Dalle isole remote all’ipotesi contagio: il viaggio ora è sotto la lente
Non è più solo il bilancio dei casi a preoccupare, ma l’intero percorso della nave. La Mv Hondius, partita da Ushuaia il 1° aprile 2026, è ora al centro di un’analisi approfondita da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, che sta cercando di ricostruire con precisione dove possa essere avvenuta l’esposizione all’Hantavirus.
Gli esperti non escludono che il contagio possa essere avvenuto fuori dalla nave, durante le numerose soste in ambienti naturali e isolati. Un elemento che cambia la prospettiva rispetto alle prime ore dell’emergenza.
L’itinerario: Antartide, isole e contatto con ambienti estremi
Il viaggio della Hondius non era una crociera tradizionale. Si trattava di una spedizione con tappe in alcune delle aree più remote del pianeta: Antartide continentale, Georgia del Sud, Isola Nightingale, Tristan da Cunha, Sant’Elena e Isola di Ascensione.
Durante queste soste, i passeggeri – 88 a bordo, insieme a 59 membri dell’equipaggio – scendevano a terra per attività come il birdwatching e l’esplorazione ambientale. Ed è proprio qui che si concentra uno dei punti chiave dell’indagine.
Secondo l’Oms, non è stato possibile determinare il livello di contatto con la fauna locale, elemento potenzialmente decisivo per comprendere l’origine del contagio.
Il dubbio degli esperti: infezione a terra o trasmissione tra passeggeri
Le ipotesi sul tavolo sono due. La prima è che le infezioni siano state contratte durante le escursioni, in ambienti dove il virus può essere presente. La seconda, più delicata, riguarda una possibile trasmissione da persona a persona, soprattutto tra individui a stretto contatto durante il viaggio.
Un punto ancora da chiarire e che rappresenta uno degli aspetti più sensibili dell’indagine epidemiologica in corso.
Cabine isolate e controlli: cosa succede ora a bordo
Nel frattempo, le misure adottate sono rigide. Ai passeggeri è stato consigliato di restare nelle proprie cabine e limitare al massimo i contatti. L’Oms ha indicato una serie di comportamenti obbligatori: igiene frequente delle mani, monitoraggio dei sintomi e autoisolamento in caso di malessere.
La sorveglianza sanitaria dovrà proseguire per 45 giorni, un periodo necessario per intercettare eventuali nuovi casi legati all’incubazione del virus.
Il coordinamento internazionale e i test
La gestione dell’evento coinvolge diversi Paesi, tra cui Capo Verde, Paesi Bassi, Spagna, Sudafrica e Regno Unito, in un sistema di cooperazione coordinato dall’Oms.
I test di laboratorio hanno già confermato alcuni casi di Hantavirus, mentre ulteriori campioni sono stati inviati all’Institut Pasteur di Dakar per analisi più approfondite. Parallelamente, sono stati condivisi gli elenchi di passeggeri ed equipaggio per monitorare eventuali sviluppi nei diversi Paesi di provenienza.
Il quadro attuale: rischio globale basso, ma attenzione alta
Nonostante la complessità del caso, l’Oms ha chiarito che il rischio globale resta basso e non sono state introdotte restrizioni ai viaggi o al commercio.
Tuttavia, l’attenzione resta altissima. L’obiettivo degli esperti è chiaro: capire dove e come sia iniziato il contagio per evitare che situazioni simili possano ripetersi.

