Al Bano a Domenica InAl Bano a Domenica In

Dopo le parole di Romina Power Belve, la replica a Domenica In cambia tutto

Le dichiarazioni di Al Bano su Romina Power a Domenica In del 3 maggio arrivano dopo giorni di silenzio e segnano un punto di svolta nella vicenda. Il cantante pugliese ha risposto alle parole dell’ex moglie pronunciate a Belve, mostrando un lato inedito: emozione, dolore e rabbia. Al centro dello scontro, ancora una volta, il ricordo della figlia Ylenia e una verità che, a distanza di anni, resta profondamente divisiva.


La replica di Al Bano: “Frasi da schiaffo”

Nel salotto televisivo, Al Bano non ha nascosto il proprio turbamento. Le parole di Romina Power sono state definite senza mezzi termini “frasi da schiaffo” e “una pugnalata al cuore”. Un’espressione forte, che restituisce il peso emotivo di un conflitto mai realmente risolto.

Il cantante ha voluto chiarire un punto preciso: non ha mai abbandonato la ricerca della figlia a New Orleans. “Io non me ne sono andato, dopo un mese ho capito che non c’era più niente da fare”, ha spiegato, sottolineando come quella decisione sia stata dettata dalla consapevolezza di una realtà tragica, non da disinteresse.

Nel racconto emerge un elemento chiave: la volontà di difendere la propria figura di padre. “So di essere un grande padre e l’ho sempre dimostrato”, ha dichiarato, rigettando con fermezza ogni accusa implicita.


Il dolore per Ylenia e una verità mai condivisa

Il momento più intenso dell’intervista è arrivato quando si è parlato di Ylenia, scomparsa nel 1994. Al Bano si è visibilmente commosso, fino alle lacrime, ricordando quei giorni drammatici.

“Chi girava di notte per New Orleans con l’ispettore di polizia?”, ha detto alzando la voce, quasi a voler rivendicare ogni singolo sforzo fatto. Una frase che racchiude la sua versione dei fatti: presenza, impegno, ricerca costante.

Secondo il cantante, la consapevolezza è arrivata presto, forse troppo: “Ho capito che la realtà è tragica”. Un’accettazione dolorosa, in netto contrasto con la posizione di Romina Power, che continua a sostenere che la figlia sia viva.

Il passaggio più struggente riguarda una frase attribuita a Ylenia: “Io appartengo alle acque”. Un ricordo che, per Al Bano, avrebbe anticipato un destino inevitabile. Un dettaglio che emerge e che cambia la lettura emotiva dell’intera vicenda.


Le accuse del passato e le ferite ancora aperte: ‘Disse che la picchiavo’

Non solo il dramma familiare. Durante l’intervista, Al Bano ha riportato alla luce episodi che, a suo dire, lo hanno segnato profondamente. Tra questi, le dichiarazioni rilasciate da Romina in una televisione spagnola, dove avrebbe parlato di presunte violenze.

“Ha detto che la picchiavo, ma come si fa”, ha commentato con amarezza. Una ferita ancora aperta, che il cantante fatica a dimenticare. A sostegno della propria versione, ha ricordato come anche le figlie siano intervenute pubblicamente per difenderlo.

Altro punto di tensione riguarda la musica: “L’abbiamo scritta insieme, chi ti ha obbligato?”, ha replicato alle critiche sul repertorio condiviso. Un passaggio che mostra come il conflitto non sia solo personale, ma anche artistico.


Un amore lungo 25 anni e un addio che pesa ancora

Nonostante tutto, Al Bano non rinnega il passato. “Siamo stati insieme 25 anni e siamo stati felici davvero”, ha detto, restituendo l’immagine di un legame autentico, nato sul set di un film e cresciuto nel tempo.

Il ricordo dell’ultimo concerto insieme, il 4 luglio 1994 a San Siro davanti a 40mila persone, resta simbolico. “Guarda quello che sta accadendo, non lo vedrai più”, le disse. Una frase che oggi suona quasi come una premonizione.


Cosa significa oggi questo scontro mediatico

Questa nuova frattura tra Al Bano e Romina Power non è un semplice botta e risposta televisivo. È il segno di una storia mai davvero chiusa, dove il dolore personale continua a emergere anche a distanza di decenni.

Non è il primo caso in cui i due artisti si confrontano pubblicamente su Ylenia, ma la differenza oggi sta nel tono: più diretto, più emotivo, più definitivo. E soprattutto, più difficile da ricomporre.

Il punto centrale resta uno: due verità inconciliabili sulla stessa tragedia. Da una parte l’accettazione, dall’altra la speranza. Nel mezzo, una ferita che il tempo non ha mai davvero rimarginato.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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