Federica Torzullo e Claudio CarlomagnoFederica Torzullo e Claudio Carlomagno

Femminicidio Federica Torzullo, i buchi nella confessione

Proseguono senza sosta le indagini sul femminicidio di Federica Torzullo, la donna di Anguillara Sabazia uccisa dal marito Claudio Carlomagno, che ha confessato l’omicidio durante l’interrogatorio di convalida davanti al gip. Questa mattina, nella caserma dei carabinieri della Compagnia di Bracciano, sono stati ascoltati i genitori della vittima, convocati per rendere sommarie informazioni nell’ambito dell’inchiesta.

L’obiettivo degli investigatori è verificare e riscontrare alcune delle dichiarazioni rese dall’uomo, accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Una confessione che, secondo chi indaga, presenta zone d’ombra e incongruenze temporali.


I genitori sentiti dai carabinieri: verifiche sulla versione del marito

I genitori di Federica Torzullo sono stati ascoltati per confrontare il loro racconto con quanto riferito ieri da Carlomagno. In particolare, gli inquirenti stanno cercando di chiarire il contesto familiare e il rapporto tra la coppia, anche alla luce della motivazione fornita dall’uomo: «L’ho uccisa perché voleva portarmi via il bambino».

Una versione che la famiglia della 41enne respinge con fermezza. «Federica non avrebbe mai tolto il figlio al padre», ha dichiarato la sorella Stefania Torzullo, farmacista di Bracciano, tramite il legale Carlo Mastropaolo. «Non c’era alcuna richiesta di affidamento esclusivo, il bambino passava molto tempo con il padre. È una fesseria».


La caccia al coltello gettato lungo la Braccianese

Nel frattempo i carabinieri sono impegnati nella ricerca dell’arma del delitto. Secondo quanto dichiarato dall’indagato, il coltello utilizzato per colpire la moglie con 23 coltellate sarebbe stato gettato in un corso d’acqua lungo la SS Braccianese, all’altezza dell’incrocio con Osteria Nuova.

Le ricerche si concentrano in quella zona, ritenuta cruciale per il recupero di un elemento probatorio fondamentale. Il ritrovamento dell’arma potrebbe confermare o smentire ulteriormente la versione fornita dall’uomo.


L’ordinanza del Gip: “Racconto lacunoso e tempi incompatibili”

Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal Gip di Civitavecchia Viviana Petrocelli, emergono elementi inquietanti. Il giudice ricostruisce una sequenza di azioni che solleva forti dubbi sulla credibilità del racconto di Carlomagno.

Secondo l’ordinanza, l’uomo si sarebbe recato a recuperare le chiavi dell’escavatore, avrebbe scavato una fossa nel terreno della sua azienda per seppellire il corpo, lavato il cassone dell’autocarro – sul quale sono state repertate tracce ematiche – e poi si sarebbe recato a scuola dal figlio, liberandosi dell’arma lungo il tragitto.

Il Gip sottolinea come l’indagato non abbia spiegato come sia riuscito a eliminare tutte le tracce di sangue dall’abitazione in un arco di appena 45 minuti, definendo il racconto «articolato ma generico» e potenzialmente strumentale.


Il sospetto di un complice e le esigenze cautelari

Gli inquirenti non escludono che Claudio Carlomagno possa non aver agito da solo. «Non torna che in 45 minuti ci sia stata una discussione, l’aggressione, l’accoltellamento, la pulizia dell’abitazione e il trasporto del corpo», ha evidenziato il consulente Liguori.

Alla luce di questi elementi, il Gip ha ritenuto la custodia cautelare in carcere l’unica misura idonea a evitare il rischio di inquinamento probatorio e di manipolazione della verità.

Di Giuseppe D'Alto

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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