L’Italia può davvero tornare ai Mondiali? Le parole di Meulensteen accendono il dibattito
Nel calcio, si sa, nulla è davvero impossibile. E quando a riaprire uno scenario inatteso è una voce interna al sistema, il rumore diventa inevitabile.
A riaccendere le speranze è stato René Meulensteen, vice allenatore dell’Iraq, che in un intervento radiofonico ha evocato una possibilità tanto remota quanto suggestiva: l’Italia potrebbe ancora partecipare ai Mondiali.
Una frase che, in un Paese ancora ferito dall’ennesima mancata qualificazione, suona come un sussurro capace di trasformarsi in eco nazionale.
Cosa ha detto davvero Meulensteen sull’Italia e la FIFA?
Meulensteen è stato chiaro, ma anche prudente. Secondo la sua ricostruzione, tutto ruoterebbe attorno alla posizione dell’Iran.
“Se la decisione fosse della FIFA”, ha spiegato, potrebbe essere scelta la squadra con il ranking più alto tra le escluse, cioè l’Italia.
Un’ipotesi che si affianca a quella più “logica” sul piano regolamentare: la sostituzione dell’Iran con un’altra nazionale asiatica, per mantenere l’equilibrio tra le confederazioni.
Ma il punto è proprio questo: la FIFA, in casi eccezionali, può agire in piena discrezionalità. E lì, teoricamente, si aprirebbe uno spiraglio.
Perché si parla di Iran? Il nodo politico che cambia tutto
Il contesto non è solo sportivo. Attorno alla partecipazione dell’Iran si muovono dinamiche politiche e internazionali.
Nelle scorse settimane, anche Donald Trump era intervenuto pubblicamente, suggerendo che sarebbe stato più sicuro per l’Iran non partecipare al torneo.
Una posizione respinta con forza da Teheran, che ha rilanciato la polemica.
Il risultato? Un clima di incertezza, dove lo sport incrocia la geopolitica. E dove ogni scenario, anche il più improbabile, viene preso in considerazione.
Cosa dice il regolamento FIFA? Esiste davvero questa possibilità?
Dal punto di vista normativo, la FIFA mantiene un margine molto ampio. In caso di ritiro o esclusione di una squadra, l’organizzazione può decidere autonomamente come intervenire.
Questo significa che, almeno teoricamente, l’Italia potrebbe essere presa in considerazione, soprattutto perché è la nazionale con il ranking più alto tra le non qualificate.
Ma qui entra in gioco la prassi: storicamente, la FIFA tende a rispettare gli equilibri tra le confederazioni. E quindi a scegliere una squadra della stessa area geografica.
Infantino chiude il caso? “L’Iran giocherà”
Se le parole di Meulensteen hanno aperto una porta, quelle di Gianni Infantino sembrano averla richiusa con decisione.
Il presidente della FIFA è stato netto: “Vogliamo che l’Iran giochi, e giocherà”. Nessun piano alternativo, nessuna ipotesi B.
Una presa di posizione forte, che ridimensiona drasticamente le possibilità di un ripescaggio azzurro.
Sogno o illusione? Il sentimento degli italiani
Resta però qualcosa, anche dopo la smentita. Un riflesso, quasi emotivo.
Perché l’idea di rivedere l’Italia ai Mondiali, anche attraverso una porta laterale, tocca corde profonde. Tra orgoglio ferito e nostalgia, tra il desiderio di esserci e la consapevolezza di non averlo meritato sul campo.
Le parole di Meulensteen hanno fatto questo: riaprire una ferita, ma anche una speranza.
Destinata forse a svanire. Ma sufficiente, per qualche ora, a far tornare il calcio italiano al centro del mondo. Nel frattempo Gianluigi Buffon si è dimesso dal ruolo di capo delegazione azzurro dopo il passo indietro di Gabriele Gravina.
Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi.
— Gianluigi Buffon (@gianluigibuffon) April 2, 2026
Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste… pic.twitter.com/OWtl0znwd0

