Il padre prende la foto di Lorena e la mostra alla folla
La bara bianca di Lorena Isceri lascia la chiesa Maria Regina di Squinzano, nel Leccese, tra gli applausi. È il momento più toccante dei funerali della 45enne uccisa nei giorni scorsi a Firenze dall’ex compagno.
Prima che il feretro venga portato fuori dalla chiesa, papà Franco si alza, si avvicina alla bara e prende tra le mani la fotografia della figlia. La bacia, poi la solleva e la mostra alle centinaia di persone presenti.
In chiesa scatta un lungo applauso, con i presenti che si alzano in piedi. Lo stesso tributo accompagna l’uscita della bara bianca sul sagrato.
«Grazie di cuore»: l’ultimo gesto dei genitori
Fuori dalla chiesa, l’emozione è ancora più forte. Franco accompagna la bara fino al carro funebre, la abbraccia e la bacia. La mamma Antonietta, invece, posa sul feretro un peluche appartenuto a Lorena Isceri.
Gli amici fanno volare palloncini bianchi e rossi mentre il padre, rivolgendosi alle persone accorse, pronuncia poche parole: «Grazie di cuore».
A Squinzano la chiesa Maria Regina e il sagrato sono stati gremiti per l’ultimo saluto. Sul posto è stato allestito anche un maxischermo per consentire a tutti di seguire la celebrazione.

Il parroco: «Vorremmo prenderci un pezzo del dolore»
Durante l’omelia, don Vanni Bisconti ha parlato innanzitutto della presenza della comunità accanto alla famiglia.
«La prima cosa che possiamo fare, e la stiamo facendo, è esserci. Siamo qui, siamo in tanti», ha detto il sacerdote, spiegando che l’obiettivo è provare a condividere almeno una parte dell’immenso dolore di mamma Antonietta, papà Franco e del fratello Danilo.
«Vorremmo potervi dire “non siete soli”», ha aggiunto don Vanni. Per il parroco, è proprio questo il significato di una comunità davanti a una tragedia: «Non avere sempre le parole giuste, ma non scappare davanti al dolore dell’altro».
Poi il pensiero è tornato direttamente a Lorena, alla sua giovane età e ai progetti che aveva ancora davanti. «La violenza può aver spezzato la tua vita terrena, ma non può avere l’ultima parola sulla tua vita», ha affermato il sacerdote.
«Tra amore e possesso c’è una differenza abissale»
L’omelia ha assunto anche il tono di un forte messaggio contro la violenza sulle donne e contro la cultura del possesso.
«C’è una differenza abissale tra l’amore e il possesso, tra l’amore e il controllo, tra l’amore e la gelosia», ha sottolineato don Vanni Bisconti. E ha rivolto soprattutto ai giovani un monito netto: «Se una persona ti dice no, quel no va rispettato».
«La persona che amiamo non è proprietà nostra», ha proseguito il parroco. «Non è qualcuno che deve rimanere con noi semplicemente perché noi lo vogliamo».
Il sacerdote ha invitato anche la società, le famiglie, la scuola, la comunicazione e la Chiesa a interrogarsi sui messaggi che vengono trasmessi alle nuove generazioni. «Non possiamo far finta che intorno ai nostri ragazzi non stiano circolando dei messaggi che mischiano tra loro amore e possesso, gioia e gelosia, passione, controllo, interesse, dipendenza e affetto».

Firenze si ferma per Lorena
Il dolore per la morte di Lorena Isceri ha attraversato anche Firenze, la città nella quale è avvenuta l’orrenda morte dopo essere stata lanciata dal cavalcavia dall’ex Federico Vella. In concomitanza con i funerali a Squinzano, alle 17 è stato osservato un minuto di raccoglimento sull’Arengario di Palazzo Vecchio, in piazza della Signoria.
La sindaca Sara Funaro ha spiegato che il momento di silenzio è stato voluto per «mandare un abbraccio anche a distanza» alla famiglia di Lorena.
Firenze ha inoltre ricordato la 45enne con le campane del Duomo e con l’illuminazione in rosso dei monumenti, ribadendo il no alla violenza e ai femminicidi.
A Squinzano, intanto, l’ultimo saluto si è trasformato in un abbraccio collettivo. Quello di una comunità che ha accompagnato Lorena fino all’ultima uscita dalla chiesa, tra lacrime, applausi e quei palloncini affidati al cielo.

