Can Yaman protagonista a Sanremo 2026: perché tutti parlano di lui?
Giacca nera con brillantini ai bordi, muscoli in evidenza, barba scolpita e un’abbronzatura che sfida i riflettori dell’Ariston. Can Yaman entra da star navigata al Festival di Sanremo 2026, anche se per lui è un debutto assoluto nelle vesti di co-conduttore. Al suo fianco, nella prima serata, Carlo Conti e Laura Pausini.
La sala stampa è un misto di curiosità e adrenalina. La domanda inevitabile arriva puntuale: “Sei single?”. Lui sorride, gioca, rilancia. Il pubblico apprezza. È il copione perfetto per chi è abituato a reggere la pressione mediatica. Ma dietro l’ironia, c’è una strategia dichiarata: “Mi sono preparato non pensando. Se penso, mi emoziono troppo”.
Il “caso Turchia” esiste davvero? La versione dell’attore
Negli ultimi giorni, il suo nome era rimbalzato tra le agenzie per un presunto fermo in Turchia legato a controlli antidroga. Yaman decide di chiudere la partita in modo netto: nessun caso.
“Controlli di routine, come stanno facendo a tutti. Sono risultato negativo e mi hanno liberato in meno di 24 ore. Non c’è mai stato un caso”. Linea chiara, nessuna sfumatura. L’attore archivia la vicenda con la stessa sicurezza con cui affronta il palco.
Una mossa necessaria alla vigilia del Festival, dove ogni ombra rischia di trasformarsi in un titolo urlato. Qui, invece, il messaggio è chirurgico: nessuna macchia, nessuna indagine pendente, solo un controllo e via.
Sandokan 2 si farà? Budget più alti e tempi più lunghi
Il vero motore della sua popolarità italiana resta il remake di Sandokan, che lo ha consacrato come nuova “Tigre della Malesia”, ruolo reso iconico negli anni ’70 da Kabir Bedi.
La seconda stagione? Slitta. E non per problemi creativi, ma per ambizione produttiva. “Dopo il successo vogliono migliorare ancora. Servono budget diversi, più tempo”. Tradotto: la macchina Rai punta in alto, anche a costo di rallentare.
Yaman è pragmatico: “Mi piacerebbe girare tre stagioni di fila. Anche perché poi gli attori invecchiano”. Una battuta che non è solo ironia. Per tornare nei panni di Sandokan dovrà perdere peso: dai 100 chili attuali agli 85 richiesti dal personaggio. Disciplina fisica, trasformazione corporea, controllo dell’immagine: il brand Yaman è costruito anche su questo.
Da Sanremo a “Bro”: il futuro tra Roma e la Spagna
Nel frattempo l’attore è impegnato su un set in Spagna. Ritmi serrati: convocazione alle cinque del mattino, fine riprese tardissima, volo notturno e arrivo a Sanremo alle due. “Ero stanchissimo, ma sono felice”.
In estate tornerà a Roma per girare “Bro”, nuova commedia prodotta da Lux Vide. Una sit-com che dovrebbe segnare un cambio di registro rispetto all’epica avventurosa di Sandokan. Meno sciabole, più ironia contemporanea.
La traiettoria è chiara: consolidare il mercato italiano, ampliare il pubblico europeo, alternare ruoli fisici a personaggi più leggeri. Un posizionamento studiato, non casuale.
Can Yaman canterà a Sanremo? La risposta è netta
Ama la musica italiana, cita “Piccolo grande amore” di Claudio Baglioni, confessa di ascoltare canzoni “che fanno soffrire”. Ma mette subito un punto fermo: “Non canto. A meno che non debba interpretare un personaggio che canta. In quel caso mi pagano”.
Una dichiarazione che fa sorridere ma definisce un confine preciso. Yaman resta attore. La sua presenza all’Ariston è spettacolo, non performance musicale. E la scelta di affiancarsi a un direttore artistico navigato come Conti sembra parte di una strategia di contenimento dell’emotività.
“Mi fido di Carlo. Spero mi aiuterà. È un’esperienza nuova, non so cosa farò. Spero di non combinare pasticci”. Dietro la sicurezza, traspare un filo di vulnerabilità. Ed è forse questa la cifra più interessante del personaggio. Subito dopo la conferenza stampa è stato protagonista di un siparietto con Fiorello nel corso della puntata odierna de La Pennicanza.

