Chi era Gianluca Cherubini? Una carriera tra Serie A e fedeltà alla Reggiana
Se ne va a 52 anni Gianluca Cherubini, ex calciatore romano, volto noto di un calcio anni ’90 fatto di corsa, sacrificio e identità. Nato il 28 febbraio 1974 a Roma, aveva mosso i primi passi nei vivai di Monza e Lodigiani, per poi trovare nella Reggiana la sua casa calcistica.
Proprio con i granata aveva esordito tra i professionisti, arrivando fino alla Serie A, in un periodo storico in cui il club emiliano si affacciava tra le grandi. Terzino instancabile, capace di adattarsi anche in altri ruoli difensivi, Cherubini era uno di quei giocatori che non facevano rumore ma lasciavano il segno.
Con la Reggiana ha collezionato 164 presenze, diventando anche capitano e punto di riferimento nello spogliatoio.

Quali sono stati i momenti più alti della sua carriera?
Il 1994 resta l’anno simbolo. Da una parte la salvezza con la Reggiana in uno scenario epico, dall’altra il trionfo con la Nazionale Under 21, con cui vinse l’Europeo in Francia.
Un doppio riconoscimento che racconta il talento di Cherubini, capace di ritagliarsi uno spazio anche con la maglia della Roma, dove ha vissuto un’esperienza breve ma significativa.
Nel corso della carriera ha vestito anche le maglie di Vicenza, Chieti, Torres e Giulianova, costruendo un percorso solido, lontano dai riflettori ma ricco di battaglie sul campo.
La malattia e gli ultimi anni: cosa è successo davvero?
Negli ultimi tempi le condizioni di salute di Cherubini erano diventate sempre più fragili. Aveva affrontato e superato un tumore, ma conviveva con problemi importanti: viveva con un solo rene ed era in dialisi, in attesa di un trapianto.
Il peggioramento è arrivato improvviso. Dopo un malore accusato in casa, è stato trasportato all’ospedale di Tor Vergata a Roma. Una TAC, poi il rapido declino. Nel giro di poche ore, la fine.
Una morte che ha colto di sorpresa anche chi gli stava vicino, nonostante il quadro clinico già delicato.
Una vita al limite: tra incidenti, malori e ritorni incredibili
La storia di Cherubini non è stata lineare. Anzi. È stata una continua altalena tra cadute e ripartenze.
Nel 2006, durante una partita con il Giulianova, fu colpito da un aneurisma cerebrale. Rimase in coma per 12 giorni. Una situazione che per molti avrebbe segnato la fine.
Non per lui. Tornò a vivere, e soprattutto tornò a giocare. Una scelta che racconta più di qualsiasi statistica il suo carattere.
E non era la prima volta che sfidava il destino: anni prima era sopravvissuto a un incidente stradale devastante, a velocità altissime.
Le ombre fuori dal campo: guai giudiziari e eccessi
Accanto alla carriera sportiva, c’è un altro lato della sua vita, più controverso. Una vita vissuta senza mezze misure, come raccontano anche amici e conoscenti.
Nel 2010 fu protagonista di un episodio violento a Ostia, mentre nel 2014 venne arrestato per porto abusivo di arma e ricettazione. Negli anni successivi, altre vicende giudiziarie lo hanno riportato sotto i riflettori.
Una traiettoria complessa, fatta di errori e scelte discutibili, che ha accompagnato la sua esistenza lontano dal calcio.
Il ricordo degli amici: “Sempre al limite, ma con un grande cuore”
A raccontarlo oggi sono soprattutto gli amici. Parole cariche di affetto, ma anche di consapevolezza.
“Una vita a 220 all’ora”, ha scritto chi lo conosceva bene. Una definizione che sintetizza perfettamente il suo modo di vivere: intenso, impulsivo, spesso oltre il limite.
Eppure, dietro tutto questo, emerge anche un altro tratto: un cuore grande, capace di lasciare legami profondi.
Una storia che resta sospesa tra talento e inquietudine
La morte di Gianluca Cherubini chiude una storia difficile da incasellare. Non solo un ex calciatore, ma un uomo che ha attraversato la vita senza filtri.
Tra campo e cadute, tra successi e fragilità, resta il ritratto di una figura fuori dagli schemi.
Una di quelle che dividono, fanno discutere, ma che – nel bene o nel male – non passano inosservate.

