Pavlo Voloshchuk trovato morto nel suo appartamento a PordenonePavlo Voloshchuk trovato morto nel suo appartamento a Pordenone

Pavlo Voloshchuk aveva già accusato un malore pochi giorni prima del decesso

Si chiamava Pavlo Yevgeniyovych Voloshchuk, aveva 40 anni ed era originario dell’Ucraina. Da quasi metà della sua vita viveva in Italia, dove aveva costruito un’esistenza fatta di lavoro, discrezione e piccoli rituali quotidiani. Il pomeriggio di venerdì 9 gennaio è stato trovato senza vita nel suo appartamento di via Carnia, a Pordenone. La causa del decesso, secondo quanto accertato, è stata un edema polmonare seguito da arresto cardiaco. Nessun segno di violenza, nessuna responsabilità di terzi.

La notizia, riportata inizialmente da Il Gazzettino, ha scosso profondamente chi lo conosceva, a partire dai colleghi e dai clienti abituali del BarbaSucon, storica osteria di viale Dante dove Pavlo lavorava come cameriere da sette anni.

Il malessere iniziato dopo Capodanno

I primi segnali di malessere risalgono al 2 gennaio. Pavlo aveva nausea, giramenti di testa, sintomi che inizialmente erano stati ricondotti a una possibile influenza stagionale. I titolari del locale lo avevano invitato a tornare a casa a riposare. Il giorno successivo aveva rassicurato tutti: «Se peggioro vado dal medico o al pronto soccorso». Una promessa ribadita anche nei messaggi WhatsApp scambiati nei giorni successivi, senza mai lasciare trapelare la reale gravità della situazione.

Mercoledì 7 gennaio Pavlo avrebbe dovuto riprendere servizio. Non si è presentato. Il telefono risultava spento. Da quel momento è scattata la preoccupazione.

L’allarme e la scoperta

I responsabili del BarbaSucon hanno provato a ricostruire ogni possibilità: hanno chiamato l’ospedale, temendo un ricovero improvviso, ma senza riscontri. Hanno poi contattato una vicina di casa, chiedendole di verificare se fosse nell’appartamento. Dall’interno si udivano rumori, probabilmente provenienti dai suoi gatti, a cui Pavlo era profondamente legato.

A quel punto è stata avvisata la madre, che vive a Udine. L’ultima volta che aveva visto il figlio era stato il primo gennaio, l’ultima telefonata risaliva alla vigilia dell’Epifania. Venerdì pomeriggio la donna è corsa a Pordenone e ha chiesto aiuto al 112.

I Vigili del fuoco sono entrati nell’abitazione intorno alle 17.30, passando da una finestra del terrazzino. Pavlo era sul divano, avvolto nelle coperte. Non dava segni di vita.

Le cause naturali e il dolore di chi resta

I carabinieri del Radiomobile hanno escluso sin da subito ipotesi di reato. Gli accertamenti successivi del medico legale, Barbara Polo Grillo, hanno confermato che il decesso è avvenuto per cause naturali, legate a patologie pregresse.

Pavlo aveva avuto una vita segnata da spostamenti e lavoro nella ristorazione: prima al Sud, poi a Milano, quindi le stagioni a Lignano Sabbiadoro, un periodo a Udine e infine la stabilità a Pordenone. Era una presenza silenziosa, riservata, talvolta schiva, ma capace di ironia e umanità.

«Gli volevamo bene», raccontano dal locale. «Gli siamo sempre stati vicini, e lo siamo ora a sua madre». Una frase semplice, che racconta più di molte parole una perdita che ha lasciato un vuoto discreto, come era lui.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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