Jacques MorettiJacques Moretti

Disposta la misura cautelare per tre mesi per Jacques Moretti

Il Tribunale delle misure coercitive del Cantone Vallese, con sede a Sion, ha convalidato l’arresto di Jacques Moretti, titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana, teatro del rogo costato la vita a 40 persone.

Nelle motivazioni, il Tribunale chiarisce che l’unico rischio concreto riconosciuto è quello di fuga, esattamente come sostenuto dal Ministero Pubblico. Non vengono invece richiamati altri presupposti, come il pericolo di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.


Custodia cautelare per tre mesi, ma con una svolta decisiva

La misura disposta prevede una custodia cautelare iniziale di tre mesi, ritenuta necessaria perché l’indagine richiede ancora “un esame attento e approfondito”. Tuttavia, lo stesso Tribunale introduce un elemento destinato a incidere profondamente sul caso: la possibilità di revoca della detenzione subordinata a misure alternative, tra cui il pagamento di una cauzione.

Una scelta che apre, di fatto, alla liberazione di Moretti nel giro di pochi giorni, qualora vengano soddisfatte le condizioni indicate dall’autorità giudiziaria.


L’ipotesi della cauzione

Il Tribunale è stato esplicito: la custodia cautelare potrà essere revocata a fronte di “varie misure richieste in via sussidiaria dal pubblico ministero”, in particolare il versamento di cauzioni.

Un passaggio tutt’altro che secondario, perché riconosce che il rischio di fuga può essere neutralizzato senza il mantenimento della detenzione, aprendo a uno scenario che potrebbe suscitare forti reazioni nell’opinione pubblica, considerata la gravità della tragedia.

L’avvocato di Moretti, Patrick Michod, ha definito la decisione “favorevole, coerente e giuridicamente valida”, aggiungendo che il suo assistito potrebbe essere rilasciato entro pochi giorni.


La posizione della famiglia Moretti

In una nota diffusa dall’emittente RTS, i legali Nicola Meier e Yael Hayat, che assistono Jessica Moretti, hanno accolto positivamente la decisione, sottolineando come l’autorità abbia valutato correttamente l’impegno della coppia a non sottrarsi al procedimento.

Secondo i difensori, la decisione del Tribunale rispetta pienamente i principi fondamentali che regolano la privazione preventiva della libertà, ribadendo che la misura deve restare eccezionale e proporzionata.


Il Comune escluso come parte civile: non è una assoluzione

Altro nodo centrale dell’inchiesta riguarda il Comune di Crans-Montana. La Procura del Vallese ha respinto la richiesta della municipalità di costituirsi parte civile nel procedimento penale.

Una decisione giuridica, non politica: secondo la Procura, il Comune non può essere considerato “parte lesa”, perché tale qualifica spetta esclusivamente a chi ha subito un danno diretto dal reato, non a un’autorità incaricata della tutela dell’interesse pubblico.

Questo non equivale a una dichiarazione di assenza di colpe. Anzi, la vicenda è particolarmente delicata perché lo stesso Comune ha ammesso di non aver effettuato ispezioni al locale per cinque anni, un’omissione che potrebbe aprire la strada a procedimenti separati nei confronti di singoli dipendenti comunali.


Il passo indietro della municipalità

Dopo il rigetto della Procura, l’avvocato del Comune ha comunicato la decisione di ritirare la richiesta di costituzione come parte civile, motivandola con il rispetto dovuto alle vittime e “indipendentemente da qualsiasi valutazione legale”.

In termini concreti, questo significa che il Comune non potrà chiedere risarcimenti agli imputati. Tuttavia, la municipalità ha chiesto di essere riconosciuta come parte del procedimento, per poter accedere agli atti, presenziare alle udienze e interrogare i testimoni.


Le accuse edilizie e amministrative

Nel motivare tale richiesta, l’avvocato del Comune Gaspard Couchepin ha elencato una serie di presunte violazioni attribuite a Moretti:
– allestimento illegale di una sala fumatori vicino a un’uscita di emergenza
blocco di una porta di emergenza del seminterrato
riduzione non autorizzata della larghezza delle scale
– mancato controllo dell’età degli avventori, con somministrazione di alcol a minori di 16 anni

Violazioni che, se confermate, potrebbero avere ricadute penali e amministrative pesantissime.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *