La storia di Francesca Michetti e Giorgia Motta
Notte di paura per decine di italiani rimasti bloccati a Dubai dopo l’escalation militare in Medio Oriente. Tra loro Francesca Michetti e Giorgia Motta, madre e figlia di Termoli, che stavano per rientrare in Italia quando è scattato l’allarme.
La loro è la testimonianza più drammatica:
“Siamo uscite dal terminal pochi minuti prima che un drone lo colpisse. È stato un miracolo”, racconta Francesca.
Il racconto: “Evacuate all’improvviso, poi il caos”
Le due donne molisane erano all’Aeroporto Internazionale di Dubai pronte a imbarcarsi quando sono stati cancellati tutti i voli.
“Non sapevamo nulla, nessuno ci aveva avvisate della gravità della situazione. Poco prima della partenza ci comunicano la cancellazione di tutti i voli. Da lì undici ore di file, attese, caos totale. Poi l’ordine: evacuare”.
Scortate fuori dallo scalo, sono state trasferite in un hotel fuori città. Pochi minuti dopo, l’attacco con droni ha colpito l’area aeroportuale.
“Per buona parte della notte abbiamo sentito esplosioni continue, droni abbattuti, altri che invece hanno colpito. Stamattina ancora allarmi. Tutto è fermo, tutto è sospeso. Non possiamo uscire: l’hotel è confortevole ma è una prigione. La cosa peggiore è non avere notizie”.
Studenti italiani bloccati: “Almeno dieci boati nel cielo”
Non solo turisti. A Dubai sono rimasti bloccati anche studenti italiani partiti per progetti formativi.
“Aumenta la nostra preoccupazione per l’evolversi della situazione, soprattutto per l’incertezza sul rientro in Italia. Stiamo comunque bene”, racconta all’ANSA uno studente torinese minorenne.
“Oggi si sono sentiti almeno una decina di boati nel cielo, ci dicono che erano droni abbattuti. Siamo tranquilli, anche se ci hanno nuovamente cambiato albergo. Con noi ci sono sempre i tutor”.
I ragazzi partecipavano a un progetto internazionale organizzato da WSC Italia – World Student Connection nell’ambito della simulazione diplomatica “L’Ambasciatore del Futuro”.
Anche studenti abruzzesi e un imprenditore tra i bloccati
Cinque studenti delle scuole superiori di Sulmona – del liceo scientifico “Fermi”, del classico “Ovidio” e del liceo “Vico” – sono attualmente costretti a rimanere nei rispettivi alberghi.
Con loro anche uno studente universitario e l’imprenditore Gianfranco Tarsini.
“Ho segnalato la mia presenza all’ambasciata. Siamo vicini alle zone colpite, ma non è caduto un missile: sono precipitati i detriti dei missili intercettati in aria”, racconta.
Le condizioni di tutti risultano buone e i ragazzi sono riusciti a mettersi in contatto con le famiglie.
L’ex calciatore D’Ambrosio a Dubai: ‘Terrorizzati ma stiamo bene’
“Ragazzi stiamo tutti bene, terrorizzati ma stiamo bene”: tra i tanti italiani rimasti bloccati a Dubai c’è anche Danilo D’Ambrosio, ex calciatore con 6 presenze in Nazionale e tanti anni passati in club importanti a partire dall’Inter con cui ha giocato per 10 stagioni prima di chiudere la sua carriera l’anno scorso al Monza.
D’Ambrosio, nato a Napoli ma rimasto a vivere in Lombardia anche dopo il suo ritiro, si trova a Dubai con la moglie ei due figli piccoli e “ieri – scrive in un post su Instagram – hanno purtroppo abbattuti tre missili sulle nostre teste mentre eravamo in spiaggia. Cadevano detriti e le persone impanicate piangevano e urlavano. Così anche i nostri bambini”.
“Siamo scappati a casa di un amico e abbiamo trascorso la nottata in un sottoscala tra allarmi e scoppi continui. Aspettiamo solo che ci riportino a casa!!!”, concludono l’ex difensore 37enne, che ha giocato anche con Salernitana, Fiorentina e Torino e ora commenta il campionato di calcio su Radiotv Serie A.
Spazio aereo chiuso dopo l’escalation militare
La crisi è esplosa dopo l’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. La reazione di Teheran ha coinvolto anche l’area del Golfo Persico, con missili intercettati in volo e detriti caduti sulla città emiratina.
L’offensiva ha portato alla chiusura dello spazio aereo in gran parte del Medio Oriente, con conseguente cancellazione dei voli e blocco di numerosi connazionali negli scali internazionali o nelle strutture alberghiere.
L’attesa del rientro
Al momento, la priorità è organizzare il rimpatrio in sicurezza. Ma regna l’incertezza.
“Siamo qui, in attesa, senza sapere quando e come torneremo”, ripetono le due donne molisane.
Intanto, nelle stanze d’albergo di Dubai, tra allarmi e notizie frammentarie, decine di italiani vivono ore sospese. Con un’unica certezza: essere usciti vivi da una notte che poteva trasformarsi in tragedia.

