La 59enne era stata colta da un arresto cardiaco durante la rimozione delle protesi
La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sulla morte di Stefania Verardi, 59 anni, deceduta dopo alcuni giorni di ricovero in terapia intensiva in seguito a un arresto cardiaco avvenuto durante un intervento chirurgico in una clinica privata di Scorrano, nel Salento. Gli accertamenti dovranno chiarire cosa sia accaduto durante la procedura e se vi siano eventuali responsabilità.
Nel fascicolo aperto dalla magistratura risultano iscritti tre operatori sanitari della struttura privata, un atto dovuto che consentirà lo svolgimento degli accertamenti irripetibili, a partire dall’autopsia.
Il malore durante l’intervento nella clinica privata
La vicenda risale allo scorso 2 luglio, quando la donna si era sottoposta a un intervento di rimozione e sostituzione delle protesi al seno in una clinica privata di medicina estetica di Scorrano.
Durante la procedura, però, qualcosa è andato storto. La 59enne è stata colta da un improvviso arresto cardiaco e ha perso conoscenza. Il personale sanitario ha immediatamente allertato il 118, che ha avviato le manovre di rianimazione prima del trasferimento d’urgenza all’ospedale di Scorrano.
Le sue condizioni sono apparse fin da subito estremamente critiche. Nei giorni successivi è stata trasferita nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove i medici hanno tentato ogni possibile trattamento, ma il quadro clinico è progressivamente peggiorato fino all’accertamento della morte cerebrale. Il decesso è stato dichiarato nelle scorse ore.
Tre indagati e autopsia per chiarire le cause
Dopo la morte della donna, la Procura di Lecce ha disposto l’apertura di un’inchiesta. Nel registro degli indagati sono stati iscritti tre componenti del personale sanitario della clinica privata dove era stato eseguito l’intervento.
L’iscrizione rappresenta un passaggio tecnico previsto dalla legge per permettere agli indagati di partecipare, con eventuali consulenti di parte, agli accertamenti irripetibili.
La salma di Stefania Verardi è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria e sarà sottoposta ad autopsia, esame ritenuto fondamentale per stabilire con precisione le cause del decesso e ricostruire quanto accaduto durante l’operazione. Sul caso stanno svolgendo le indagini i Carabinieri, coordinati dalla Procura.
L’ultimo gesto di Stefania: la donazione degli organi
Nonostante la tragedia, la volontà espressa in vita dalla donna ha permesso di compiere un gesto di straordinaria solidarietà. Dopo l’accertamento della morte cerebrale è stata infatti avviata la procedura di donazione degli organi.
Grazie al consenso già manifestato da Stefania Verardi sono stati donati cuore, fegato, reni e cornee, offrendo una nuova possibilità di vita a diversi pazienti in attesa di trapianto.
L’intervento ha coinvolto le équipe specialistiche dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce e professionisti provenienti da diversi centri.
Il cordoglio della Asl Lecce
Il direttore generale della Asl Lecce, Gianluca Capochiani, ha espresso vicinanza ai familiari della donna, sottolineando il valore della scelta compiuta.
«La donazione di organi rappresenta uno degli atti più alti di solidarietà e di responsabilità civile», ha dichiarato, ringraziando tutto il personale sanitario impegnato nelle delicate operazioni di prelievo e trapianto.
Quella di Stefania Verardi è la quinta donazione multiorgano effettuata dall’inizio dell’anno all’ospedale Vito Fazzi di Lecce.
Ora saranno gli esiti dell’autopsia e delle indagini della Procura a fare piena luce sulle cause dell’arresto cardiaco e a verificare se durante l’intervento siano state rispettate tutte le procedure previste.

