Gabriele GravinaGabriele Gravina

Perché Gravina si è dimesso dalla FIGC? Le ragioni dietro la scelta

Un passo indietro che arriva come un terremoto, ma che in molti consideravano ormai inevitabile. Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni da presidente della FIGC, comunicandolo ufficialmente durante una riunione con tutte le componenti federali.

Una decisione maturata dopo settimane di tensioni e, soprattutto, dopo l’ennesimo colpo al sistema: la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale per la terza volta consecutiva. Un fallimento storico che ha aperto crepe profonde nella governance del calcio italiano.

Gravina, però, non lascia senza lasciare traccia: ha voluto confrontarsi con le componenti che lo avevano eletto con un consenso plebiscitario, pari al 98,7%.


Cosa succede ora? Elezioni FIGC e nuova governance

Il presidente uscente ha già tracciato la strada: è stata convocata l’Assemblea straordinaria elettiva per il 22 giugno a Roma.

Una data tutt’altro che casuale, scelta per rispettare i tempi tecnici e consentire alla nuova governance di gestire un passaggio cruciale: le iscrizioni ai prossimi campionati professionistici.

In altre parole, il sistema non può permettersi vuoti di potere. Il cambio dovrà essere rapido, ma anche strutturato.


Gravina in Parlamento: cosa dirà sullo stato del calcio italiano?

Non è finita qui. Gravina ha annunciato che interverrà l’8 aprile alla Camera dei deputati, davanti alla Commissione Cultura, Scienza e Istruzione.

Un passaggio chiave, dove presenterà una relazione completa sullo stato del calcio italiano: punti di forza, debolezze e nodi irrisolti.

Un’analisi che arriva in un momento delicatissimo e che potrebbe rappresentare una sorta di “testamento politico” del suo mandato.


Le polemiche sulle sue parole: cosa ha chiarito Gravina?

Nelle ultime ore, Gravina ha anche voluto chiarire alcune dichiarazioni che avevano sollevato polemiche, in particolare sul confronto tra sport dilettantistico e professionistico.

Il presidente ha precisato che non si trattava di giudizi di valore, ma di un riferimento alle differenze normative e strutturali tra i due sistemi: dalla governance delle leghe fino alla natura societaria dei club professionistici.

Un tentativo di ricomporre le tensioni in un ambiente già carico di attriti.


Chi può sostituire Gravina? I nomi sul tavolo

La partita, ora, si sposta sulla successione. E i nomi iniziano già a circolare.

Tra le ipotesi più concrete c’è quella di Giancarlo Abete, figura storica del calcio italiano. Ma non convince tutti: per alcuni rappresenterebbe un ritorno al passato.

Spunta anche il nome di Giovanni Malagò, ex presidente del CONI, apprezzato da diverse società per il suo profilo manageriale.

E poi c’è l’idea più suggestiva, quasi simbolica: Alessandro Del Piero, evocato come figura capace di unire competenza e carisma internazionale.


E la Nazionale? Il nodo allenatore e il futuro azzurro

Parallelamente alla crisi dirigenziale, resta aperto il capitolo tecnico. Il futuro della Nazionale è tutto da scrivere.

C’è chi invoca un cambio radicale anche in panchina. Tra i nomi più forti, emerge quello di Antonio Conte, considerato da molti l’uomo giusto per ricostruire mentalità e identità. Resta forte la candidatura di Roberto Mancini, ct campione d’Europa nel 2021. Non sono escluse sorprese.

Un profilo duro, esigente, capace – come è stato detto – di “tirare fuori il sangue dalle rape”.


Un sistema da rifondare: il vero problema del calcio italiano

Al di là dei nomi, la sensazione è che il problema sia più profondo. Le dimissioni di Gravina non sono un punto di arrivo, ma l’inizio di una resa dei conti.

Tra governance frammentata, difficoltà economiche e risultati sportivi deludenti, il calcio italiano si trova davanti a un bivio.

Cambiare davvero o limitarsi a sostituire i vertici?

La risposta arriverà nei prossimi mesi. Ma una cosa è certa: questa volta, il tempo delle mezze misure sembra finito.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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