Patrick StewartPatrick Stewart

Da Star Trek agli X-Men, ha attraversato oltre sessant’anni di cinema e teatro. L’attore britannico si è spento a Los Angeles

Ha portato Shakespeare a bordo dell’Enterprise, trasformando il capitano Jean-Luc Picard in uno dei personaggi più amati della fantascienza. Poi ha dato volto e autorevolezza al professor Charles Xavier nella saga degli X-Men. Ora si chiude il viaggio di Patrick Stewart, morto a 86 anni nella sua casa di Los Angeles. A confermare la scomparsa è stata la sua storica portavoce, Kelly Bush Novak, attraverso una dichiarazione della famiglia che restituisce tutta l’intimità degli ultimi momenti dell’attore.

«È stato circondato dall’affetto dei familiari e degli amici, tra musica, preghiere, lacrime e risate»: parole che raccontano un addio lontano dai riflettori, per un interprete che ha attraversato più di sessant’anni di carriera lasciando un segno profondo nel teatro, nel cinema e nella televisione. La famiglia ha riferito che Stewart aveva affrontato un percorso segnato dall’Alzheimer e dalla demenza a corpi di Lewy.

Dalla povertà nello Yorkshire alla Royal Shakespeare Company

Nato il 13 luglio 1940 a Mirfield, nello Yorkshire, Patrick Stewart crebbe in una famiglia operaia. L’infanzia fu segnata da difficoltà economiche e da un ambiente familiare doloroso, nel quale il teatro divenne progressivamente un rifugio e una possibilità di riscatto.

A 15 anni lavorava già per un giornale locale. Il direttore, però, gli pose davanti una scelta tra la recitazione e il giornalismo. Stewart lasciò il quotidiano e decise di seguire la strada del palcoscenico. Una borsa di studio gli permise di frequentare la Bristol Old Vic Theatre School, aprendo la strada a una formazione classica che avrebbe accompagnato tutta la sua carriera.

Nel 1966 entrò nella Royal Shakespeare Company, una delle istituzioni più prestigiose del teatro britannico. Per anni interpretò personaggi del repertorio shakespeariano, costruendo quella voce profonda, quel controllo della parola e quella presenza scenica che sarebbero diventati i suoi tratti distintivi anche davanti alla macchina da presa.

Il capitano Picard che conquistò il mondo

La svolta internazionale arrivò nel 1987, quando Stewart fu scelto per interpretare Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation. Una decisione tutt’altro che scontata: Gene Roddenberry, creatore della saga, inizialmente nutriva dubbi sull’idea di affidare il comando dell’Enterprise a un attore britannico calvo.

Lo stesso Stewart non immaginava che la serie avrebbe avuto una vita così lunga. E invece arrivarono sette stagioni televisive, quattro film e, nel 2020, il ritorno del personaggio nella serie Star Trek: Picard.

Il suo Picard era diverso dall’eroe d’azione tradizionale: riflessivo, colto, guidato da principi morali e dalla capacità di ascoltare. La preparazione teatrale gli permise di trasformare i dialoghi in momenti centrali della narrazione, portando la tradizione shakespeariana in un universo popolato da astronavi e civiltà aliene.

Professor Xavier negli X-Men: l’altra grande icona

Nel 2000 arrivò un altro ruolo destinato a entrare nell’immaginario collettivo: Charles Xavier, il professor X degli X-Men. Accanto a Ian McKellen, interprete di Magneto e suo amico nella vita reale, Stewart diede vita a un personaggio fondato sulla compassione, sulla conoscenza e sulla fiducia nella convivenza tra esseri diversi.

Picard e Xavier erano figure nelle quali l’attore riconosceva valori a lui cari. In un’intervista del 2017 all’Hollywood Reporter aveva sottolineato quanto ammirasse la loro moralità, gentilezza, sensibilità e capacità di provare compassione.

Due personaggi differenti, ma accomunati da un’autorità che non nasceva dalla forza fisica: entrambi cercavano di guidare gli altri attraverso il dialogo e la responsabilità.

I premi, il titolo di sir e l’ironia fuori dal set

Nonostante la fama mondiale conquistata sullo schermo, il teatro rimase il suo primo amore. Stewart ottenne importanti riconoscimenti, tra cui due Laurence Olivier Awards e un Grammy, oltre a quattro candidature agli Emmy e una candidatura al Tony Award per Macbeth nel 2008. Nel 2010 la regina Elisabetta II lo nominò cavaliere per i servizi resi alla recitazione.

Dietro il portamento austero e la voce solenne si nascondeva, però, un’ironia pungente. Nel 1992 apparve sulla copertina di TV Guide insieme a Cindy Crawford, in un numero dedicato agli interpreti televisivi più attraenti secondo un sondaggio tra i lettori. Nel suo memoir Making It So liquidò quell’episodio con una sola parola: «Assurdo».

Negli ultimi anni aveva conquistato anche nuovi fan sui social, dove si prestava a fotografie ironiche e situazioni decisamente lontane dall’immagine del capitano Picard. Un modo per mostrare un lato giocoso che conviveva con il rigore dell’attore classico.

L’impegno civile e l’ultimo saluto

Stewart aveva dedicato parte della propria notorietà alla difesa delle vittime di violenza domestica e al sostegno dei veterani. Un impegno legato anche alla sua storia personale e alla convinzione che il racconto pubblico potesse aiutare chi vive situazioni di fragilità.

Lascia la moglie Sunny Ozell, musicista, e i figli Daniel e Sophia, avuti dal precedente matrimonio con Sheila Falconer.

Con la sua scomparsa se ne va un interprete capace di passare da Shakespeare alla fantascienza senza perdere profondità, trasformando personaggi di mondi lontanissimi in figure familiari per milioni di spettatori.

Il suo viaggio si è concluso lontano dall’Enterprise e dagli X-Men, ma il capitano Picard e il professor Xavier restano parte di un’eredità artistica che ha attraversato generazioni.

Di Rosalyn Bianca

Annarita Raiola: la passione per la televisione, la musica e il gossip sono state fonte di ispirazione per il suo percorso giornalistico. Un viaggio quotidiano che va dall’approfondita analisi dei programmi tv alle vicende dei personaggi che infiammano il web fino alle nuove tendenze musicali. In passato è stata voce di una radio locale a Serino, in provincia di Avellino.

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