Omicidio Paganelli, nuovo round in aula
L’omicidio Pierina Paganelli torna al centro dell’attenzione per un doppio elemento che potrebbe cambiare il processo: il tablet della vittima acceso ore dopo la morte e una testimonianza che apre nuovi interrogativi.
Da un lato un dato tecnico che indica una presenza sulla scena del crimine, dall’altro parole pesantissime pronunciate in aula da una persona molto vicina a Manuela Bianchi.
Il tablet acceso dopo la morte: presenza sulla scena del crimine
Nel processo sull’omicidio Pierina Paganelli emerge un dettaglio chiave: il tablet della vittima si è acceso all’1:23 della notte, circa tre ore dopo il delitto.
Secondo il consulente dei carabinieri si tratta di una interazione umana, quindi qualcuno ha toccato il dispositivo.
Pierina Paganelli era stata uccisa tra le 22:13 e le 22:13:42 nel garage di via del Ciclamino. Questo significa che qualcuno sarebbe tornato – o si trovava ancora – sul luogo del delitto.
Il tablet, caduto durante l’aggressione e sporco di sangue, sarebbe stato poi rimesso nella borsa proprio in quel momento.
Un dettaglio che cambia completamente la lettura della scena.
Il collegamento con i movimenti nella notte
A rendere ancora più delicato il quadro è un altro elemento temporale: alle 1:35 il cellulare di Louis Dassilva registra dei passi.
Per la Procura questo suggerirebbe che l’uomo fosse in movimento pochi minuti dopo l’accensione del tablet, nell’ambito dell’omicidio Pierina Paganelli.
Si tratta di un incastro temporale che gli investigatori stanno analizzando con attenzione.
Nel frattempo, la Corte ha ammesso anche l’analisi del block notes di Valeria Bartolucci, ritenuto potenzialmente rilevante.
La testimonianza dell’amica di Manuela Bianchi: le frasi che pesano
A scuotere davvero l’aula sono state le dichiarazioni di Romina Sebastiani, amica di Manuela Bianchi.
La donna ha raccontato confidenze ricevute nel tempo, parlando di momenti di fragilità e dell’uso di farmaci. Ma soprattutto ha riferito un episodio preciso.
Secondo la testimone, Manuela le avrebbe detto:
“Ti rendi conto che se Louis è in carcere è colpa mia?”
Quando Sebastiani le avrebbe risposto che aveva detto la verità, la replica sarebbe stata sussurrata:
“Non è la verità”
Subito dopo, però, la stessa Manuela avrebbe cambiato tono, affermando il contrario e sostenendo che quanto dichiarato fosse vero, spiegando di temere di essere ascoltata.
La testimone ha raccontato di aver vissuto quella conversazione come un peso enorme, tanto da registrare un audio per non dimenticare le parole.
Un processo che entra in una fase decisiva
L’omicidio Pierina Paganelli si trova ora davanti a un possibile punto di svolta.
Da una parte ci sono i dati tecnici, come il tablet e i movimenti registrati dai dispositivi. Dall’altra emergono dichiarazioni che mettono in discussione la coerenza delle versioni fornite finora.
Non è il primo caso in cui un elemento digitale riapre completamente la lettura di un delitto, ma qui si aggiunge un fattore ancora più delicato: il peso delle parole dette – e poi ritrattate.
Ed è proprio questo il nodo centrale: non solo cosa è successo quella notte, ma cosa è stato raccontato dopo.

