Non solo musica a piazza San Giovanni: artisti divisi tra memoria storica, conflitti attuali e messaggi sociali
Il Concertone del Primo Maggio a Roma tra musica e interventi politici si è trasformato in un palco di prese di posizione su storia, guerra e attualità. Da Piero Pelù fino a Levante, Serena Brancale e Riccardo Cocciante, diversi artisti hanno alternato esibizioni e messaggi diretti.
Non solo concerti, ma riferimenti espliciti a Chernobyl, al fascismo e al conflitto in Medio Oriente, con dichiarazioni che hanno segnato l’evento.
Pelù e Litfiba: Chernobyl, Mussolini e Gaza
Il momento più incisivo è arrivato con il ritorno dei Litfiba e di Piero Pelù, che ha inserito tre interventi distinti durante l’esibizione.
Prima il ricordo del disastro di Chernobyl, con dati sulle vittime tra i soccorritori. Poi l’affondo su Benito Mussolini, definito “dittatore sanguinario” e responsabile, insieme agli alleati, di una guerra con milioni di morti.
Infine, la presa di posizione sul conflitto in Medio Oriente, con riferimenti diretti alla situazione a Gaza e un appello a mantenere alta l’attenzione internazionale. L’intervento si è chiuso con un messaggio netto contro il colonialismo.
Levante: la maglietta “Mattarella” e il messaggio sul lavoro
Levante è salita sul palco con una maglietta con la scritta “Mattarella” in stile Metallica, omaggiando il Presidente della Repubblica.
Durante l’intervento ha parlato di lavoro dignitoso, sottolineando la necessità di persone oneste e consapevoli del valore della base della società.
Un dettaglio visivo che ha accompagnato un messaggio esplicito sul tema del lavoro.
Cmq La Maglietta Di #Levante Con Scritto Nel Font Dei Metallica "Mattarella". LA QUEEN. 💖 #1M2026 pic.twitter.com/i0pGGEqGiV
— 𝓖. 🤍 𝓐𝓷𝓷𝓪𝓵𝓲𝓼𝓪 𝓔𝓻𝓪 ; 🐦🔥 (@LunatikaLullaby) May 1, 2026
Serena Brancale: Che Guevara e il tema della resistenza
Serena Brancale ha portato sul palco una versione di “Hasta siempre”, brano legato alla figura di Che Guevara.
Prima dell’esibizione ha parlato contro ogni forma di oppressione, collegando il tema della pace a quello della resistenza, definita come elemento necessario in alcune fasi storiche.
Cocciante e il duetto con Brancale
Riccardo Cocciante ha introdotto il brano “Un uomo in armi” con una riflessione sulle guerre, sottolineando come i conflitti continuino a ripetersi.
Nel corso della serata è arrivato anche un duetto con Serena Brancale sulle note di “Questione di feeling”, brano storico del 1985.
Riccardo Cocciante e Serena Brancale che si spettinano a vicenda.#concertone pic.twitter.com/VShnrjpBXK
— Rostokkio (@rostokkio) May 1, 2026
Ermal Meta: democrazia e futuro
Ermal Meta ha portato un messaggio legato al presente e al futuro, parlando di guerre e della necessità di far sentire la propria voce.
Nel suo intervento ha citato Tina Anselmi, ricordando la definizione di democrazia come equilibrio tra sicurezza e speranza.
Sayf: la performance simbolica sul potere globale
Tra i momenti scenici più evidenti, l’esibizione di Sayf con performer mascherati da maiali, rappresentazione dei poteri globali.
Durante la performance, un mappamondo è stato utilizzato come simbolo: prima conteso, poi lanciato verso il pubblico con l’idea di restituire il mondo alle nuove generazioni.
Niccolò Fabi: ‘La pace va praticata’
“Voglio ricordare l’importanza del senso di responsabilità che abbiamo quando decidiamo di cantare, di dare voce a parole che possono essere detonatori di violenza o, al contrario, amplificatori di pace, che oggi più che mai va praticata” – ha detto Niccolò Fabi dal palco del Primo Maggio a Roma, ricordando “una categoria particolare di lavoratori”. Quelli dello spettacolo, i musicisti, i tecnici: “in pratica tutti noi che siamo qui davanti a noi”
Un Concertone tra musica e posizioni esplicite
Questa edizione del Concertone ha confermato una tendenza chiara: il palco non è solo musicale.
Dai riferimenti storici alle dichiarazioni su temi attuali, gli artisti hanno utilizzato l’evento per inserire messaggi diretti, spesso legati a guerra, lavoro e diritti.
Un elemento che emerge è la varietà dei linguaggi: parole, simboli, scelte visive e performance che hanno trasformato ogni esibizione in qualcosa di più di un concerto.esta edizione, la presenza di riferimenti espliciti e dichiarazioni dirette ha reso il confine tra musica e intervento politico ancora più evidente.

