Respinta l’istanza di differimento della pena
Per Mario Roggero non cambia nulla. Il gioielliere di Grinzane Cavour resterà nel carcere di Bollate dopo che l’Ufficio di Sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta di differimento dell’esecuzione della pena presentata dalla difesa. L’obiettivo era ottenere la sospensione temporanea della detenzione in attesa della decisione sulla domanda di grazia indirizzata al Presidente della Repubblica.
L’uomo sta scontando la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo durante l’assalto alla sua gioielleria, avvenuto nel 2021.
La decisione rappresenta un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria che continua a far discutere e che, dopo la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, resta al centro del dibattito pubblico e politico.
Perché è stata respinta la richiesta
Nel provvedimento firmato dal magistrato di sorveglianza Elena Massucco viene spiegato che non esistono i presupposti per un intervento urgente.
Secondo il giudice, la difesa non avrebbe indicato “circostanze di necessità e urgenza” tali da giustificare un provvedimento cautelare. Inoltre viene ricordato che il differimento dell’esecuzione della pena è uno strumento previsto soprattutto per pene brevi e può essere applicato quando il condannato non ha ancora iniziato a scontare la condanna.
Roggero, invece, si è costituito spontaneamente venerdì scorso ed è entrato nel carcere di Bollate nel tardo pomeriggio. La richiesta del suo legale, l’avvocato Stefano Marcolini, era stata depositata poche ore prima dell’ingresso in carcere.
La speranza della famiglia resta la grazia
La famiglia del gioielliere non nasconde la delusione ma continua a confidare in un esito diverso.
A parlare è stata la figlia Laura Roggero, che ha ribadito la speranza di ottenere almeno una misura alternativa alla detenzione.
“Manteniamo la speranza che possa esserci una soluzione, attraverso i domiciliari oppure con la concessione della grazia, anche considerando l’età di nostro padre.”
Parallelamente resta infatti aperta la richiesta di grazia presentata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dalla moglie di Roggero, Mariangela Sandrone.
Nell’istanza la donna sostiene che la condanna definitiva rappresenti, di fatto, “una sorta di ergastolo” per il marito e una pesantissima conseguenza anche per l’intera famiglia e per l’attività della gioielleria.
La vicenda passa ora al Tribunale di Sorveglianza
La decisione definitiva sul differimento della pena non è però ancora chiusa.
Gli atti saranno infatti trasmessi al Tribunale di Sorveglianza di Torino, che dovrà pronunciarsi dopo aver acquisito tutta la documentazione necessaria, comprese le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, depositate nelle prossime settimane.
Nel frattempo si è aperta anche una questione procedurale sulla competenza territoriale tra gli uffici di sorveglianza di Torino e Milano, con quest’ultimo che ha sollevato un conflitto di competenza rimettendo la questione alla Suprema Corte.
La difesa: “C’è un cortocircuito procedurale”
Secondo Sergio Novani, consulente del collegio difensivo, la richiesta era stata depositata quando Roggero era ancora formalmente libero e, pertanto, la competenza sarebbe già stata individuata.
Per questo motivo la difesa ritiene che il successivo rigetto presenti criticità sotto il profilo procedurale e auspica che la Cassazione intervenga rapidamente per chiarire quale magistrato debba pronunciarsi nel merito della richiesta.
Le reazioni dopo la decisione
Intanto il clima attorno alla vicenda resta particolarmente acceso.
Il procuratore capo di Milano Marcello Viola ha invitato ad abbassare i toni dopo gli attacchi rivolti ai magistrati sui social network, sottolineando la necessità di rispettare il lavoro della magistratura e attendere le motivazioni delle sentenze prima di formulare giudizi.
Anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha richiamato alla prudenza, ricordando che il diritto alla legittima difesa non può trasformarsi nella legittimazione di qualsiasi reazione.
Diversa la posizione della deputata della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone, che ha invitato Roggero ad avviare un percorso di riflessione e pentimento.
Con il rigetto dell’istanza, dunque, Mario Roggero resta nel carcere di Bollate, mentre la battaglia legale della famiglia prosegue tra il procedimento davanti al Tribunale di Sorveglianza e la richiesta di grazia indirizzata al Quirinale.

