Il difensore dell’imprenditore conferma dopo l’interrogatorio di garanzia a Rebibbia
Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. La conferma arriva dal suo avvocato Sergio Cola al termine dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, nel carcere romano di Rebibbia. Secondo quanto riferito dal difensore, l’imprenditore avrebbe spiegato di aver commissionato l’azione con l’obiettivo di tutelare l’incolumità del giornalista, che a suo dire sarebbe stato esposto a diversi e pericolosi tentativi di aggressione.
Una svolta nell’inchiesta sull’attentato avvenuto nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del conduttore di Report, che aveva portato all’arresto di Lavitola, indicato dalla Procura come presunto mandante dell’azione.
L’ammissione durante l’interrogatorio
A riferire il contenuto dell’interrogatorio è stato direttamente l’avvocato Sergio Cola, che ha spiegato ai giornalisti quanto dichiarato dal proprio assistito.
«Ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato», ha detto il legale al termine dell’atto istruttorio.
Un’ammissione dunque che, sul piano investigativo, rappresenta un elemento di particolare rilievo. Lavitola avrebbe riconosciuto di aver avuto un ruolo di vertice nella vicenda contestata dagli inquirenti, ma avrebbe fornito una propria spiegazione sulla ragione per cui avrebbe deciso di far mettere in atto l’attentato.
Ed è proprio questo il punto centrale della versione fornita dall’imprenditore.
«Volevo tutelare l’incolumità di Ranucci»
Secondo quanto riferito dal suo difensore, Lavitola sostiene di aver agito per proteggere Ranucci.
L’imprenditore avrebbe infatti spiegato che il giornalista sarebbe stato destinatario di «parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo» e che l’obiettivo sarebbe stato anche quello di ottenere un innalzamento del livello di protezione nei suoi confronti.
Una ricostruzione che attribuisce quindi all’azione una finalità diversa rispetto a quella che potrebbe suggerire la natura stessa dell’attentato.
Cola ha insistito proprio su questo aspetto: secondo la versione del suo assistito, Ranucci sarebbe stato esposto a rischi concreti senza una protezione ritenuta adeguata.
«Dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggressione», ha ribadito il legale.
«Aveva soltanto due uomini di scorta»
Nella spiegazione fornita dall’avvocato emerge anche un particolare relativo alla protezione di Ranucci nel periodo in cui si sarebbe verificata la vicenda.
«Ranucci non aveva all’epoca una protezione, aveva soltanto due uomini di scorta», ha affermato Cola lasciando il carcere di Rebibbia.
Secondo la prospettiva illustrata dalla difesa, sarebbe stata dunque la preoccupazione per la sicurezza del giornalista a spingere Lavitola a commissionare l’attentato.
La dichiarazione del difensore si inserisce nel quadro investigativo già delineato dalla Procura e dal gip, ma introduce un elemento destinato ad alimentare il confronto sulle finalità dell’azione e sulle intenzioni attribuite all’imprenditore.
L’attentato e l’inchiesta
L’attentato contro Ranucci risale allo scorso ottobre e aveva provocato grande allarme. L’inchiesta ha portato gli investigatori a contestare a Lavitola il ruolo di presunto mandante dell’azione.
L’arresto dell’imprenditore ha rappresentato uno degli sviluppi più importanti delle indagini, mentre la ricostruzione dell’accaduto è stata affidata agli elementi raccolti dagli investigatori e alle valutazioni dell’autorità giudiziaria.
Ora l’interrogatorio di garanzia aggiunge un passaggio destinato a pesare sull’inchiesta: Lavitola, attraverso le dichiarazioni riferite dal suo avvocato, ha ammesso di essere il mandante.
Resta però da chiarire, nell’ambito del procedimento, la piena portata delle sue dichiarazioni e soprattutto la ricostruzione delle motivazioni che lo avrebbero spinto a commissionare l’attentato.
La versione fornita dalla difesa è infatti quella secondo cui l’obiettivo sarebbe stato proteggere Ranucci e favorire un rafforzamento della sua scorta, alla luce dei presunti rischi ai quali il giornalista sarebbe stato esposto.
Saranno ora gli ulteriori sviluppi dell’indagine e gli accertamenti dell’autorità giudiziaria a verificare la ricostruzione fornita da Lavitola e a definire tutti gli aspetti della vicenda.

