I familiari si sono fermati davanti alla farmacia Pomarì ed hanno chiesto aiutoI familiari si sono fermati davanti alla farmacia Pomarì ed hanno chiesto aiuto

Cosa è successo a San Martino Buon Albergo?

Una scena quotidiana, quasi banale, trasformata in tragedia nel giro di pochi secondi. Un uomo di 61 anni è morto soffocato da una brioche nella mattinata di sabato 21 marzo a San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona.

Erano circa le 9 del mattino, in via Nazionale, quando l’uomo — residente nel quartiere Casette — ha accusato un improvviso malore mentre si trovava in auto con alcuni familiari. Stava facendo colazione, mangiando un croissant, quando un boccone gli è andato di traverso, impedendogli di respirare.

Una dinamica tanto semplice quanto letale.


Il disperato tentativo di salvarlo: farmacisti e 118 in azione

Accortisi subito della gravità della situazione, i familiari hanno fermato l’auto davanti alla Farmacia Pomari, chiedendo aiuto. Una scelta istintiva, dettata dall’urgenza.

Due farmacisti sono usciti immediatamente per soccorrere l’uomo. In pochi istanti si è attivata la macchina dell’emergenza:

  • è stata contattata la centrale operativa del Suem 118
  • sono iniziate le manovre di rianimazione
  • l’operatore telefonico ha guidato passo passo il massaggio cardiaco

Nel frattempo, è stato utilizzato anche il defibrillatore presente in farmacia. Ma il dispositivo non ha erogato la scarica: il problema non era cardiaco.

Era qualcosa di ancora più subdolo.


La causa della morte: vie aeree ostruite da un boccone

Quando i sanitari del 118 sono arrivati sul posto, la situazione era ormai critica. I soccorritori hanno individuato rapidamente il problema: le vie respiratorie erano ostruite da un pezzo di brioche.

Hanno tentato di rimuovere il bolo alimentare e proseguire con le manovre salvavita, ma ogni tentativo si è rivelato inutile.

Il 61enne è morto lì, in strada, davanti agli occhi dei familiari e dei soccorritori.

Un epilogo che lascia sgomenti: non un infarto, non un incidente, ma un gesto quotidiano trasformato in fatalità.


Il dettaglio che complica tutto: il pacemaker

L’uomo era cardiopatico e portatore di pacemaker, elemento che inizialmente aveva fatto pensare a un malore di natura cardiaca.

Questo ha influenzato i primi interventi: il defibrillatore, infatti, non ha rilevato anomalie nel ritmo cardiaco tali da giustificare la scarica. Il vero problema era meccanico: l’aria non passava.

Un dettaglio decisivo che evidenzia quanto, in situazioni simili, riconoscere subito il soffocamento possa fare la differenza tra la vita e la morte.


Soffocamento da cibo: un rischio sottovalutato

Quella di Verona non è una fatalità isolata. Il soffocamento da bolo alimentare è una delle cause più frequenti di morte accidentale, spesso sottovalutata.

Basta un attimo:

  • un boccone ingerito troppo velocemente
  • una distrazione
  • una difficoltà nella deglutizione

E la situazione può precipitare.

Le manovre di disostruzione, come la manovra di Heimlich, sono fondamentali. Ma richiedono prontezza e conoscenza. In questo caso, nonostante la rapidità dei soccorsi, il tempo non è bastato.


Una tragedia che interroga tutti

Resta il silenzio, dopo il caos dei soccorsi. Resta lo choc di una comunità e di una famiglia che ha assistito impotente.

Morire così, per una brioche, sembra assurdo. Eppure è successo.

E lascia una domanda inevitabile: siamo davvero preparati ad affrontare un’emergenza così improvvisa?

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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