Amir è morto dopo essere uscito per allenarsi sulla costa di Wollongong
È partito da Latina tre anni fa, con il desiderio di ricominciare dall’altra parte del mondo. In Australia aveva trovato lavoro come chef, continuando a coltivare quella passione per lo sport che aveva sempre accompagnato la sua vita. Amir El Ghayesh aveva 32 anni quando la sua storia si è interrotta improvvisamente, a migliaia di chilometri dalla famiglia e dagli amici.
La mattina del 9 agosto era uscito per allenarsi in mare sulla costa di Wollongong, come faceva abitualmente. Questa volta, però, Amir non è più tornato.
La sua morte ha lasciato un enorme dolore tra le persone che lo conoscevano e ha spinto alcuni amici a organizzare una raccolta fondi online per sostenere la famiglia nelle spese necessarie a riportare la salma in Italia.
Chi era Amir, il ragazzo partito da Latina per l’Australia
Nato a Latina da madre italiana e padre egiziano, Amir aveva costruito nel capoluogo pontino il proprio percorso professionale nel mondo della ristorazione.
Tre anni fa la decisione di partire per l’Australia. Un cambiamento radicale, affrontato con la voglia di mettersi alla prova e costruire un futuro lontano da casa.
Anche dall’altra parte del mondo non aveva però abbandonato il lavoro che aveva imparato in Italia: aveva continuato a fare lo chef, mentre lo sport era rimasto una componente fondamentale della sua quotidianità.
Chi gli era vicino lo descrive come una persona generosa, rispettosa e sempre pronta ad aiutare gli altri. Un ragazzo con una grande voglia di vivere e la determinazione necessaria per affrontare le difficoltà.
Il suo motto era “Never Give Up”, non mollare mai. Parole che, secondo gli amici, rappresentavano pienamente il suo modo di affrontare la vita.
L’ultimo allenamento in mare a Wollongong
La mattina del 9 agosto Amir era uscito per il suo consueto allenamento sulla costa di Wollongong, località australiana dove viveva.
Quella che doveva essere una normale giornata è diventata invece l’ultima della sua vita.
La notizia della sua scomparsa ha raggiunto rapidamente la famiglia e gli amici, lasciando tutti sotto choc. Amir si trovava lontano da Latina, lontano dai suoi affetti più cari e dalla comunità nella quale era cresciuto.
Ora, mentre resta il dolore per una morte improvvisa, per i suoi amici c’è un obiettivo concreto: riportare Amir in Italia.
La raccolta fondi per riportarlo a casa
Per affrontare le spese è stata aperta una raccolta sulla piattaforma GoFundMe, con un obiettivo fissato a 18mila euro.
La famiglia ha comunicato che i costi attualmente stimati per il rimpatrio dall’Australia, insieme alle pratiche necessarie e alle successive spese funerarie e di sepoltura, ammontano a circa 15mila euro.
La cifra della raccolta è stata quindi fissata più in alto, prevedendo un margine per eventuali imprevisti e per gli ulteriori costi legati a un trasferimento internazionale particolarmente complesso.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori, la raccolta ha già superato quota 16mila euro, avvicinandosi dunque all’obiettivo.
«Abbiamo aperto questa raccolta fondi per aiutare la famiglia di Amir ad affrontare le spese necessarie per riportarlo a casa dall’Australia», ha scritto l’amico Davide nel messaggio pubblicato sulla pagina dedicata ad Amir.
«Dall’Australia all’Italia. Fino a casa»
L’appello degli amici è rivolto soprattutto alla comunità di Latina, la città nella quale Amir era nato e cresciuto.
L’obiettivo non è soltanto sostenere economicamente una famiglia che deve affrontare una spesa improvvisa e molto elevata, ma permettere alle persone che hanno conosciuto e amato Amir di dargli l’ultimo saluto nella sua terra.
«Ogni donazione, anche piccola, può aiutare Amir a tornare a casa», è il senso dell’appello lanciato attraverso la raccolta.
Un messaggio che racchiude anche il percorso compiuto dal giovane negli ultimi anni: tre anni prima era stato Amir a lasciare Latina per affrontare un lungo viaggio verso l’Australia, inseguendo un progetto di vita.
Ora gli amici chiedono alla sua città di accompagnarlo nel viaggio opposto.
Dall’Australia all’Italia. Fino a casa.
Perché quel ragazzo che aveva fatto del “Never Give Up” il proprio motto possa tornare nella città dove era nato, accanto alla sua famiglia e alle persone che gli hanno voluto bene.

