Niccolò ZanardiNiccolò Zanardi

Il figlio Niccolò prende la parola: il ricordo più intimo di Alex Zanardi

Alla fine dei funerali di Alex Zanardi arriva un momento inatteso. A prendere la parola, davanti alla bara del padre, è il figlio Niccolò Zanardi, 28 anni. Un intervento non previsto, che rompe il protocollo della cerimonia e trasforma il saluto in qualcosa di profondamente personale.

Prima di lui avevano parlato don Marco Pozza, la cognata Barbara e gli atleti del progetto Obiettivo 3, tutti concentrati sull’atleta, sul campione, sull’uomo capace di trasformare ogni difficoltà in una sfida vinta. Ma Niccolò sceglie un’altra strada: raccontare il padre nella sua dimensione più quotidiana.


“Era anche quello che impastava la pizza il sabato sera”

Nel suo ricordo emerge un Alex Zanardi diverso da quello pubblico, lontano dalle imprese sportive e dalle immagini simbolo della resilienza. Un uomo normale, nelle sue abitudini più semplici.

“Era quello che il sabato sera impastava la pizza”, racconta il figlio. Un padre che entrava in casa con gli occhiali, faticando a leggere da vicino, che chiedeva aiuto per capire un documento, che viveva la quotidianità con naturalezza e semplicità.

Un ritratto che sposta il centro del racconto: non più l’eroe, ma l’uomo. Non più le grandi sfide, ma i piccoli gesti.


Il messaggio: la felicità nelle piccole cose

È proprio da questa dimensione che nasce il cuore del discorso. Niccolò sottolinea come la lezione più importante del padre non fosse legata alle imprese straordinarie, ma alla capacità di trovare gioia nella vita di tutti i giorni.

“Non è necessario pensare alle grandi sfide per trovare il sorriso”, spiega. Una riflessione che diventa quasi un testamento umano, più che sportivo.

Il messaggio è chiaro: non serve essere Alex Zanardi per vivere una vita piena. La felicità, suggerisce, si costruisce a partire dalle cose più semplici.


Il ricordo della famiglia e degli atleti

Prima dell’intervento del figlio, la cognata Barbara aveva tracciato un ritratto altrettanto intenso, definendo Zanardi un “combattente” e sottolineando quanto fosse grande il mondo di affetto che lo circondava.

Un pensiero rivolto anche alla famiglia: la madre Anna, già segnata da lutti profondi, la moglie Daniela, sempre al suo fianco nei momenti più difficili.

Accanto alla famiglia, anche gli atleti del progetto Obiettivo 3, che lo hanno ricordato come una guida capace di accompagnarli nel percorso di rinascita dopo incidenti e malattie. Per molti di loro, Zanardi è stato più di un mentore: un punto di riferimento umano, prima ancora che sportivo.


L’eredità di un esempio che va oltre lo sport

Il filo che unisce tutti gli interventi è lo stesso: Alex Zanardi non è stato solo un atleta straordinario, ma una presenza capace di incidere profondamente nella vita degli altri.

Un uomo che ha insegnato a ripartire da ciò che resta, senza restare prigionieri di ciò che si è perso. Un messaggio che, nelle parole del figlio, trova una sintesi semplice ma potente.

Perché, come ha ricordato Niccolò, la grandezza non sta solo nelle imprese, ma nella capacità di vivere ogni giorno con un sorriso.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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