Cesare CastellottiCesare Castellotti

Cesare Castellotti: il giornalista che ha raccontato Torino e l’Italia

È morto a Torino, all’età di 86 anni, Cesare Castellotti, storico volto del giornalismo sportivo italiano. Una carriera lunga e impeccabile, iniziata nei primi anni Sessanta, che ha visto il giornalista piemontese raccontare Juventus e Torino con misura, rigore e una passione mai ostentata, diventando il marchio distintivo delle sue telecronache e dei suoi collegamenti.

Nato il 12 settembre 1939 a Torino, Castellotti entrò in Rai giovanissimo. Dopo aver lavorato per il Telegiornale del Canale nazionale, nel 1976 passò al Tg1 e alla TgR Piemonte, occupandosi non solo di calcio, ma anche di basket, pallavolo e cronaca industriale, con particolare attenzione alla Fiat.

Qual è stato il contributo di Castellotti al giornalismo sportivo italiano?

Per milioni di telespettatori resta il volto simbolo dei collegamenti da Torino per “90° Minuto”, la trasmissione ideata e condotta da Paolo Valenti che portava nelle case degli italiani i gol e le immagini del campionato quando tutte le partite si giocavano alle 15. Castellotti fu corrispondente dai campi di Juventus e Torino per decenni, incarnando uno stile sobrio, equilibrato e lontano da ogni eccesso.

I tifosi granata lo ricordano soprattutto per il 16 maggio 1976, giorno dell’ultimo scudetto del Torino, quando Castellotti intervistò allo stadio Comunale presidenti, giocatori e capitani, immergendosi nella festa granata senza mai perdere compostezza e professionalità.

Che grandi eventi ha seguito nella sua carriera?

La carriera di Castellotti comprende cinque Mondiali di calcio e sei Olimpiadi, oltre alla conduzione di “Piemonte Sport” su Rai 3. Nel 1975 fu insignito del Premio Saint Vincent per il giornalismo, consegnato dall’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Uscito dalla Rai nel 1999, ha continuato a occuparsi di informazione come direttore de “Il Dossier”, testata online specializzata nel settore autoveicoli, e come membro attivo della Federazione nazionale della stampa fino al 2006.

Come lo ricordano colleghi e amici

Giornalista serio e compassato, Castellotti ha intervistato alcuni dei più grandi campioni della storia del calcio: da Bettega a Zoff, da Platini a Scirea, da Laudrup a Furino, sempre con discrezione e rispetto.

Tra i primi a ricordarlo c’è Carlo Nesti, suo collega e amico, che ha scritto sui social: “Cesare Castellotti è stato il mio capo-servizio per quasi 20 anni. Ovunque sia, spero possa giocare a golf, la sua vera passione. Grande, nobile professionista. Volto storico del ‘Novantesimo minuto‘, diventato anche Vettorello nella spassosa imitazione di Teo Teocoli. Ha amato più il golf che il calcio, e adorava il Brasile, la sua terra promessa.”

Perché Castellotti resta un simbolo del giornalismo sobrio

In un’epoca dominata da toni urlati e spettacolarizzazione, Castellotti rappresenta la sobrietà e l’eleganza del giornalismo sportivo italiano, un modello che molti ancora rimpiangono. Non cercava applausi, ma solo la verità dei fatti e la misura delle emozioni, con un rigore che oggi appare raro.

La sua scomparsa lascia un vuoto nella storia della televisione italiana e nel cuore dei tifosi piemontesi, che lo ricorderanno per la sua professionalità, la sua ironia discreta e la capacità di raccontare lo sport senza bisogno di esagerazioni.

Cesare Castellotti se ne va a 86 anni, lasciando in eredità uno stile indelebile, fatto di rigore, passione e rispetto per il mestiere di giornalista.

Di Renato Valdescala

Esperienza nello sport e nella cronaca locale con quotidiani salernitani dal 1990. Con il tempo si è dedicato alla cronaca estera analizzando i fatti di maggiore rilievo con spirito critico e irriverente. Si occupa anche di approfondimenti di cronaca nazionale.

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