Gennaro CasseseGennaro Cassese

Garlasco, nuovi dubbi sugli interrogatori di Sempio: ‘Nel verbale mancano passaggi decisivi’

Il delitto di Garlasco continua a riaprirsi su fronti sempre nuovi. Dopo la nuova indagine che vede Andrea Sempio al centro dell’attenzione della Procura di Pavia, sotto i riflettori finiscono ora anche le modalità con cui vennero gestiti alcuni interrogatori chiave e diversi atti delle precedenti indagini.

A riportare il caso al centro del dibattito sono le dichiarazioni rilasciate al Tg1 da Gennaro Cassese, il carabiniere che interrogò Andrea Sempio il 4 ottobre 2008 quando quest’ultimo era ancora ascoltato come testimone.

Cassese ha difeso l’impianto di quell’interrogatorio, ma ha ammesso un’anomalia che oggi pesa nelle nuove contestazioni mosse dagli inquirenti: “L’unica cosa che farei è inserire l’orario di sospensione perché quello va messo”.

Il malore di Sempio e il verbale contestato

Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio quel lungo interrogatorio durante il quale Sempio avrebbe accusato un malore, tanto da richiedere – secondo le ricostruzioni – l’intervento del 118.

Eppure, nel verbale ufficiale non comparirebbe alcun riferimento né all’interruzione né all’arrivo dei soccorsi. Un dettaglio che la Procura considera particolarmente delicato nell’ambito delle nuove verifiche sul caso.

Lo stesso Cassese, però, sostiene oggi di non ricordare con precisione quanto accaduto quel giorno: “Non ricordo se si sentì male, se arrivò un’ambulanza o se ci fu un’interruzione”, ha spiegato.

Proprio durante quell’interrogatorio Sempio consegnò il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano, diventato negli anni uno degli elementi centrali del suo alibi.

La Procura punta il dito sulle “omissioni” delle vecchie indagini

Nelle nuove carte dell’inchiesta, i magistrati di Pavia parlano apertamente di “evidenti omissioni” nella gestione della precedente indagine archiviata nel 2017.

Secondo gli investigatori, diversi elementi raccolti all’epoca avrebbero meritato approfondimenti molto più accurati, soprattutto sui tabulati telefonici e sui movimenti di Andrea Sempio nei giorni del delitto di Chiara Poggi.

Tra i punti più delicati compare anche l’inchiesta parallela aperta a Brescia sulla presunta corruzione in atti giudiziari legata alla gestione della vecchia indagine. Al centro di quel filone c’è l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti.

A far scattare gli approfondimenti sarebbe stato un appunto trovato nell’agenda del padre di Andrea Sempio, con una frase ritenuta dagli inquirenti di “assoluto rilievo”.

Nel mirino anche il dna e la fuoriuscita degli atti

Le nuove indagini mettono in discussione anche il lavoro svolto negli anni passati sul dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi.

I pm criticano duramente le conclusioni del genetista Francesco De Stefano, sostenendo che alcune sue dichiarazioni rese durante il processo fossero caratterizzate da “imprecisioni, inesattezze e falsità”.

Altro fronte delicatissimo riguarda la presunta fuoriuscita illegale di documenti riservati dell’indagine, successivamente finiti nella disponibilità della difesa di Sempio.

Gli investigatori stanno cercando di chiarire come alcuni atti siano potuti arrivare nel 2017 al generale Luciano Garofano, consulente della difesa.

Le nuove parole di Alberto Stasi

Nel frattempo emergono anche nuovi dettagli dall’interrogatorio reso da Alberto Stasi il 20 maggio 2025 davanti al procuratore di Pavia Fabio Napoleone.

Nel verbale, Stasi torna a raccontare il momento in cui entrò nella casa di Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007. Un passaggio centrale riguarda la porta interna dell’abitazione, che – secondo il suo racconto – non riusciva inizialmente ad aprire perché diversa da quelle a cui era abituato.

Stasi ha inoltre ribadito di non aver acceso alcuna luce entrando nella villetta, precisando di aver avuto soltanto una “percezione della scena” prima dell’arrivo dei soccorsi.

Negli ultimi mesi il caso Garlasco sta assumendo contorni sempre più complessi perché la nuova inchiesta non si limita a rivalutare gli elementi contro Andrea Sempio, ma finisce inevitabilmente per rimettere in discussione anche il modo in cui alcune prove e testimonianze vennero gestite quasi vent’anni fa.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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