Il giovane ligure era rimasto bloccato sotto un masso nella Grotta dei Cinghiali Volanti
Si è conclusa con un lieto fine la lunga e delicata operazione di soccorso che per tutta la notte ha tenuto con il fiato sospeso il mondo della speleologia e non solo. Il giovane speleologo rimasto intrappolato a 120 metri di profondità nella Grotta dei Cinghiali Volanti, nel territorio di Garessio, in provincia di Cuneo, è stato estratto vivo e affidato alle cure dei sanitari.
L’intervento si è concluso alle 5.40 del mattino dopo oltre dodici ore di lavoro ininterrotto. Il ragazzo, un ventenne ligure, era rimasto bloccato nel pomeriggio precedente quando un grosso masso si era mosso al suo passaggio, immobilizzandogli una gamba e rendendo impossibile qualsiasi movimento autonomo.
Per tutta la notte decine di tecnici specializzati hanno lavorato in un ambiente estremamente complesso, cercando prima di raggiungerlo e poi di organizzare un recupero che fin dalle prime ore appariva particolarmente delicato.
La notizia più importante, però, è che il giovane è sempre rimasto cosciente e collaborativo, un elemento che si è rivelato decisivo nelle successive fasi del salvataggio.
Come i soccorritori sono riusciti a liberare il giovane
Una volta raggiunto il punto in cui si trovava l’infortunato, le prime squadre del Soccorso Alpino e Speleologico hanno concentrato gli sforzi sulla liberazione dell’arto rimasto incastrato sotto la roccia.
L’operazione è stata affidata ai tecnici specializzati nelle attività di disostruzione, figure altamente qualificate che intervengono proprio nei casi più complessi all’interno delle cavità sotterranee.
Dopo ore di lavoro, il masso che bloccava il giovane è stato progressivamente rimosso, consentendo finalmente di liberarlo.
A quel punto è stato allestito un vero e proprio presidio sanitario all’interno della grotta, dove medici e infermieri del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico hanno potuto effettuare una valutazione approfondita delle sue condizioni fisiche.
Gli accertamenti hanno dato esito rassicurante. Nonostante le lunghe ore trascorse sottoterra, il quadro clinico è apparso complessivamente buono.
La scelta che ha accelerato il recupero
Uno degli aspetti che ha permesso di ridurre i tempi dell’evacuazione è stato proprio lo stato di salute del giovane.
Dopo la visita medica, infatti, i sanitari hanno escluso la necessità di un trasporto in barella, optando per una uscita assistita dalla cavità.
Lo speologo ha quindi potuto collaborare attivamente durante il percorso verso l’esterno, aiutando i soccorritori nelle fasi più impegnative del recupero.
Si tratta di un dettaglio tutt’altro che secondario. In interventi di questo tipo, infatti, l’utilizzo della barella richiede spesso tempi molto più lunghi e operazioni tecniche particolarmente complesse, soprattutto in presenza di passaggi stretti e percorsi tortuosi.
La possibilità di procedere con un’evacuazione assistita ha consentito di rendere più rapide le operazioni, pur in un contesto ambientale estremamente difficile.
Oltre 50 tecnici mobilitati per il salvataggio
L’intervento ha richiesto una macchina dei soccorsi imponente.
Sul posto sono stati mobilitati complessivamente 53 tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico provenienti da Piemonte, Liguria, Lombardia e altre regioni italiane.
Tra loro anche sanitari specializzati e tecnici disostruttori, oltre a personale esperto nelle operazioni di soccorso in ambiente ipogeo.
Alle attività hanno partecipato inoltre i carabinieri, i vigili del fuoco e il servizio di elisoccorso di Azienda Zero Piemonte, che ha garantito il trasporto in quota di uomini e materiali necessari per affrontare l’emergenza.
Un intervento che conferma la complessità dei soccorsi in grotta
La vicenda evidenzia ancora una volta quanto siano complesse le operazioni di recupero in ambiente sotterraneo.
Ogni intervento richiede personale altamente specializzato, attrezzature dedicate e una perfetta coordinazione tra decine di operatori. In questo caso la rapidità dell’allarme lanciato dai compagni di escursione, la preparazione delle squadre di soccorso e le buone condizioni del giovane si sono rivelate determinanti.
Dopo una notte di lavoro senza soste, la storia si è così conclusa nel migliore dei modi: il ventenne è stato riportato in superficie vivo e trasferito in ospedale per ulteriori controlli, mentre i soccorritori hanno potuto chiudere una delle operazioni più delicate delle ultime ore con il risultato che tutti speravano.

