamente mosso al suo passaggio, bloccandogli una gamba e impedendogli qualsiasi movimento.

A dare l’allarme sono stati gli altri componenti del gruppo, che hanno immediatamente contattato i soccorsi facendo scattare una complessa macchina organizzativa.

Cosa è successo nella Grotta dei Cinghiali Volanti

L’incidente è avvenuto in una delle cavità più conosciute dell’area carsica della Valle Tanaro, una zona frequentata da speleologi, escursionisti e ricercatori.

La Grotta dei Cinghiali Volanti si trova in un ambiente particolarmente complesso dal punto di vista geologico e presenta passaggi stretti e profondità che rendono ogni intervento estremamente delicato.

Quando il masso si è staccato, il giovane è rimasto immobilizzato. Le prime squadre del Soccorso Alpino e Speleologico hanno raggiunto rapidamente il punto in cui si trova l’infortunato e hanno avviato le operazioni di assistenza.

Nel frattempo è stata predisposta anche una linea telefonica interna alla grotta per garantire comunicazioni costanti con il centro di coordinamento esterno.

Perché il recupero è così complicato

La vera difficoltà non è soltanto liberare la gamba del ragazzo.

I tecnici stanno infatti lavorando contemporaneamente su due fronti. Da una parte devono ridurre o spostare il masso che lo tiene bloccato, dall’altra stanno ampliando alcuni passaggi della cavità che potrebbero risultare troppo stretti per consentire un’eventuale evacuazione in barella.

Si tratta di un’operazione altamente specialistica che richiede tempi lunghi e massima precisione.

Tra i soccorritori sono presenti anche i cosiddetti disostruttori, figure specializzate proprio nella rimozione di ostacoli in ambienti sotterranei particolarmente complessi.

Una volta liberato, il giovane dovrà essere nuovamente visitato dai sanitari per verificare l’entità delle eventuali lesioni e decidere la strategia più sicura per il trasferimento verso l’esterno.

Oltre 40 tecnici mobilitati tra Piemonte, Liguria e Lombardia

La portata dell’intervento è testimoniata dal numero di uomini impegnati sul posto.

Attualmente stanno operando 42 tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, arrivati da Piemonte, Liguria e Lombardia. Tra loro figurano otto sanitari e otto specialisti nelle operazioni di disostruzione.

A supporto delle attività sono intervenuti anche i vigili del fuoco volontari di Garessio e il Nucleo Saf di Cuneo, impegnati nelle operazioni logistiche e di coordinamento.

Le squadre stanno lavorando senza interruzioni e non escludono che il recupero possa proseguire per l’intera notte.

Un intervento che mostra la complessità dei soccorsi in ambiente ipogeo

L’episodio evidenzia ancora una volta quanto possano essere complesse le operazioni di soccorso in ambiente sotterraneo.

A differenza degli interventi in montagna o in superficie, le attività speleologiche richiedono personale altamente formato, attrezzature specifiche e tempi spesso incompatibili con le normali procedure di emergenza.

La priorità in queste ore resta la sicurezza del giovane genovese, che continua a collaborare con i soccorritori e a ricevere assistenza medica costante mentre prosegue il delicato lavoro per liberarlo dalla roccia che lo tiene imprigionato nel cuore della montagna.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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