L’artista non binary, rivelazione di Amici e protagonista a Sanremo Giovani, racconta per la prima volta cosa ha significato l’intervento e perché ha deciso di condividere oggi quelle immagini.
A distanza di un anno dall’intervento di chirurgia al torace, Senza Cri ha scelto di raccontare pubblicamente una delle esperienze più intime della sua vita. L’artista 26enne, conosciuto dal grande pubblico grazie alla partecipazione ad Amici e successivamente a Sanremo Giovani, ha pubblicato sui social una fotografia a torso nudo accompagnata da poche parole: «La mente in burrasca, ma il cuore pulito. Questo sono io».
Un gesto che arriva solo oggi, nonostante l’operazione risalga a diversi mesi fa. Una scelta maturata dopo aver superato paure, insicurezze e il timore di esporsi al giudizio del pubblico.
Il motivo del lungo silenzio
Per diverso tempo Senza Cri ha preferito vivere questa trasformazione lontano dai riflettori. Pur essendosi già esibito dopo l’intervento, aveva deciso di non affrontare pubblicamente l’argomento.
L’artista ha spiegato di aver avuto paura delle reazioni e dei commenti che inevitabilmente sarebbero arrivati sui social. Con il tempo, però, ha compreso che evitare di parlarne non avrebbe cambiato l’atteggiamento di chi è pronto a criticare qualsiasi scelta.
Oggi, invece, sente di poter condividere quel percorso con maggiore serenità.
«Dopo l’intervento sono sempre la stessa persona»
Tra i messaggi affidati ai social e alle recenti interviste, Senza Cri ha voluto chiarire un concetto che considera fondamentale: l’operazione non ha cambiato la sua identità.
Ha spiegato che il suo carattere, la sua sensibilità e il suo modo di vivere sono rimasti gli stessi di prima.
L’intervento gli ha permesso semplicemente di sentirsi finalmente in sintonia con il proprio corpo.
Per la prima volta, racconta, riesce a vivere esperienze quotidiane che in passato evitava: stare al mare, prendere il sole, sentire la sabbia sulla schiena senza il peso di un disagio che lo accompagnava da anni.
Gli anni del binding e la sensazione di soffocare
Uno dei passaggi più delicati del racconto riguarda il periodo precedente all’intervento.
Per molto tempo Senza Cri ha fatto ricorso al binding, una pratica che consiste nel comprimere il torace attraverso fasce o indumenti contenitivi.
Ha descritto quei momenti come una continua limitazione, sia fisica che psicologica.
Ogni giornata iniziava con una lunga preparazione, tra fasciature e medicazioni, mentre sul palco viveva costantemente con la paura che qualcosa potesse notarsi durante un movimento o una coreografia.
Una situazione che, secondo il cantante, gli dava la sensazione di “soffocare”, non solo dal punto di vista fisico ma anche emotivo.
Le cicatrici e il nuovo rapporto con il proprio corpo
L’impatto con il nuovo corpo non è stato immediato.
Senza Cri racconta di aver provato inizialmente un senso di smarrimento vedendo le cicatrici dopo l’operazione.
Con il passare delle settimane, però, quel sentimento ha lasciato spazio a una nuova consapevolezza.
Ha paragonato il proprio percorso al kintsugi, l’antica tecnica giapponese che ripara gli oggetti in ceramica utilizzando l’oro per valorizzarne le fratture.
Per l’artista, quelle cicatrici non rappresentano più una ferita, ma il simbolo di un cambiamento che gli ha restituito equilibrio.
Il sostegno della terapia e delle persone più vicine
Nel suo percorso, racconta, un ruolo decisivo lo hanno avuto la famiglia, gli amici e il supporto psicologico.
Senza Cri ha spiegato che affrontare un percorso terapeutico gli ha dato gli strumenti necessari per prendere decisioni importanti con maggiore consapevolezza.
Fondamentale anche la vicinanza della cantante Antonia Nocca, conosciuta durante l’esperienza ad Amici.
L’artista ha raccontato quanto sia stato importante sentirsi accolto e amato senza dover nascondere nulla di sé.
La musica come strumento di dialogo
Pur affrontando temi personali e identitari, Senza Cri precisa di non voler fare politica attraverso la propria esposizione pubblica.
Il suo obiettivo, spiega, è utilizzare la musica per raccontare esperienze autentiche che possano aiutare chi vive situazioni simili.
Secondo il cantante, condividere la propria storia significa offrire un punto di riferimento a chi, soprattutto in giovane età, fatica a trovare risposte e teme di sentirsi solo.
Nel frattempo continua il suo percorso artistico: dopo l’uscita del singolo “Notte selvaggia”, è impegnato nel tour estivo e il 17 agosto sarà tra gli ospiti del Jova Summer Party di Barletta, mentre è già al lavoro sui nuovi brani che pubblicherà nei prossimi mesi.

