Il bimbo è da 50 giorni attaccato alla macchina
“Ad oggi le condizioni del piccolo paziente restano stabili in un quadro di grave criticità”. La frase, asciutta e clinica, arriva dall’Azienda Ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l’Ospedale Monaldi. Ma dietro quelle parole c’è la storia di Tommasino, due anni appena, da oltre cinquanta giorni attaccato a una macchina cuore-polmone dopo aver ricevuto, il 23 dicembre scorso, un organo danneggiato da una errata conservazione.
Un cuore definito “bruciato” dal ghiaccio secco. Un’immagine che pesa come un macigno.
Quali sono oggi le condizioni di Tommasino all’ospedale Monaldi di Napoli?
Tommasino è ricoverato in terapia intensiva cardiologica. È in condizioni stabili, ma dentro una cornice di estrema gravità. La macchina extracorporea che lo tiene in vita è diventata una protesi temporanea, un ponte fragile verso un nuovo trapianto.
Il punto centrale, spiegano dal Monaldi, è uno: il bambino è ancora trapiantabile. È in lista. Non ne è mai uscito, se non per un brevissimo periodo. Il team medico che lo segue ritiene che possa affrontare un nuovo intervento.
Ma non tutti concordano.
Il bambino è ancora trapiantabile? Lo scontro tra Monaldi e Bambino Gesù
Secondo quanto riferito dal legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, intervenuto alla trasmissione Mi manda Raitre, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù avrebbe espresso un parere diverso: per loro, il piccolo non sarebbe più trapiantabile.
“Al Monaldi pare che si siano opposti con fermezza”, ha dichiarato Petruzzi. L’opposizione, sempre secondo il legale, arriverebbe proprio dal medico che ha eseguito il primo trapianto, il quale sostiene che il bambino sia ancora candidabile a un nuovo intervento.
Una frattura tra eccellenze sanitarie che lascia sgomenti. Chi ha ragione? Chi deciderà, in ultima istanza, se Tommasino potrà ricevere un altro cuore?
Cosa è successo il 23 dicembre: il cuore danneggiato e l’attesa di un nuovo organo
Il 23 dicembre, in quello che doveva essere il giorno della rinascita, qualcosa è andato storto. Il cuore destinato a Tommasino sarebbe stato danneggiato durante la conservazione con ghiaccio secco. L’organo è stato comunque trapiantato, ma le conseguenze sono state devastanti.
Da allora, il bambino vive sospeso. Attaccato a una macchina che sostituisce cuore e polmoni, in attesa di un organo compatibile. In attesa di una chiamata che può arrivare in qualsiasi momento. O non arrivare affatto.
La battaglia della famiglia e l’intervento della Regione Campania
Nel frattempo, mamma Patrizia combatte come può. Ha scelto di pubblicare video del figlio: 16 secondi di felicità domestica, un bambino biondo che corre in un vestitino rosso Ferrari, la sorellina che lo chiama “Monello!”. Frammenti di normalità che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca.
Non è solo una madre che chiede giustizia. È una donna che prova a tenere viva l’immagine del figlio oltre le pareti di una terapia intensiva.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Campania, Roberto Fico: “Ho attivato il massimo livello dei poteri ispettivi e istruttori”. La Regione ha chiesto verifiche alla Direzione generale Salute. Si attendono risposte.
Perché il caso del trapianto a Napoli solleva interrogativi sanitari e giudiziari?
Il medico che ha operato Tommasino potrebbe essere indagato. Il legale della famiglia parla di integrazione di querela. La magistratura sta acquisendo documenti. È una vicenda sanitaria che si intreccia con un’inchiesta giudiziaria.
Ma oltre le carte, oltre i protocolli, resta una domanda semplice e brutale: come è stato possibile trapiantare un cuore danneggiato su un bambino di due anni?
In questa storia c’è la fragilità della medicina quando qualcosa si rompe, c’è la forza ostinata di una madre, c’è un sistema sanitario chiamato a rispondere. E c’è un bambino che aspetta.

