Andrea Semio si è confrontato a Quarto Grado con gli opinionistiAndrea Sempio

Andrea Sempio e la svolta nell’inchiesta di Garlasco: cosa c’è dietro le nuove accuse

Il nuovo impianto accusatorio della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco rischia di cambiare radicalmente la lettura di uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi vent’anni. Al centro dell’inchiesta c’è oggi Andrea Sempio, indicato dagli inquirenti come unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.

Secondo la Procura, gli elementi raccolti negli ultimi mesi non solo aggraverebbero la posizione di Sempio, ma finirebbero anche per indebolire il movente attribuito in passato a Alberto Stasi, l’ex fidanzato della giovane, condannato in via definitiva a 16 anni.

La frase dei pm che pesa sull’inchiesta

Il 6 marzo, durante la convocazione in Procura a Pavia, Andrea Sempio – che si è avvalso della facoltà di non rispondere – si sarebbe sentito contestare un quadro accusatorio durissimo.

Secondo quanto emerge dagli atti, i pm ipotizzano che contro Chiara Poggi vi sia stata un’aggressione nata dopo un rifiuto. Nelle carte si parla infatti di un’azione diventata “cieca e sproporzionata”, fino a un vero e proprio “annientamento furioso concentrato sul volto e la testa”.

Per gli inquirenti, il possibile movente sarebbe collegato a un tentativo di approccio sessuale da parte di Sempio, ricostruzione che, secondo la Procura, troverebbe riscontri nei nuovi elementi emersi durante la riapertura delle indagini.

Un passaggio centrale dell’inchiesta riguarda anche il cosiddetto “movente pornografico” attribuito negli anni ad Alberto Stasi. La Procura ritiene oggi che quella pista sia priva di fondamento, mentre gli accertamenti più recenti avrebbero portato l’attenzione su Andrea Sempio.

Le presunte bugie e il nodo della chiavetta usb

Nelle carte dell’indagine, gli investigatori contestano a Sempio una lunga serie di presunte menzogne che avrebbe sostenuto nel corso degli ultimi vent’anni.

Tra gli elementi citati c’è lo scontrino di un parcheggio usato come alibi il giorno del delitto. Secondo l’accusa, quel documento gli sarebbe stato consegnato dalla madre per costruire una copertura temporale.

Sotto la lente ci sono poi le telefonate fatte alla famiglia Poggi, comprese quelle rivolte a Marco Poggi mentre si trovava in vacanza in Trentino nel giorno dell’omicidio.

Uno dei punti più delicati riguarda però una pen drive custodita nella casa dei Poggi, dove sarebbe stato presente un video intimo tra Chiara e Alberto Stasi. Secondo gli inquirenti, Sempio avrebbe potuto accedere a quel contenuto.

Durante un interrogatorio, Marco Poggi avrebbe ipotizzato che Andrea Sempio possa aver preso la chiavetta dalla camera della sorella per poi portarla via.

Il foglietto gettato nel cestino e le parole finite agli atti

Tra gli elementi inseriti nel fascicolo compare anche un foglietto che Sempio avrebbe gettato in un’isola ecologica il 26 febbraio dello scorso anno, giorno in cui era stato convocato in caserma.

Secondo i pm, sul foglio erano presenti appunti legati all’approccio con le donne e parole ritenute sospette dagli investigatori, tra cui “campanello”, “finestra da fuori” e soprattutto “assassino”.

La difesa ha però respinto con forza questa interpretazione. L’avvocato Liborio Cataliotti ha spiegato che quei fogli sarebbero stati semplicemente appunti preparatori per un contenuto audio legato a uno spettacolo teatrale.

Perché la nuova inchiesta potrebbe cambiare tutto

Il nuovo filone investigativo sta provocando inevitabili interrogativi anche sulla condanna definitiva di Alberto Stasi. La Procura di Pavia, pur senza cancellare il giudicato, sta infatti costruendo un quadro che attribuisce ad Andrea Sempio un ruolo centrale nel delitto.

Gli stessi pm precisano che alcuni materiali trovati nei dispositivi sequestrati all’indagato non costituiscono da soli prove dirette dell’omicidio, ma potrebbero rafforzare la lettura complessiva del caso.

Negli ultimi mesi il delitto di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione pubblica proprio perché le nuove indagini sembrano mettere in discussione certezze considerate definitive per anni. E il punto più delicato, adesso, riguarda proprio questo: capire se i nuovi elementi raccolti siano davvero sufficienti a riscrivere una delle pagine giudiziarie più controverse della cronaca italiana.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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