Un video al vaglio degli inquirenti: possibile svolta nel caso
Potrebbe esserci una prima traccia concreta nelle indagini sulla profanazione del cadavere di Pamela Genini. Gli investigatori stanno analizzando un video che mostrerebbe un uomo aggirarsi in orario notturno nei pressi del cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, dove la 29enne era stata sepolta.
L’inchiesta, al momento contro ignoti, potrebbe quindi imboccare una direzione più definita. Secondo quanto emerso durante la trasmissione Dentro la notizia, in onda su Canale 5 e condotta da Gianluigi Nuzzi, il soggetto ripreso sarebbe ritenuto potenzialmente coinvolto nell’episodio di profanazione.
La profanazione: bara aperta e corpo decapitato
Il fatto, avvenuto lo scorso 23 marzo, ha scosso profondamente la comunità locale e l’opinione pubblica. Ignoti hanno aperto la bara di Pamela Genini, decapitando il corpo e portando via la testa.
Un gesto definito dagli inquirenti di estrema gravità e ancora privo di una spiegazione chiara. Le modalità dell’azione fanno pensare a un atto premeditato, compiuto con strumenti e una certa conoscenza del luogo.
Il precedente: l’omicidio con 76 coltellate
La vicenda si inserisce in un contesto già drammatico. Pamela Genini, ex modella 29enne, era stata uccisa il 14 ottobre scorso dall’ex compagno Gianluca Soncin.
Secondo la ricostruzione, la donna si trovava al telefono con un ex fidanzato quando l’uomo, 53 anni, è riuscito a entrare nell’abitazione utilizzando una copia delle chiavi. L’aggressione è stata brutale: 76 coltellate.
Quando le forze dell’ordine sono arrivate, Genini era già morta. Soncin, dopo il delitto, aveva tentato il suicidio con la stessa arma.
La posizione di Soncin: processo e rischio ergastolo
Attualmente, Gianluca Soncin si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato. Le aggravanti contestate includono la premeditazione, i futili motivi, la crudeltà e la relazione affettiva cessata.
È stata invece esclusa l’aggravante dello stalking. Il procedimento è destinato alla Corte d’Assise e, con questo quadro accusatorio, l’imputato rischia la condanna all’ergastolo.
Al momento, non emergono collegamenti diretti tra Soncin e la profanazione del cadavere, che resta un filone investigativo separato.
Le parole della madre: “Nemmeno la morte le ha dato pace”
Dopo la scoperta della profanazione, la madre di Pamela Genini aveva espresso tutto il proprio dolore:
“Nemmeno la morte le ha concesso pace: qualcuno ha violato anche il suo ultimo rifugio.”
Un messaggio che sintetizza lo shock e l’incomprensione di fronte a un gesto definito da molti come inspiegabile e disumano.
Le ipotesi investigative: tra ossessione e “collezionisti di morte”
Gli inquirenti stanno valutando diverse piste. Il legale della famiglia ha escluso moventi economici: non risultano minacce, richieste di denaro o pressioni.
Resta invece aperta l’ipotesi di un gesto legato a una mente disturbata, con dinamiche ossessive e devianti nei confronti della vittima. Una forma di possesso che potrebbe essersi spinta oltre la morte.
Tra gli scenari al vaglio emerge anche quello dei cosiddetti “collezionisti di morte”: un fenomeno sommerso che, secondo alcune indagini, si svilupperebbe anche online, mettendo in contatto profanatori di tombe e soggetti interessati a reperti umani.
Un caso ancora senza risposte
Il video ora al centro delle verifiche potrebbe rappresentare un punto di svolta. Tuttavia, al momento, il quadro resta incompleto.
Gli investigatori lavorano per identificare l’uomo ripreso e ricostruire i suoi movimenti, nella speranza di dare finalmente un volto a chi ha compiuto un gesto che ha riaperto una ferita già profondissima.

