L’amico della 33enne: “Non le ho creduto, mi ha fatto vedere la corda”
È ancora avvolta nel mistero la morte di Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata senza vita il 23 agosto nella sua abitazione di Riposto, nel Catanese, dove era divampato anche un incendio. Un uomo, sposato e padre di due figli, è indagato per omicidio. Si tratta dell’amico che, secondo quanto riferito agli inquirenti, avrebbe avuto gli ultimi incontri con la donna e che nega di essere stato il suo fidanzato.
Il 49enne ha fornito la propria versione dei fatti, spiegando di essere andato a casa di Noemi dopo averle inviato diversi messaggi rimasti senza risposta. “Non ho chiamato la polizia perché mi sentivo in colpa per non aver dato credito alle sue parole sul suicidio”, ha dichiarato. Secondo il suo racconto, la notte precedente Noemi gli avrebbe manifestato l’intenzione di togliersi la vita, mostrandogli anche una corda e spiegandogli di aver visto su YouTube come realizzare il nodo.
Intervistato da La Vita in diretta Proietto ha riferito che Noemi era come una sorella minore. “La sua presenza mi comportava dei disagi a casa con i miei familiari. Mi trovavo un bivio… Non era un’ex fidanzata” – ha aggiunto l’uomo che ha smentito qualsiasi tipo di rapporto sentimentale con la donna. “Mi ha fatto vedere la corda”. Ma l’uomo, ha ribadito, non pensava che la 33enne sarebbe andata fino in fondo.
L’arrivo nella casa e il mistero dell’incendio
L’indagato sostiene di aver raggiunto l’abitazione intorno alle 2 di notte, scoprendo Noemi Impellizzeri ormai morta. “Ho telefonato a tutti i familiari senza ottenere risposta, poi mi ha richiamato sua madre e insieme siamo andati nella casa dove c’erano i pompieri a lavoro per il rogo”, ha raccontato.
Proprio l’incendio rappresenta uno degli elementi ancora da chiarire. Il suo legale, Ivan Siragusa, sottolinea che il cliente avrebbe trovato il corpo senza che nell’abitazione vi fossero segnali evidenti di un rogo: “All’interno dell’abitazione non c’era fumo, non c’erano scintille, non c’era nessun elemento che potesse far pensare a un incendio”.
La Procura di Catania lo ha iscritto nel registro degli indagati, precisando che si tratta di un atto necessario per consentire gli accertamenti irripetibili. L’autopsia, infatti, non avrebbe fornito un’indicazione univoca sulle cause e sulle modalità della morte, lasciando aperte più ipotesi.
Il legale: “Si professa assolutamente innocente”
L’avvocato Siragusa difende la posizione del proprio assistito e ribadisce la sua collaborazione con gli investigatori. “Il mio assistito è indagato perché è identificato quale persona che ha avuto gli ultimi incontri con la deceduta”, ha spiegato.
Secondo il legale, l’uomo avrebbe consegnato telefoni e altri elementi agli inquirenti, chiedendo anche di acquisire le immagini delle telecamere presenti nella zona per verificare i suoi spostamenti.
“Il mio cliente si professa assolutamente innocente, è dispiaciuto, è addolorato”, ha aggiunto Siragusa, descrivendo Noemi come un’amica che l’uomo avrebbe aiutato e sostenuto. Il legale ha inoltre precisato che la donna avrebbe avuto un fidanzato nei mesi precedenti e che, fino all’ultimo incontro con il suo assistito, sarebbe stata in compagnia di altre persone.
La famiglia ai funerali: “Vogliamo che venga fatta giustizia”
Nel giorno dei funerali, celebrati nella basilica di San Pietro a Riposto, la chiesa era gremita. In prima fila c’erano i familiari di Noemi e la madre, che ha affidato alla comunità una richiesta precisa: “Speriamo che chi ha fatto questo venga assicurato alla giustizia”.
Noemi lascia tre figli, due gemelli e una bambina, che vivono con la nonna materna. Per i legali della famiglia, Francesco Strano e Valeria Raciti, la priorità è arrivare alla verità.
“Vogliamo che venga fatta giustizia per questa povera ragazza”, hanno dichiarato, sottolineando che per la famiglia fare giustizia significa “accertare realmente i fatti e punire effettivamente la persona che ha commesso questo atroce delitto”.
I dubbi sul suicidio e gli accertamenti ancora in corso
I legali della famiglia riferiscono inoltre che il perito di parte ha assistito all’autopsia e che, a loro giudizio, esisterebbero elementi per escludere il suicidio tramite impiccagione.
Si tratta però di una valutazione della parte, mentre per il quadro definitivo bisognerà attendere la perizia del medico legale nominato dalla Procura e gli ulteriori accertamenti investigativi.
Il sequestro del telefono dell’indagato potrebbe risultare determinante per verificare la cronologia dei contatti e dei suoi spostamenti. Restano inoltre da ricostruire le circostanze dell’incendio e il rapporto tra il rogo e la morte di Noemi. Al momento, dunque, non ci sono conclusioni definitive sulle responsabilità: saranno gli accertamenti della Procura a stabilire cosa sia realmente accaduto quella notte.

