Da Valeria Bruni Tedeschi a Matilda De Angelis, la notte dei David si trasforma in un grido d’allarme sul futuro del cinema italiano
Più che una semplice serata di premi, quella dei David di Donatello si è trasformata in una lunga e articolata protesta sullo stato del cinema italiano. Sul red carpet di Cinecittà e durante la diretta televisiva si sono alternate accuse, appelli e riflessioni amare sul futuro dell’industria culturale italiana, tra richiami politici, denunce di impoverimento culturale e solidarietà alle maestranze in protesta all’esterno degli studi. Da segnalare la standing ovation per il regista Gianni Amelio che ha ricevuto il David alla Carriera.
Aurora Quattrocchi miglior attrice protagonista, il riconoscimento a 83 anni
Tra gli ospiti della serata: Annalisa, Tommaso Paradiso, Stefania Sandrelli che ha consegnato il Premio Speciale Cinecittà a Vittorio Storaro. Riconoscimento speciale anche per Ornella Muti.
Aurora Quattrocchi vince il premio David di Donatello come miglior attrice protagonista per ‘Gioia mia’ di Margherita Spampinato. L’attrice, palermitana di adozione, a 83 anni conquista il premio più’ importante del cinema italiano. “Mi auguro che il cinema abbia sempre più successo e gioia, gioia mia. Che riaprano le sale cinematografiche, non se ne può più di quelle sale micragnose” – ha dichiarato.
Francesco Sossai per ‘Le città di pianura’ ha incassato il premio per la miglior regia mentre il David per miglior attore protagonista è andato a Sergio Romano per il film Le città di pianura. Il film ‘Le assaggiatrici’ di Silvio Soldini ha vinto il premio ‘ David giovani’ in occasione della 71/a edizione dei Premi.
Le parole di Valeria Bruni Tedeschi
A scuotere maggiormente la serata sono state le parole di Valeria Bruni Tedeschi, che dal tappeto rosso ha parlato apertamente di un cinema “messo sotto un coperchio” in alcuni momenti storici del Paese. “C’è stato un periodo nella storia in cui il cinema italiano è stato quasi messo sotto un coperchio dai regimi, quello fascista e da Berlusconi. Perciò è molto pericoloso questo, il cinema è fragile”.
Una dichiarazione forte, pronunciata davanti ai giornalisti nel pieno della serata più importante del cinema italiano, e destinata inevitabilmente a far discutere.
L’attrice ha poi allargato il discorso alla crisi che attraversa il settore, facendo riferimento anche alla protesta delle maestranze fuori da Cinecittà.
“Penso che avremmo potuto essere anche noi lì a protestare. C’è un movimento in cui attori, registi, produttori, tecnici e tutti coloro che lavorano nel cinema tirano un allarme”.
Secondo Bruni Tedeschi, il rischio è che il cinema perda la propria funzione culturale e intellettuale: “Se non c’è intelligenza, il cinema può essere in pericolo”.
La protesta delle maestranze fuori da Cinecittà
Mentre all’interno degli studi si celebravano i premi, all’esterno i lavoratori del settore manifestavano per denunciare la crisi che sta colpendo produzioni e occupazione.
Una protesta che ha trovato eco anche sul palco e sul red carpet grazie a numerosi artisti che hanno scelto di esporsi pubblicamente.
Tra loro Matilda De Angelis, premiata come miglior attrice non protagonista, che ha parlato di un “impoverimento culturale” del Paese.
“Mi dispiace che si debba arrivare a umiliare un’intera categoria per ricordarci che esistono lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che per me sono una famiglia”.
L’attrice ha poi aggiunto: “Mi dispiace che la cultura non sia al centro del nostro Paese. Non capisco perché ci siamo lasciati abbrutire e umiliare invece di essere indomiti”.
“Ho il cuore pesante”: lo sfogo di Matilda De Angelis
Durante gli incontri con la stampa, Matilda De Angelis (miglior attrice non protagonista) è tornata sul tema con parole ancora più dure e personali.
