Lo sfogo del padre davanti ai cronisti: ‘I sinti sono entrati in casa nostra, si è solo difeso’
«Vengono a rubare in casa nostra, mio figlio si è difeso. Ha ammazzato uno. Meno male che non c’ero io. Uscivano in tre e se c’era anche lei le tagliavo la gola». Le frasi pronunciate da Francesco Rivolta, padre di Jonathan, risuonano ancora davanti alla villetta di Lonate Pozzolo, trasformando una vicenda giudiziaria in un caso mediatico.
In un primo momento ha cercato di sottrarsi alle domande, poi lo sfogo, crudo e rabbioso, culminato in parole destinate a far discutere in relazione alla rapina finita nel sangue con il decesso del 37enne Adamo Massa. «I sinti sono entrati in casa nostra, i sinti rubavano nella nostra abitazione. Si è soltanto difeso».
Subito dopo, un gesto apparentemente incongruo: Rivolta padre si avvicina ai carabinieri e consegna loro alcuni cioccolatini. «Non è possibile, com’è stato possibile», ripete più volte, prima di chiedere ai cronisti di allontanarsi. Infine, un ringraziamento pubblico al vicepremier Matteo Salvini per la solidarietà espressa.
La madre e la famiglia: “Jonathan è provato, ha la testa fasciata”
A stemperare la tensione interviene la madre di Jonathan: «Sta abbastanza bene, ma è molto scosso. Ha la testa fasciata». Parole che restituiscono la dimensione privata di una famiglia travolta da un evento improvviso e violento.
Jonathan Rivolta, 33 anni, è descritto da amici e conoscenti come una persona stimata: due lauree, un’attività di ricerca universitaria, la passione per l’escursionismo e le arti marziali. Un profilo che contrasta con la scena di violenza avvenuta all’interno della sua abitazione.
La versione dello zio e la ricostruzione dell’aggressione
A ribadire la linea della legittima difesa è anche lo zio, Gaetano Lupìa. «Jonathan dormiva quando è stato aggredito. Aveva un coltello e lo ha usato per difendersi. Cos’altro avrebbe dovuto fare?». Lo zio conferma che il nipote è rientrato a casa dopo le cure all’ospedale di Gallarate e chiede rispetto per la famiglia.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Rivolta dormiva al piano superiore quando ha sentito il campanello, suonato dai rapinatori per verificare che la casa fosse vuota. Poco dopo, il rumore dei vetri infranti della portafinestra della cucina. Scendendo le scale, Jonathan avrebbe afferrato un coltello contenuto nel suo zaino da trekking. Lo scontro con uno dei banditi, Adamo Massa, sarebbe avvenuto in pochi istanti.
L’inchiesta: legittima difesa al vaglio della Procura
La Procura di Busto Arsizio, con il pm Nadia Calcaterra, sta proseguendo gli accertamenti. Al momento Jonathan Rivolta non risulta indagato. I primi riscontri dei carabinieri di Busto Arsizio e Varese confermano la coerenza del suo racconto con le tracce di sangue rinvenute nell’abitazione e con le ferite rilevate dal medico legale.
Le coltellate sarebbero state due, una delle quali mortale. Massa, gravemente ferito, è stato abbandonato dai complici davanti all’ospedale di Magenta, dove è deceduto poco dopo l’arrivo.
Chi era il rapinatore morto: precedenti e “kit” da professionista
Adamo Massa, 37 anni, avrebbe compiuto 38 anni tra pochi giorni. Aveva una compagna e un figlio, ma anche un lungo elenco di precedenti penali. Secondo quanto emerso, operava in tutto il Nord Italia, specializzandosi in furti in abitazione e truffe agli anziani.
Si presentava spesso come falso poliziotto, tecnico del gas o dell’acquedotto. Nel tempo, gli inquirenti gli avevano sequestrato auto e moto camuffate, targhe clonate, sirene finte: un vero e proprio “kit” da ladro professionista.
Una comunità sotto shock e un caso destinato a far discutere
Lonate Pozzolo resta sospesa tra solidarietà e inquietudine. Da un lato la vicinanza a Jonathan Rivolta e alla sua famiglia, dall’altro le parole del padre che hanno acceso il dibattito pubblico. La magistratura dovrà ora stabilire se la linea della legittima difesa reggerà in ogni suo aspetto. Intanto, una rapina si è trasformata in un caso nazionale, dove dolore privato, rabbia e politica si intrecciano in modo esplosivo.

