Il 39enne racconta l’aggressione avvenuta prima di Ferragosto: «Sono stato trascinato in un vicolo buio e colpito alla testa»
Una serata sulla spiaggia di Porto Istana, in Sardegna, si è trasformata in un’aggressione che Angelo Ratti, 39 anni, descrive come un episodio di violenza legato anche agli insulti ricevuti. Il livido sotto l’occhio è ancora visibile. Secondo il suo racconto, una trentina di ragazzi del posto, molti dei quali minorenni, lo avrebbe aggredito con calci e pugni, arrivando a colpirlo anche con una pietra.
Ratti ha denunciato quanto accaduto sia attraverso i social sia in questura. La denuncia ha portato all’avvio di un’inchiesta da parte della Procura di Tempio Pausania, mentre gli elementi raccolti sono ora a disposizione degli investigatori.
La serata a Porto Istana e l’aggressione
Ratti, che aveva compiuto 39 anni il giorno precedente al pestaggio, si trovava in Sardegna dopo un evento a Orosei e, prima del successivo appuntamento, si era fermato con la madre in un bar sulla spiaggia di Porto Istana.
Da lì era nata l’idea di organizzare una serata. «Siamo finiti in quella che crediamo sia stata una imboscata», racconta Ratti ricostruendo quei momenti.
All’inizio, secondo il suo racconto, tutto si sarebbe svolto senza problemi. La situazione sarebbe precipitata quando il gruppo stava raccogliendo l’attrezzatura per andare via.
«Il primo pugno e il primo insulto», ha raccontato Ratti al canale YouTube Don Alemanno, descrivendo poi una serie di pugni alla testa. A quel punto avrebbe alzato le braccia per chiarire di non voler reagire fisicamente e avrebbe definito quanto stava accadendo un’aggressione verbale e fisica che riteneva legata alla propria identità.
«Trascinato per terra e immobilizzato»
La situazione, secondo la testimonianza del 39enne, sarebbe ulteriormente degenerata. «Sono stato allontanato, trascinato per terra e immobilizzato», ha raccontato.
Nel tentativo di intervenire sarebbero entrati in scena anche altri componenti del collettivo. Una ragazza, secondo quanto riferito da Ratti, avrebbe riportato una ferita alla schiena. Sempre secondo il suo racconto, alla giovane sarebbe stata rivolta una frase minacciosa riferita al trattamento che avrebbe ricevuto se fosse stata un uomo.
Ratti sostiene poi di essere stato trascinato in un vicolo buio e colpito alla testa con una pietra.
Il racconto prosegue con un altro episodio che il 39enne ha riferito agli investigatori: il proprietario del locale avrebbe invitato il gruppo ad andarsene utilizzando anche un insulto omofobo. Quando sono arrivati i soccorsi, Ratti racconta inoltre che, mentre era ancora sanguinante, gli sarebbe stato chiesto se fosse omosessuale.
La denuncia e il contatto con il padre di un minorenne
La vicenda è arrivata anche nelle mani degli investigatori dopo la denuncia presentata da Ratti. Tra gli elementi a disposizione ci sarebbe anche il successivo contatto con il padre di uno dei ragazzi minorenni portati in questura.
Secondo quanto raccontato dal 39enne, l’uomo lo avrebbe inizialmente contattato proponendo di trovare un accordo, per poi passare ad atteggiamenti che Ratti ha descritto come «attacchi e minacce». Anche questi elementi, riferisce il protagonista della vicenda, sono ora a disposizione degli investigatori.
Ratti ha spiegato di ritenere che la situazione potesse essere gestita diversamente e che ciò che è accaduto sia sfuggito progressivamente di mano, trasformando quella che doveva essere una serata in «un delirio surreale che è durato tantissimo».
Chi è Angelo Ratti e perché chiede una discussione sui crimini d’odio
Ratti è tra gli ideatori di Biscotto della fortuna, progetto legato alla musica e al clubbing nato con l’obiettivo di mettere in contatto persone appartenenti a culture e sensibilità differenti, dagli italiani di seconda generazione al mondo queer. Il progetto prevede appuntamenti anche fuori dall’Italia, tra Helsinki e Berlino.
Dopo l’aggressione, la vicenda ha alimentato anche una discussione sulla necessità di una normativa specifica contro i crimini d’odio. Il tema è stato rilanciato dall’eurodeputato Alessandro Zan, secondo il quale una legge in materia «serve subito».
Ratti, però, dice di non voler trasformare quanto accaduto soltanto nella ricerca di un colpevole. L’episodio ha infatti prodotto anche una mobilitazione solidale e una raccolta fondi destinata all’associazione Milano Checkpoint.
«Io non cerco un colpevole, cerco una soluzione perché non avvenga mai più», ha detto Ratti, indicando così l’obiettivo che, dopo la denuncia e l’inchiesta, vorrebbe vedere al centro del dibattito.