“Sono triste, sono anche arrabbiata. Da un lato sono felice di essere qui, ma dall’altro ho il cuore pesante: la mia famiglia sta morendo ed è in sofferenza”.
L’attrice ha ricordato il ruolo spesso invisibile delle maestranze nel mondo del cinema.
“Noi attori arriviamo alla fine di un processo che inizia molto tempo prima di noi, ma abbiamo i riflettori puntati contro. È fondamentale ricordare chi non è qui dentro stasera”.
Un intervento accolto con attenzione in una serata già segnata da un clima molto diverso rispetto alle tradizionali celebrazioni glamour dei David.
Lino Musella e il riferimento alla Palestina
A far discutere è stato anche l’intervento di Lino Musella, premiato come miglior attore non protagonista.
Nel ricevere il David, l’attore ha citato Robert De Niro: “L’arte è una minaccia per gli autocrati e i fascisti”.
Musella ha poi aggiunto: “Voglio ringraziare gli uomini e le donne della Global Sumund Flottilla e chi si batte contro gli orrori del mondo. Non smetterò mai di dire: Palestina libera”.
Parole che hanno ulteriormente accentuato il tono politico e sociale della cerimonia.
Flavio Insinna: “Un Paese che smette di sognare”
Anche Flavio Insinna, aprendo la cerimonia insieme a Bianca Balti, ha affrontato il tema della crisi del settore.
“Un Paese che non difende i cinema e i film nostri da produrre è un Paese che smette di sognare”.
Una frase che ha sintetizzato il clima della serata: meno celebrazione e più preoccupazione per il futuro dell’industria cinematografica italiana.
Valeria Golino: “Servono discussioni serie”
Più prudente ma comunque critica la posizione di Valeria Golino, che ha invitato a evitare scontri ideologici ma ha confermato l’esistenza di problemi profondi.
“Ci sono tante emergenze. Spero che questo possa essere l’inizio di un momento in cui le cose vengono veramente discusse seriamente”.
L’attrice ha sottolineato la necessità di trovare un equilibrio tra istituzioni e industria cinematografica, senza trasformare il dibattito in uno scontro politico permanente.
Arisa incanta con Smile di Chaplin
Nel corso della serata Arisa si è esibita con il brano ‘Smile’, composto da Charlie Chaplin nel 1936 come tema musicale del film ‘Tempi moderni’. La melodia rimase senza titolo fino al 1954, quando John Turner e Geoffrey Parsons aggiunsero un testo alla composizione. Un brano che arrivò al successo mondiale cantato dal grande Nat King Cole. Su richiesta del conduttore Flavio Insinna, Arisa intona a cappella ‘Canta ancora’, il brano che ha interpretato per il film ‘Il ragazzo dai pantaloni rosa’. “Vive il cinema”, dice lasciando il palco alla fine dell’esibizione.
La protesta all’esterno delle maestranze
All’esterno del complesso i lavoratori del mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo hanno celebrato i ‘Contro David, la festa degli invisibili’. Si tratta della protesta indetta dal sindacato USB per chiedere il rinnovo dei contratti, fermi da 27 anni:
“Oggi qui portiamo la denuncia delle decine di migliaia di lavoratori, maestranze e troupe che rendono possibile l’eccellenza del cinema italiano che si festeggia a poche centinaia di metri da qui”, afferma Vincenzo Lauricella, del coordinamento nazionale lavoro privato dell’USB, che sottolinea come “da 27 anni non hanno un contratto collettivo rinnovato”, che vuol dire che “da oltre un quarto di secolo questi lavoratori lavorano senza regole, senza limiti all’orario straordinario e con paghe contrattate giornalmente sul set”.
Una notte diversa per il cinema italiano
La 71esima edizione dei David di Donatello si chiude così con un’immagine insolita: quella di un mondo dello spettacolo che, almeno per una sera, ha scelto di mettere in secondo piano il glamour per parlare apertamente di precarietà, crisi produttiva e futuro culturale del Paese.
Più che una premiazione, una richiesta collettiva di attenzione.

