Non ce l'ha fatta il bimbo di 18mesi ritrovato in fin di vita nell'auto chiusaNon ce l'ha fatta il bimbo di 18mesi ritrovato in fin di vita nell'auto chiusa

Il dramma a Marsiglia, in Francia, dove un bambino di appena 18 mesi è morto dopo essere stato trovato in stato di ipertermia all’interno di un’auto parcheggiata

Un’altra tragedia legata al caldo estremo scuote la Francia. A Marsiglia, un bambino di appena 18 mesi è morto dopo essere stato trovato in gravissime condizioni all’interno di un’auto parcheggiata nel campus universitario dell’ospedale La Timone. Il piccolo era stato soccorso in stato di ipertermia, ma i tentativi dei medici di salvargli la vita si sono rivelati inutili.

La vicenda si è consumata nei giorni in cui gran parte dell’Europa è alle prese con temperature eccezionalmente elevate e rappresenta l’ennesimo dramma provocato dall’ondata di calore.

Il padre avrebbe dimenticato il figlio in auto

Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori francesi, il bambino sarebbe rimasto per diverse ore all’interno della vettura parcheggiata nel campus universitario.

Le prime informazioni raccolte indicano che il padre, dipendente della struttura, avrebbe dovuto accompagnare il figlio all’asilo nido, ma lo avrebbe invece dimenticato nell’automobile prima di iniziare il turno di lavoro.

L’allarme è scattato quando il piccolo è stato trovato privo di sensi all’interno dell’abitacolo.

I vigili del fuoco di Marsiglia sono intervenuti poco dopo le 13.30, trasportando il bambino d’urgenza al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale La Timone.

Le sue condizioni erano già disperate a causa della gravissima ipertermia provocata dalle temperature che, in quelle ore, oscillavano tra 27 e 34 gradi.

Nonostante il ricovero immediato, il bambino è deceduto poco dopo. Secondo la stampa locale, la morte sarebbe sopraggiunta il giorno successivo al ricovero.

Indagini aperte sulla tragedia

La Procura ha aperto un’indagine per ricostruire con precisione quanto accaduto.

Gli investigatori stanno cercando di stabilire per quanto tempo il bambino sia rimasto chiuso nell’auto e verificare tutte le responsabilità.

Secondo diverse fonti francesi, il veicolo era parcheggiato nel campus universitario dell’ospedale La Timone, dove il padre lavora.

La dinamica è ora al vaglio degli inquirenti, che stanno ascoltando i testimoni e ricostruendo gli spostamenti dell’uomo nelle ore precedenti al ritrovamento.

Non è un caso isolato: altri bambini morti nelle auto roventi

La tragedia di Marsiglia arriva in una settimana drammatica per la Francia.

Poche ore prima, un bambino di 3 anni è stato trovato morto in un’auto a Saint-Gratien, nell’hinterland di Parigi, dopo essersi allontanato dalla sorveglianza dei genitori.

Ancora più drammatico quanto accaduto a Carpentras, dove due fratellini di 2 e 4 anni sono stati trovati privi di sensi nell’automobile di famiglia parcheggiata nel garage dell’abitazione.

Tre episodi distinti che hanno riportato l’attenzione sui rischi mortali legati alle vetture esposte al sole durante le giornate più calde.

L’ondata di calore continua a fare vittime

L’emergenza climatica che sta investendo la Francia continua intanto a provocare conseguenze sempre più pesanti.

Oltre ai casi dei bambini rimasti intrappolati nelle auto, le autorità francesi hanno registrato numerosi decessi tra persone fragili, diversi senza fissa dimora morti per le alte temperature e oltre quaranta annegamenti avvenuti negli ultimi giorni.

Gli esperti ricordano che all’interno di un’automobile parcheggiata al sole la temperatura può aumentare rapidamente fino a superare i 50-60 gradi, trasformando l’abitacolo in una vera e propria trappola mortale anche quando all’esterno i valori sembrano non particolarmente estremi.

Per questo le autorità continuano a ribadire un appello che ogni estate viene ripetuto con forza: non lasciare mai un bambino da solo in auto, nemmeno per pochi minuti. In condizioni di caldo intenso, infatti, bastano pochissimo tempo e pochi gradi in più perché la situazione diventi irreversibile.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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